Apple e Samsung, guerra e pace

I rispettivi CEO si incontreranno entro il prossimo 19 febbraio per tentare di trovare un accordo. Come ordinato dalla corte statunitense
I rispettivi CEO si incontreranno entro il prossimo 19 febbraio per tentare di trovare un accordo. Come ordinato dalla corte statunitense

Oh-Hyun Kwon, il CEO di Samsung, e Tim Cook, il CEO di Apple, si sederanno al tavolo delle trattative entro il prossimo 19 febbraio : da risolvere c’è l’ormai annosa guerra brevettuale che li vede contrapposti davanti a diversi tribunali nazionali, che sta costando loro milioni di dollari e che sta innervosendo anche i giudici chiamati a dirimere le loro schermaglie. C’è almeno da fingere la volontà di voler risolvere in via stragiudiziale la questione.

Per primo era stato il giudice della Corte federale di San José Lucy Koh, che alla fine ha condannato Samsung per la violazione della proprietà intellettuale detenuta da Cupertino, a dirsi stufa delle reciproche accuse e delle piccole astuzie legali e processuali messe in atto dalle due aziende. Già ad agosto 2012 aveva così cercato di spingere le parti a trovare un accordo di pace: i suoi appelli sono rimasti lettera morta e così il giudice si trova ancora alle prese con le due litiganti.

In attesa dell’inizio del nuovo processo (previsto per il prossimo marzo), che deve ricalcolare i danni dovuti da Samsung ad Apple per l’ assodata violazione di alcuni suoi brevetti e l’eventuale blocco di alcuni prodotti della coreana, Koh ha ancora una volta ordinato alle parti di provare a trovare un accordo.

Così, quanto meno, sembra che Apple e Samsung ci stiano provando: lunedì scorso i rispettivi legali si sono incontrati di persona per valutare se ci siano le possibilità di un accordo ed entro il 19 febbraio si incontreranno anche i CEO.

Sul tavolo, d’altronde, non ci sono solo le questioni legali a stelle e strisce, ma anche tutti quei processi e quegli attriti che le vedono contrapposte in Europa, in Nuova Zelanda, in Australia, in Giappone e in Corea del Sud: situazioni che costano comunque denaro, dal momento che un processo con al centro proprietà intellettuale costa in media – per esempio – negli Stati Uniti 4 milioni di dollari, in Germania tra i 140 e i 450 mila euro e nel Regno Unito oltre a 2 milioni di euro.

Nonostante questo, e nonostante il fatto che il CEO di Apple Tim Cook abbia riferito di preferire di gran lunga gli accordi alle battaglie legali, che eviterebbe se le altre aziende “smettessero di copiare Apple concentrandosi piuttosto ad inventare le loro cose”, dopo anni di controversie e di costi già sostenuti, sembra difficile poter prevedere una soluzione della situazione per via stragiudiziale: l’incontro sembra piuttosto il modo per non inimicarsi ulteriormente il giudice federale. Essendo peraltro partner commerciali in diversi altri settori – d’altronde – qualcosa di cui parlare Apple e Samsung dovrebbero trovarla.

Claudio Tamburrino

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