Educare Digitale: mancano pc, banda e competenze

Lo stato della digitalizzazione della scuola italiana all'interno della fotografia dell'AGCOM: mancano connettività, strumenti e competenze.

Educare Digitale: mancano pc, banda e competenze

Servono tre cose per garantire una corretta (o quanto meno “minima”) digitalizzazione del sistema scolastico, tre ingredienti minimi senza i quali non è possibile parlare di digitalizzazione dei processi di insegnamento né è possibile immaginare la trasmissione di competenze digitali ai ragazzi:

  1. disponibilità di banda larga presso il plesso scolastico:
    “la velocità di connessione rappresenta, dunque, una delle caratteristiche principali per la realizzazione di una società digitale e, quindi, anche di una scuola digitale; la disponibilità di “alte” velocità (connessione ad almeno 30 Mbps), infatti, amplia e diversifica il ventaglio di attività che è possibile svolgere e, soprattutto, permette di ridurre al minimo i problemi di saturazione tipici degli ecosistemi, come le scuole, nei quali la banda disponibile molto spesso è condivisa tra più postazioni contemporaneamente“;
  2. disponibilità di una rete interna in grado di distribuire l’accesso in tutti gli spazi di insegnamento:
    oltre ai costi particolarmente elevati, infatti, non sono da sottovalutare anche aspetti di natura tecnica, dal momento che è ragguardevole la complessità sottostante l’architettura di una rete telematica di una scuola“;
  3. la possibilità di far manutenzione sulle strumentazioni, soggette altrimenti a rapido deperimento:
    è bene ricordare che una rete telematica è un sistema di comunicazione dinamico che, come ricordato, è in continua evoluzione e che, quindi, necessita di un’attività di aggiornamento e di manutenzione dai rilevanti costi aggiuntivi“.

Con il report “Educare Digitale“, l’AGCOM ha redatto un rapporto sullo stato della digitalizzazione nelle scuole italiane che va a fotografare una situazione problematica. In relazione ai tre punti essenziali, in particolare, emergono non solo gravi carenze, ma anche gravi disparità legate a territorio, grado e dimensione degli istituti.

[…] l’analisi condotta dall’Autorità propone un approccio metodologico grazie al quale monitorare il processo di digitalizzazione delle scuole e al contempo, grazie alla declinazione di obiettivi e di strumenti, utilizzarne i risultati per indirizzare in maniera efficace gli interventi necessari, al fine di garantire un processo di digitalizzazione effettivo, concreto e in grado di consentire al sistema scuola di essere al passo con quanto avviene in altri Paesi.

Educare Digitale

Il rapporto AGCOM parte dal presupposto per cui, sulla base dell’indice DESI (Digital Economy and Society Index) utilizzato dalla Commissione Europea per misurare il livello di attuazione dell’Agenda Digitale, il nostro paese è al 25esimo posto su 28: non esattamente un risultato prestigioso. Se il lavoro in atto presso la PA è in mano al Team per la Trasformazione Digitale, nella scuola i piani sembrano meno coordinati e più complessi, dovendo scontrarsi anche con l’assenza di infrastrutture e di fondi per gli investimenti necessari.

La bontà del report sta nell’integrazione profonda che vien fatta del sistema scolastico all’interno del sistema paese: la scuola non viene fotografata come elemento a sé stante, ma viene analizzata come tassello di un più ampio quadro della Pubblica Amministrazione.

 

Utilizzo del digitale nella didattica

Nello specifico dell’introduzione del digitale all’interno dei processi didattici del sistema scolastico odierno, i problemi ravvisati sono anzitutto di duplice natura: c’è un tema di costi (dall’acquisto dei device a quello della connettività) e c’è un tema di competenze, due ambiti parimenti complessi ma la cui risoluzione implica ragionamenti completamente differenti.

