Anonymous, crociata contro la chiesa

Anonymous, crociata contro la chiesa

Il collettivo di cyberattivisti ha attaccato il sito della Chiesa Battista di Westboro. Indecente, secondo i dissidenti, la campagna di proselitismo condotta in occasione della strage di Newtown
Il collettivo di cyberattivisti ha attaccato il sito della Chiesa Battista di Westboro. Indecente, secondo i dissidenti, la campagna di proselitismo condotta in occasione della strage di Newtown

Un nuovo attacco rivolto ai rappresentanti della Westboro Baptist Church (WCBC) da parte di Anonymous. Il collettivo di cyberattivisti ha giudicato inaccettabile la propaganda condotta dalla confessione in occasione della recente strage compiuta in una scuola elementare del Connecticut, nella quale sono rimaste uccise 26 persone tra bambini ed educatori.

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Anonymous ha preso d’assalto il database interno dell’organizzazione religiosa per poi procedere alla pubblicazione di informazioni personali relative ai membri, inclusi i numeri di cellulare e gli indirizzi delle abitazioni . Indecente, secondo il collettivo, la campagna di reclutamento che la WCBC mette in atto in occasione di eventi drammatici come i funerali dei veterani di guerra, nei quali il gruppo approfitterebbe della stato di fragilità dei presenti per fare proselitismo sui temi caldi della propria agenda quali, ad esempio, la ferma condanna ai matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Gli stessi religiosi battisti hanno ripetutamente condannato e messo in cattiva luce le attività condotte da Anonymous, che ha reagito con un attacco informatico contro il sito ufficiale della chiesa guidata dal pastore Fred Phelps.

Questa volta, oltre all’operazione di sabotaggio informatico, i dissidenti digitali hanno largamente promosso una petizione da presentare alla Casa Bianca per chiedere che la Chiesa Battista sia riconosciuta ufficialmente come gruppo dedito alla diffusione di messaggio d’odio. Iniziativa che in pochi giorni ha raccolto il doppio delle 25mila firme necessarie per l’approvazione del documento.

Cristina Sciannamblo

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