Antitrust: tre impegni per stimolare la banda larga

L'autorità Antitrust ha inviato una nota che racchiude un protocollo di impegni con i quali si potrebbero stimolare le reti a banda larga in Italia.
L'autorità Antitrust ha inviato una nota che racchiude un protocollo di impegni con i quali si potrebbero stimolare le reti a banda larga in Italia.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato intende favorire con la propria opera l’incedere della banda larga sul territorio italiano. Il comunicato stampa diramato in data odierna focalizza quindi l’attenzione su quegli aspetti che l’autorità Antitrust considera centrali per favorire questa dinamica evolutiva, racchiudendo tali considerazioni in una nota onnicomprensiva indirizzata ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dello Sviluppo Economico, all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.

Antitrus: così favoriremo la banda larga

Nella premessa dell’AGCM all’intervento c’è un non-detto sicuramente interessante, poiché apparentemente rivolto a tutte quelle amministrazioni locali che stanno ponendo ostacoli al 5G, adducendo motivi di “cautela” del tutto immotivati. Sono infatti ormai centinaia le autorità locali schierate in tal senso, e sono queste le parole dell’Antitrust a sgombrare il campo da questo primo ingombrante ostacolo:

Occorre che le istituzioni pubbliche rimuovano gli ostacoli ingiustificati all’installazione ed all’esercizio di infrastrutture di telecomunicazioni, promuovendo l’utilizzo di servizi di comunicazione elettronica da parte dei cittadini e rilanciando gli investimenti privati e pubblici nelle suddette reti di comunicazione.

Non si parla di 5G, ma se ne avverte chiaramente il riferimento ed il tutto è esplicitato fin dal primo dei tre punti propositivi elencati dall’Authority.

  • l’Autorità richiama quanto espresso in precedenza sulla necessità di rimuovere gli ostacoli ingiustificati all’installazione di impianti di telecomunicazione mobile e broadband wireless access, anche in virtù di una rinnovata verifica della validità degli attuali limiti elettromagnetici e degli standard di misurazione alla luce delle valutazioni scientifiche intervenute al riguardo,  con conseguenti importanti favorevoli ricadute sui livelli di servizio erogati ai consumatori e alle imprese“;
  •  “l’Autorità auspica un’azione volta a ridurre gli oneri amministrativi e le barriere allo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione fisse con opportuni interventi sugli iter autorizzativi e sui limiti al subappalto, in modo da favorire una concorrenza tra operatori per la fornitura di infrastrutture di qualità, con adeguati benefici in termini di prezzo“;
  • l’Autorità accoglie con favore la previsione di strumenti di sostegno alla domanda – tramite l’erogazione di voucher e dispositivi elettronici – per le famiglie meno abbienti, rispondenti ad un duplice obiettivo: inclusione sociale ed educazione al mondo digitale. Al contempo, ritiene necessario che gli ulteriori interventi destinati alle famiglie e alle imprese debbano essere erogati esclusivamente per connessioni con velocità di almeno 100 Mpbs, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica. In caso contrario si avrebbe un sostegno ingiustificato per tecnologie che hanno dimostrato, proprio durante l’emergenza sanitaria, di non essere adeguate al soddisfacimento delle esigenze di connettività del Paese“.

Quest’ultimo punto è estremamente interessante poiché non pone più un limite numerico al concetto di banda larga, ma vi antepone una accezione ben più pragmatica e legata al tipo di esperienza che vi si può ottenere: non c’è abbattimento del digital divide se la banda per la quale si offre sostegno non è tale da consentire un livello dei servizi utile al perseguimento delle necessità essenziali (dallo smart working alla formazione in remoto).

L’authority chiede inoltre che si abbattano quei vincoli contrattuali che legano i clienti agli operatori, poiché ciò non solo abbatte il livello di concorrenzialità, ma rallenta altresì il ricambio tecnologico favorendo reti obsolete a discapito di chi investe in nuove infrastrutture.

L’Autorità auspica che tali interventi siano adottati in modo da permettere un più veloce sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione fisse e mobili e di assicurare un level playing field concorrenziale. La concorrenza tra operatori, a tutti i livelli della filiera dei servizi di telefonia mobile e fissa, può rappresentare il motore principale per l’ammodernamento delle reti di telecomunicazione, garantendo che i consumatori siano gli effettivi destinatari dei relativi effetti benefici, in termini di prezzi, qualità dei servizi e innovazione tecnologica.

Fonte: AGCM
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08 07 2020
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