Amazon, stangata per gli acquisti in-app

Gli acquisti effettuati inavvertitamente dai bambini durante l'uso di applicazioni terze dovranno essere rimborsati. La cifra complessiva parla di 70 milioni di dollari, ma servono soprattutto nuove misure preventive

Amazon dovrà rimborsare gli acquisti effettuati distrattamente dai bambini mentre giovano con lo smartphone dei genitori.

La Corte Federale ha dato torto al gigante del commercio elettronico, già accusato nel 2016 e ancor prima nel 2014 di non prevenire questo tipo di incidenti, che si difendeva dalle accuse della Federal Trade Commission. L’origine dei disguidi deriva da scarsa informazione e mancanza di richiesta di immissione delle credenziali quando l’utente si trova a utilizzare app terze (come ad esempio i videogiochi “Pet Shop Story” e “Ice Age Village”) che potrebbero generare costi non voluti, specialmente quando sul display stanno interagendo bambini. Secondo la FTC le spese generate inavvertitamente tra novembre 2011 e maggio 2016, ora da restituire, ammonterebbero a 70 milioni di dollari .

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Il piano di rimborso (che non sarà forfettario di 26,5 milioni di dollari, come richiesto da Amazon) partirà a breve con una restituzione che con tutta probabilità avverrà mediante la stessa modalità utilizzata per il pagamento, quindi su carta di credito . Amazon aveva chiesto al giudice distrettuale di poter effettuare rimborsi attraverso gift card o buoni elettronici, richiesta anche in questo caso però negata . Secondo Thomas B.Pahl, direttore dell’ufficio per la protezione dei consumatori della Federal Trade Commission “questo caso dimostra quello che dovrebbe essere un principio fondamentale per tutte le aziende: è necessario ottenere il consenso dei clienti prima di addebitare costi”.

Amazon non è l’unica azienda ad aver avuto problemi con gli acquisti definiti “in-app”. Già nel 2014 casi pressoché identici hanno riguardato Apple e Google, la prima costretta a risarcire almeno 32,5 milioni di dollari e la seconda almeno 19 milioni. Anche Facebook ha avuto i suoi problemi. Questi player hanno deciso di introdurre da lì in avanti nuovi controlli mediante password per evitare spese indesiderate. Amazon, più volte sollecitata a introdurre avvertimenti e forme di protezione nel processo di acquisto, dovrà a questo punto adeguarsi, anche se forse è il modello freemium stesso a sollecitare spese inconsapevoli .

Mirko Zago

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  • zambla scrive:
    rivolgimento nel contrario
    Ah ah, fakebook che difende la privacy dei suoi utenti è tragicomica.In quale numero di Topolino l'avete letta?
  • Car Carlo Panettoni scrive:
    dalla parte di feizbull
    " obbligare un'azienda a rivelare informazioni private dei propri utenti potrebbe gettare cattiva luce sul suo brand o allontanare i suoi utenti attuali e potenziali" Io faccio insider trading, riciclaggio, falso in bilancio, aggiotaggio... per me e i miei clienti è fondamentale la segretezza delle comunicazione.
  • cociset scrive:
    fumo di londra
    Un'azienda non può opporsi alla 'giustizia' (tra virgolette, visto che è una delle parole più abusate della storia).E' un punto cardine della società.Può prevenire e farsi fare leggi ad hoc grazie a bustarelle (ora si chiamano lobby), ma se in qualchje modo è chiamata in causa, deve rispettare le regole, giusto per salvare le apparenze, mica per etica.Per questo le affermazioni di Big Data lasciano il tempo che trovano.
  • Il Fuddaro scrive:
    Ma che bonta'
    Ma che bbuoni questi nalandrini. (rotfl)
    • ridolini scrive:
      Re: Ma che bonta'
      !Il commento contiene una parola troppo lunga.(rotfl)(rotfl)(rotfl)(rotfl)(rotfl)(rotf!
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