A livello macroscopico emerge anzitutto come l’accesso a banda larga non fa altro che riflettere la situazione del broadband italiano, ove la velocità è mediamente scarsa e dove alcune zone sono peggio servite. La statistica dice inoltre che i computer disponibili sono solitamente pochi, con una media che è mediamente pari a 1/3 rispetto al quadro europeo. Tuttavia studiare la digitalizzazione della scuola, e soprattutto trovare termini di paragone con le altre realtà europee, risulta complesso. Ci sono però alcuni elementi che aiutano a comprendere meglio i punti di debolezza del sistema italiano:

  • le scuole di maggiori dimensioni hanno maggiori problemi organizzativi, ma al tempo stesso possono godere di economie di scala tali da facilitare l’approccio al digitale da parte delle classi; le scuole di piccole dimensioni dell’Italia di provincia hanno quindi maggiori difficoltà e sono quelle che più di altri patiscono questo tipo di problema;
  • vi sono differenti situazioni in base alla differente collocazione geografica del plesso scolastico: ciò, oltre che ad elementi di tipo culturale, può essere legato anche agli approvvigionamenti di finanziamenti che in molti casi sono legati più alle amministrazioni locali che non alla quota centralizzata in capo al MIUR;
  • vi sono vari gradi di digitalizzazione, e grosse differenze nel modo in cui questa viene integrata nei processi educativi, in base al livello scolastico: tra primaria e secondaria, insomma, v’è un approccio molto differente e legato per molti versi al tasso di alfabetizzazione digitale già raggiunto dallo studente.

Cosa si intende per digitalizzazione? Occorre infatti dividere quello che è l’offerta di servizi digitali ad alunni e famiglie e quella che è l’integrazione del digitale nel processo pedagogico. Trattasi di due canali paralleli e non dipendenti l’uno dall’altro, occorrenti quindi di specifiche attenzioni e specifiche strategie:

Come per altre entità della PA, anche per le scuole è ragionevole ritenere che l’automazione di alcuni processi – come quelli di pagamento – richieda tempi di implementazione più lunghi, tenuto conto sia delle complesse procedure, spesso integrate nel più ampio sistema dell’intera PA, sia della necessità di ingenti risorse infrastrutturali ed economiche. Diverso è invece il discorso per i processi di organizzazione scolastica, come quelli di gestione del personale e degli alunni, dove di frequente i software utilizzati sono di tipo proprietario e, dunque, possono essere inseriti nell’ambito scolastico con maggiore flessibilità e secondo la capacità gestionale del dirigente scolastico che adopera le scelte sulla base sia delle risorse (umane ed economiche) a disposizione, sia della propria sensibilità digitale.

Rapporto AGCOM

Le conclusioni AGCOM

A seguito della propria analisi, AGCOM ha tracciato quello che è un ipotetico piano d’azione basato su una serie di priorità di intervento:

  • Obiettivi infrastrutturali: occorrono investimenti di massima priorità tanto sulla connettività quanto sulla disponibilità di strumenti digitali;
  • Obiettivi didattici: occorre sviluppare una adeguata competenza ITC tra gli insegnanti in parallelo ad uno sviluppo di metodi pedagogici in grado di accogliere lo strumento digitale nell’operatività quotidiana;
  • Obiettivi gestionali e organizzativi: la carenza maggiore viene individuata nelle competenze manageriali, ove il digitale va messo tra gli aspetti di maggior importanza per gli anni a venire.

Le iniziative a sostegno dello sviluppo di competenze e cultura digitale vengono messe al primo posto in questa scala di intervento, confermando in parte quello che è un problema ormai atavico e cronico: l’assenza della giusta sensibilità nei confronti dell’innovazione, con la digitalizzazione troppo spesso subordinata ad altre competenze, altri approcci, altre velleità.

Sarebbe sbagliato non risolvere il problema della connettività, ma soprattutto sarebbe sbagliato attribuire all’assenza di connettività tutti i problemi della scuola italiana. L’assenza di competenze e l’assenza di capacità manageriali in grado di stimolare l’implementazione del digitale nei processi di insegnamento sembrano essere qualcosa di ben più grave e radicato. E siccome ogni regione sembra avere una situazione a sé, gli interventi in merito potrebbero avere non soltanto un approccio baricentrico su Roma, ma potrebbero altresì godere degli stimoli di iniziative decentralizzate: questo l’AGCOM non lo sottolinea, ma il report esplicita in modo evidente quanto gli interventi locali possano essere fondamentali e quanto ogni zona abbia proprie peculiarità sulle quali poter (dover?) agire.

Fonte: AGCOM

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