Apple rallenta e il titolo crolla a Wall Street

Una lettera di Tim Cook agli azionisti Apple illustra i dettagli relativi all'attuale momento di difficoltà del gruppo: la Cina è il primo dei problemi.

Apple rallenta e il titolo crolla a Wall Street

Dalla lettera di Tim Cook agli investitori Apple: “Oggi abbiamo rivisto le nostre indicazioni per il primo trimestre dell’anno fiscale 2019 […]. Ci aspettiamo entrate per circa 84 miliardi di dollari […]. Sulla base di queste stime, le nostre entrate saranno più basse rispetto alle indicazioni iniziali sul trimestre“. E sulla scia di queste parole il titolo Apple è immediatamente caduto di oltre il 7% nel mercato after-hour: dagli oltre 232 dollari dello scorso ottobre, il gruppo si appresta ad aprire ora attorno a quota 150.

Il crollo del titolo AAPL a Wall Street

Complessivamente i conti potrebbero essere inferiori rispetto al previsto di qualcosa come 9 miliardi di dollari. Una cifra troppo grande per poter essere derubricata a semplice passaggio a vuoto, ed è questo il motivo che ha spinto Tim Cook ad intervenire in prima persona con una lettera agli investitori che tenta di far chiarezza su quanto sta accadendo.

La lettera di Tim Cook

Le parole di Tim Cook sono un macigno sulle prospettive immediate del gruppo. Le aspettative erano zavorrate da ipotesi grigie ormai da settimane, soprattutto sulla scia di due fattori concomitanti: l’improvvisa decisione di non fornire i dati di vendita dei propri smartphone da una parte e la sensazione per cui il numero di iPhone venduti fosse al di sotto delle aspettative. Secondo quanto suggerito direttamente da Tim Cook, i problemi attuali del mercato Apple sono legati “sia a fattori macroeconomici che a fattori legati specificatamente ad Apple“.

Cook entra quindi nello specifico, identificando quattro elementi che si pongono come ostacolo alla corsa di Cupertino: primo, il timing dell’uscita sul mercato dei nuovi iPhone; secondo, la forza del dollaro americano che va a comprimere la domanda dall’estero; terzo, i problemi nelle forniture legati all’alto numero di nuovi prodotti immessi sul mercato; quarto, la congiuntura economica avversa in alcuni mercati emergenti.

Inoltre“, aggiunge Cook, “questi e altri fattori hanno determinato un minor numero di upgrade di iPhone rispetto a quanto anticipato“, diminuendo pertanto il numero di device smerciati. Quest’ultima frase amplia lo spettro dei problemi perché, benché la lettera del CEO focalizzi l’analisi sul mercato cinese, il turnover dei dispositivi sul mercato è qualcosa di espressamente relativo all’utenza occidentale.

Tutta colpa della Cina?

Il CEO di Cupertino punta il dito contro la Cina, identificando nelle difficoltà nel paese orientale gran parte dei problemi attuali del gruppo. Secondo Cook è proprio in Cina che si registra l’ammanco che porta i numeri attuali al rallentamento. A controbilanciare la difficile congiuntura vi sarebbero però indicazioni positive che Cook consiglia di non sottovalutare: la base di device Apple attivi è mai stata alta quanto oggi e la crescita negli ultimi 12 mesi ha continuato a farsi consistente (+100 milioni di unità).

Questo dato dimostrerebbe secondo Cook la soddisfazione e la fedeltà dell’utenza, elementi che garantiscono successi di lunga durata ed in grado di saltare oltre l’ostacolo cinese. Ottime prospettive giungono inoltre dal mercato wearable, con Apple Watch ed AirPods in grande spolvero; bene all’esordio anche i nuovi Mac e gli iPad Pro. L’Italia è inoltre inclusa tra i paesi nei quali Apple ha registrato nuovi record di vendite, all’interno di un insieme di nazioni influenti quali USA, Canada, Germania o Spagna.

La Cina è per Cook sia l’indiziato principale per i problemi del primo trimestre, sia una foglia di fico dietro cui nascondere eventualmente altre difficoltà. Ed è così che la lettera indica nella Cina il primo ed unico vero “bug” dell’annata: il 100% del declino sulle prospettive anno-su-anno è quantificabile negli ammanchi cinesi sulle linee iPhone, Mac e iPad. Nessuna parola sulla guerra commerciale in atto tra Cina e USA, campo di battaglia nel quale Trump è mattatore, ma che la Cina sia il punto dolente è qualcosa di cui Cook non intende fare in alcun modo mistero, anzi – il riferimento arriverà soltanto in alcune interviste successive alla lettera agli investitori.

Oltre la Cina: creatività e resilienza

La lettera di Tim Cook è chiaramente una lettera utile a rasserenare gli animi degli investitori, offrendo uno sguardo prospettico su quelle che saranno le azioni che il gruppo intende intraprendere per superare (e non subire) le difficoltà attuali. “Non possiamo cambiare le condizioni macroeconomiche“, spiega Cook, “ma possiamo intraprendere ed accelerare altre iniziative per migliorare i nostri risultati“. Le azioni che indica Cook sono relative alla capacità di vendita del gruppo ed alle iniziative che è possibile intraprendere per facilitare il passaggio ai nuovi iPhone da parte della vecchia utenza. Occorre favorire il ricambio delle unità sul mercato, insomma, così da migliorare i conti del gruppo e consentire maggiori opportunità anche a quegli sviluppatori che operano in sinergia con la Mela ed il suo App Store.

Il finale della lettera è strettamente motivazionale: la forza Apple è nella sua resilienza e dalla creatività trarrà la forza per uscire da questo momento di temporanea confusione. Colpa della Cina, forse non solo, ma in ogni caso “le aspettative sono alte per Apple perché possono esserlo”. Nessun tentennamento, insomma: Tim Cook scommette sulla sua Apple perché ritiene che ci siano tutte le condizioni per continuare a puntare in alto. E suggerisce agli investitori di fare altrettanto.

Fonte: Apple

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