AGCM: la PA non si affidi soltanto a PagoPA (update)

L'autorità antitrust bacchetta le incertezze che hanno determinato un atteggiamento conservativo da parte delle PA nei confronti dei metodi di pagamento.
L'autorità antitrust bacchetta le incertezze che hanno determinato un atteggiamento conservativo da parte delle PA nei confronti dei metodi di pagamento.

L’autorità antitrust ha sollevato un’obiezione circa un atteggiamento difensivo da parte di molte pubbliche amministrazioni che, pizzicate in una morsa di incertezza, hanno operato in senso limitativo l’apertura dei sistemi di pagamento nei confronti dei cittadini. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è chiara nella propria accusa: colpa di “modifiche, deroghe e proroghe” che hanno creato il contesto ideale per consigliare ai diretti interessati di operare con eccesso di cautela, determinando però con questo un servizio di minor valore per la cittadinanza.

PagoPA, ma non solo

Spiega l’AGCM:

L’Autorità ha rilevato che, nonostante il Codice dell’Amministrazione Digitale preveda un obbligo generalizzato di utilizzo esclusivo della piattaforma PagoPA, le relative Linee Guida precisano che si possano affiancare anche altri metodi di pagamento, tra cui la domiciliazione bancaria (Sepa Direct Debit o SDD). Allo stesso tempo il d.l. n. 34/2020 (cd. Decreto Rilancio) prevede che gli enti territoriali possano addirittura “premiare” i cittadini che per i pagamenti s’avvalgano della domiciliazione bancaria, applicando una riduzione fino al 20% dell’aliquota. Inoltre, ci sono state deroghe e proroghe relative al giorno di decorrenza dell’obbligo, che è stato dapprima prorogato al 30 giugno 2020 e poi al 28 febbraio 2021.

L’esclusività con cui alcune PA hanno contemplato PagoPA escludendo altri sistemi, non solo crea disequilibri ma anche inefficienze. Ciò potrebbe addirittura portare a problemi sulle riscossioni, andando in senso diametralmente contrario a quello inteso dal momento in cui viene adottato PagoPA: la facilitazione dei pagamenti dovrebbe essere una mano tesa ai cittadini e non un limite per chi non possa/voglia adottarne gli strumenti.

L’AGCM chiede quindi chiarimenti immediati sul tema, affinché le PA aprano le proprie riscossioni ad un maggior numero di strumenti di pagamento (“quale Sepa Direct Debit“) e PagoPA non sia più elementi di (al tempo stesso) esclusività ed esclusione.

PagoPA: giusto eliminare le incertezze

PagoPA sottoscrive e rilancia: la segnalazione AGCM è corretta pur se ridondante, poiché da una parte consente di far chiarezza su un tema che necessitava di un intervento, ma dall’altra non fa altro che ribadire quanto già precisato nelle linee guida per l’effettuazione dei pagamenti elettronici a favore della PA e dei gestori pubblici (emanate dall’AgID).

Eliminare questo tipo di incertezze è il modo migliore per favorire un utilizzo più ampio ed efficace degli strumenti di pagamento elettronici da parte dei cittadini anche nei servizi pubblici, oltre che per accompagnare la graduale trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione, alla base della mission di PagoPA S.p.A.

Resta fermo il principio, insomma: la Pubblica Amministrazione deve poter offrire ai cittadini un ventaglio di canali di pagamento ampio, tale da rendere i pagamenti più semplici ed alla portata di tutti. Ogni passo che non vada in questa direzione non fa altro che produrre rumore di fondo che nuoce a tutti gli attori interessati. Il futuro dell’Italia digitale deve giocoforza passare anche attraverso questi chiarimenti, onde far piazza pulita delle incomprensioni e spianare la strada ad un rapporto più agile e comodo con la PA.

Fonte: AGCM
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05 11 2020
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