Apple, occhio ai virus?

Chiacchiere in rete su un comunicato di Cupertino. È arrivata l'ora degli anti-malware per Mac? Forse non ancora. Di certo, sembra scoccata l'ora della DisplayPort
Chiacchiere in rete su un comunicato di Cupertino. È arrivata l'ora degli anti-malware per Mac? Forse non ancora. Di certo, sembra scoccata l'ora della DisplayPort

Panico. Adesso anche Apple ammette che su Mac OS X si possano verificare pericolose infezioni virali. Niente panico: forse il messaggio apparso nelle scorse ore sulle pagine del supporto dell’azienda di Cupertino, e rilanciato in breve in mondoweb-visione, è solo il risultato di una abile mossa di marketing di Apple stessa o dei suoi partner. Di certo non basta una comunicazione stringata ad innalzare il livello di rischio: per quello occorre che ci siano i malware veri e propri.

Il documento, come sottolinea 9to5mac , altro non è che l’ennesima e sempre simile riproposizione di un concetto che Apple sostiene da anni : i Mac sono meno inclini a essere infettati di un Win-PC, ma il rischio esiste comunque . Nessun software è esente da bug, e quello prodotto a Cupertino non fa eccezione, ma alcuni accorgimenti possono essere utili a tenersi al sicuro: un antivirus, come pure un firewall, sono due elementi capaci di innalzare il livello di protezione complessivo di qualsiasi computer, fermo restando che la popolazione di virus (o worm) sviluppati per Windows è enormemente superiore a quella esistente per qualsiasi altra piattaforma.

Questioni di numeri: solo oggi, dopo molti anni, Apple è arrivata a toccare le due cifre percentuali del mercato statunitense, mentre si mantiene ampiamente sotto il 10 per cento (per l’esattezza attorno al sei) quando si valuta il quadro globale . Un parco macchine che da solo non vale lo sforzo di creare virus e malware, quando si può invece sfruttare una mole enorme di computer Windows che sono molto spesso inseriti in contesti quali uffici e aree pubbliche dove è più facile comprometterne la sicurezza, a causa dei comportamenti degli utenti e dei compromessi necessari a garantirne l’efficienza.

Insomma, l’ora dell’antivirus obbligatorio su Mac non è ancora suonata – anche se potrebbe mancare poco ormai, fermo restando il successo commerciale che vive al momento tutto quanto porta impresso il marchio della mela morsicata. Uno degli elementi dei Mac che invece potrebbe presto iniziare a riscuotere un certo successo, almeno stando alle aspettative di Apple, potrebbe essere l’ interfaccia mini-DisplayPort : da Cupertino hanno fatto sapere che non chiederanno alcun compenso a coloro che decideranno di utilizzare questo formato, che altro non è che una versione riveduta e corretta in piccolo dello standard VESA DisplayPort.

In effetti, la decisione di Apple si muove sul limite di quanto può o non può essere definito “proprietario”: DisplayPort è uno standard di VESA e non prevede alcuna forma di compenso economico per il suo utilizzo (come accade invece nel caso di HDMI, ad esempio), e la versione incorporata nei MacBook di ultima generazione altro non è che una semplice reingegnerizzazione dello stesso standard per essere utilizzato con un connettore diverso e più piccolo.

L’ accordo in cui Apple impegna chiunque desideri scaricare i suoi schemi elettrici e i progetti della mini-DisplayPort suona piuttosto – almeno ad una prima lettura – come un tentativo di mantenere questa interfaccia un terreno neutrale: al momento manca un vero e proprio successore del DVI, di cui DisplayPort appare come l’erede naturale, e dunque mantenerne libera l’implementazione potrebbe essere una scelta lungimirante. Per Cupertino, la versione Mini sarebbe ideale per “sistemi dove risparmiare spazio è importante, come portatili o schede ad altezza ridotta”: se il fratello maggiore si affermerà anche tra i PC, anche se al momento sono praticamente solo i prodotti Apple a montarlo, si vedrà.

Luca Annunziata

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02 12 2008
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