Apple sa di essere indietro nell'AI e sceglie una strategia diversa

Apple sa di essere indietro nell'AI e sceglie una strategia diversa

Apple sa di non poter diventare leader nell'AI e decide di aprire Siri ai chatbot di terze parti e incassare il 30% attraverso l'App Store.
Apple sa di essere indietro nell'AI e sceglie una strategia diversa
Apple sa di non poter diventare leader nell'AI e decide di aprire Siri ai chatbot di terze parti e incassare il 30% attraverso l'App Store.

Apple sa di essere in ritardo sull’AI, e se n’è fatta una ragione. Stando a Mark Gurman di Bloomberg, i piani alti di Cupertino hanno preso atto di non poter vincere questa corsa, e hanno deciso di non provarci nemmeno. La strategia che verrà annunciata alla WWDC l’8 giugno non è una sorpresa: vendere dispositivi a prezzi premium e incassare sui servizi che li fanno funzionare. Il copione è lo stesso di sempre, e finora ha funzionato.

Apple rinuncia a competere nell’AI e punta sul 30% delle commissioni App Store

Secondo Gurman, Apple non ha alcuna intenzione di creare il chatbot migliore o il modello più potente. Integrerà le funzionalità AI nel proprio hardware quel tanto che basta da impedire agli utenti di passare ad Android. Ma nello stesso tempo aprirà le porte di Siri e Apple Intelligence ai servizi di terze parti.

In pratica, Siri resterà la porta d’ingresso, ma dietro ci saranno ChatGPT, Gemini, Claude o qualsiasi altro chatbot l’utente preferisca. La funzione Extensions di iOS 27 permetterà di installare chatbot AI di terze parti e farli funzionare all’interno di Siri. L’App Store avrà una sezione dedicata, ed Apple incasserà la sua commissione del 30% su ogni transazione.

I concorrenti fanno il lavoro pesante ed Apple prende la sua fetta attraverso le commissioni dello store. È il modello che ha funzionato con le app, con la musica, con i pagamenti, e che ora viene applicato all’intelligenza artificiale.

La partnership con Gemini per la nuova Siri

Parallelamente, Apple sta collaborando con Google per usare Gemini nella prossima generazione di Siri. L’obiettivo è portare capacità AI di base direttamente nel sistema operativo, senza dover costruire i modelli da zero.

È la classica mossa di Apple: prendere la tecnologia migliore disponibile, integrarla nella propria esperienza utente con la cura del design che la contraddistingue, e presentarla come una funzione Apple.

Ma c’è un rischio, se l’AI diventa la funzionalità che definisce l’esperienza dello smartphone, dipendere interamente da terze parti per quella funzionalità significa cedere il controllo su ciò che conta di più. E per un’azienda che ha costruito il proprio successo sul controllo totale dell’esperienza, è un compromesso non da poco.

Fonte: Bloomberg
Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

Pubblicato il
30 mar 2026
Link copiato negli appunti