Quando la guerra tra aziende di AI approda negli spot del Super Bowl, vuol dire che le cose si sono fatte davvero serie. Anthropic ha deciso di sferrare il suo attacco contro OpenAI proprio prima dell’evento sportivo più seguito d’America, con uno spot che, senza mai nominarla esplicitamente, dipinge OpenAI come un’azienda pronta a inquinare ChatGPT con pubblicità invasive e risposte pilotate dagli inserzionisti. Sam Altman non ha gradito. Anzi, ha risposto con un messaggio su X che è un misto tra la difesa indignata e l’attacco frontale, accusando il competitor di disonestà, bipensiero orwelliano e autoritarismo tecnologico.
OpenAI attacca Anthropic sugli annunci: la risposta di Altman è durissima
La scintilla è lo spot di Anthropic, che rassicura gli utenti: Con Claude non vedrete link sponsorizzati accanto alle conversazioni, né risposte influenzate da inserzionisti o posizionamenti di prodotti che non avete chiesto
. Tutti hanno capito l’allusione, soprattutto dopo che a gennaio OpenAI ha annunciato che avrebbe iniziato a testare la pubblicità su ChatGPT per gli utenti gratuiti.
La risposta di Altman è arrivata a stretto giro, e non è stata di certo diplomatica. Mi chiedo perché Anthropic abbia optato per qualcosa di così chiaramente disonesto.
, ha scritto su X, precisando che OpenAI non inserirà mai pubblicità nel modo caricaturale descritto dallo spot rivale. q>Non siamo stupidi e sappiamo che i nostri utenti lo rifiuterebbero.
Il CEO di OpenAI sostiene che gli annunci appariranno solo per gli account gratuiti o ChatGPT Go, che saranno sempre separati e chiaramente etichettati, e soprattutto che non influenzano le risposte fornite da ChatGPT. In pratica: sì alla pubblicità, ma non alla manipolazione delle risposte. Una distinzione sottile che agli utenti potrebbe non bastare, ma che secondo Altman è fondamentale.
Poi è arrivata l’accusa più pesante: Anthropic praticherebbe il bipensiero, quel concetto orwelliano per cui si sostengono simultaneamente due idee contraddittorie. Usare uno spot pubblicitario per criticare spot pubblicitari ipotetici che, secondo Altman, non esistono nella forma descritta sarebbe esattamente questo: propaganda contro propaganda immaginaria.
Ma Altman Ha spostato la battaglia su un terreno più ampio, l’accesso democratico all’intelligenza artificiale. Anthropic offre un prodotto costoso a persone ricch
, ha scritto senza troppi giri di parole. Siamo contenti che lo facciano e lo facciamo anche noi, ma sentiamo fortemente il bisogno di portare l’AI a miliardi di persone che non possono permettersi gli abbonamenti
.
Quindi, OpenAI sarebbe l’azienda del popolo, quella che vuole democratizzare l’accesso all’intelligenza artificiale anche a costo di inserire qualche banner pubblicitario. Anthropic invece si rivolgerebbe a un’élite disposta a pagare per avere un servizio premium senza pubblicità.
La logica non fa una piega. Per raggiungere miliardi di persone, si deve offrire un servizio gratuito. E se si offre un servizio gratuito, a un certo punto si dovrà monetizzarlo. La pubblicità diventa quindi la soluzione inevitabile. Ma OpenAI offre anche abbonamenti a pagamento (ChatGPT Plus e Pro), dove la pubblicità non compare. Quindi la scelta esiste, e dipende da quanto si è disposti a spendere.
L’accusa di autoritarismo
Altman ha poi alzato ulteriormente il tiro, accusando Anthropic di voler controllare ciò che le persone fanno con l’AI e cita un esempio. Anthropic avrebbe impedito ad alcune aziende, inclusa OpenAI stessa, di usare il loro prodotto di coding. Una mossa che secondo il CEO di OpenAI rivela un approccio autoritario, dove l’azienda decide chi può usare i suoi strumenti e per fare cosa.
Vogliono scrivere da soli le regole su cosa le persone possano o non possano fare con l’AI, e ora vogliono anche dire alle altre aziende quali debbano essere i loro modelli di business
, ha scritto Altman. L’accusa è pesante: Anthropic non si limiterebbe a offrire un prodotto alternativo, ma pretenderebbe di dettare le regole dell’intero settore, decidendo cosa è eticamente accettabile e cosa no.
La risposta implicita di Altman è che OpenAI sarebbe invece per un processo decisionale ampio e democratico, lasciando agli utenti e alla società la libertà di scegliere. Un’affermazione che stride un po’ con il fatto che OpenAI stessa ha policy d’uso piuttosto restrittive e ha chiuso l’accesso a sviluppatori che non rispettavano le sue linee guida. Ma tant’è, nella guerra delle narrative ognuno dipinge se stesso come il buono della storia…