Amazon e Microsoft per il cloud JEDI del Pentagono

Rimangono in corsa Amazon e Microsoft per aggiudicarsi il bando del progetto JEDI: l'obiettivo è realizzare il nuovo sistema cloud del Pentagono.

JEDI, acronimo che sta a indicare Joint Enterprise Defense Infrastructure, è il nome scelto dal Pentagono per il progetto che andrà a costruire l’infrastruttura cloud attraverso la quale gestire tutte le informazioni legate al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Un’iniziativa di importanza strategica per gli USA, già fonte di discussioni che hanno coinvolto alcune delle realtà hi-tech d’oltreoceano.

Pentagono: Amazon e Microsoft per JEDI

Google e più nel dettaglio la sua parent company Alphabet, ad esempio, si è vista costretta ad abbandonare il bando di gara per l’ottenimento dell’appalto dal valore quantificato in 10 miliardi di dollari, in conseguenza alle proteste sollevate dai suoi dipendenti, contrari all’impiego dei sistemi del gruppo per finalità legate a doppio filo all’ambito bellico. Lo stesso tipo di critiche ricevute per il Project Maven, ora interrotto, che vedeva gli algoritmi IA di bigG utilizzati per analizzare le immagini aeree catturate dai droni nelle zone di conflitto.

Ora Elissa Smith, portavoce del Dipartimento della Difesa, riferisce alla redazione del sito Nextgov che sono due le società rimaste in lizza per essere incaricate dei lavori: Amazon e Microsoft, le realtà che fin qui con le loro offerte hanno soddisfatto i requisiti richiesti. Finiscono dunque fuori dall’elenco i concorrenti IBM e Oracle. L’annuncio definitivo del gruppo scelto dal Pentagono dovrebbe arrivare intorno alla metà di luglio.

Considerando la natura estremamente delicata delle informazioni che andranno gestite dall’infrastruttura, sia quelle relative alle attività militari sia più in generale quelle classificate legate al Pentagono, in molti hanno storto il naso ed espresso malumori di fronte alla prospettiva di delegare il compito a un solo fornitore. Tra le realtà che hanno manifestato apertamente i propri dubbi su questo aspetto anche la già citata Oracle, ricorsa a vie legali per far valere le proprie ragioni, ma fin ad oggi senza ottenere alcun risultato concreto.

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Fonte: Nextgov
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