Apple/ Vent'anni di Macintosh

di D. Galimberti - Questo mese decorre il ventesimo anniversario dal lancio del primo Mac. Un'occasione per un rapido excursus sulla storia di Apple e della sua più celebre macchina
di D. Galimberti - Questo mese decorre il ventesimo anniversario dal lancio del primo Mac. Un'occasione per un rapido excursus sulla storia di Apple e della sua più celebre macchina

On January 24th Apple will introduce Macintosh. And you ‘ll see why 1984 won’t be like 1984 “.

Con questo slogan, Apple annunciò al mondo la nascita di un computer che ha rivoluzionato la storia dell’informatica. Lo spot venne proiettato durante la finale di football americano, il Superbowl, l’evento sportivo in assoluto più seguito negli USA. Con la sapiente regia di Ridley Scott, prese vita una sceneggiatura che riprendeva il tema del Grande Fratello immaginato da George Orwell nel suo libro “1984”. Per chi non lo conoscesse, in quel libro viene immaginata una società “ingrigita” in cui i meccanismi del sociale e dell’individualità sono governati da un Grande Fratello che tutto vede e tutto sa. Nello spot, una ragazza vestita con abiti colorati lancia un martello per distruggere lo schermo da cui il Grande Fratello esercita la sua influenza sui pensieri di tutte le persone [immagine spot.jpg]. La ragazza rappresenta evidentemente Apple, mentre il Grande Fratello dell’epoca probabilmente simboleggiava IBM e i suoi PC basati su DOS.

128k Il primo Macintosh fu il 128k. Come dice il nome stesso, si trattava di un computer con 128k di RAM, basato su processore MC68000 a 8Mhz, floppy da 400k, monitor B/W da 9″ integrato, uscita audio, mouse, tastiera, e due porte seriali. La vera grande innovazione rispetto ai computer concorrenti fu l’introduzione della GUI, l’interfaccia grafica che oggi consente a tutti di lavorare al computer con estrema semplicità. L’idea di questo sistema di interfaccia uomo-macchina nacque nei laboratori della XEROX, e Jobs ebbe il merito di intuirne l’efficacia, acquistarne i diritti, migliorare l’idea, e proporla al grande pubblico.

1976, La nascita di Apple
In realtà la storia di Apple Computer non nasce con il Mac ma inizia ben 8 anni prima, quando Steve Jobs convinse Steven Wozniac a commercializzare la macchina ideata da quest’ultimo: era il primo aprile del 1976 e quel computer fu battezzato Apple I. Negli anni successivi, grazie all’introduzione dell’Apple II, la società crebbe notevolmente e dopo alcuni alti e bassi Wozniac (in seguito anche ad un incidente aereo) decise di abbandonare quella che ormai era diventata un’azienda troppo attenta agli affari dove non trovava più gli stimoli che gli avevano consentito di creare il suo primo computer.

Il primo computer Apple ad utilizzare un’interfaccia grafica non fu il Macintosh, ma “Lisa”, una macchina lanciata nel 1983 che aveva ben 512k di RAM (espandibile fino a 2MB), tre slot di espansione, due floppy drive, un hard disk esterno e un monitor B/W da 12″. Nonostante queste caratteristiche all’avanguardia, Lisa ebbe poco successo, e il motivo è presto detto: Lisa costava 10000 dollari e anche la seconda versione, venduta a metà prezzo, non riuscì a scalfire un mercato dove i PC-IBM la facevano già da padrone. Lisa

Sorte diversa toccò invece al Macintosh 128k, che al costo di 2500 dollari vendette molto bene per l’intero anno. Con il primo Mac venne introdotta anche la prima versione del MacOS, che a quei tempi era gratuito.

Dopo il 1984
Prima del lancio del Macintosh, Jobs fece in modo di portare Sculley (allora presidente della Pepsi-Cola) al ruolo di presidente e CEO della Apple, confidando nel fatto che la sua esperienza avrebbe contribuito alla crescita della società in un mercato che era in forte espansione. Jobs non sapeva a cosa andava incontro: le divergenze di opinioni con Sculley furono tali che nel 1985 fu costretto a dare le dimissioni.

Per realizzare le sue idee Jobs fondò NeXT, una società molto apprezzata ma che riscosse un timido successo commerciale.

Poco dopo Microsoft rilasciò la versione 1.0 di Windows, ma Apple si salvò riuscendo ad imporsi nel campo del DTP grazie a due strumenti talmente superiori per l’epoca, che le hanno consentito di restare ai vertici del settore fino ai giorni d’oggi: stiamo parlando di PageMaker (programma di impaginazione) e della LaserWriter (stampante laser PostScript dal costo accessibile).

Escludendo questo settore, il mercato si stava ormai delineando per quello che sarebbe poi diventato: i cloni PC si diffusero a macchia d’olio, e l’uscita di Windows 3.0 portò l’interfaccia grafica Microsoft ad essere il sistema operativo più diffuso al mondo. A tenere in piedi la sorti di Apple contribuì il successo della prima generazione di PowerBook, e sulla scia del successo delle macchine portatili venne sviluppato anche Newton, il primo PDA con riconoscimento della scrittura.

Nella prima metà degli anni ’90, Spindler (nuovo CEO di Apple Computer) decise di tentare la stessa via dei cloni seguita della concorrenza, ma ormai era troppo tardi: i nuovi Mac-compatibili erodevano quote di mercato alla Apple senza contribuire ad aumentare la diffusione di MacOS. Un’altra pessima scelta di quegli anni fu l’introduzione dei Performa, una linea a basso costo che oltre a riscuotere poco successo contribuì a complicare una catena di produzione già eccessivamente spezzettata che non riusciva ad esudire gli ordini.

Nell’inverno ’95/96 Apple registrò un disastroso trimestre fiscale con 68 milioni di dollari di perdita, e l’entrata in scena di Windows 95 non facilitava certo l’arduo compito della ripresa. Gil Amelio prese il posto del dimissionario Spindler e la sua prima mossa fu una ristrutturazione totale dell’azienda di Cupertino, che fu divisa in più dipartimenti. L’operato di Amelio riscosse pareri contrastanti; la riorganizzazione salvò Apple dal crollo finanziario, che dopo altri due trimestri negativi ritornò a macinare utili. Nonostante ciò Amelio non aveva quell’intuito geniale necessario per condurre un’azienda dagli spiriti “creativi”; Apple era in una fase di stallo in cui gli utenti attendavano ormai da tempo un nuovo sistema operativo e un segnale di forte ripresa. Fu a quel punto che Amelio prese la decisione più forte della sua carriera in Apple: nel tardo ’96 venne annunciata l’acquisizione della NeXT e il conseguente ritorno di Steve Jobs. NeXTstep avrebbe fatto da fondamenta per le successive versioni di MacOS, e il ritorno di Jobs avrebbe ridato alla Apple lo spirito dei primi tempi.

Jobs era intenzionato a riprendere il controllo totale della “sua” azienda e dopo le dimissioni di Amelio nell’estate del ’97 assunse il ruolo di CEO ad interim; la situazione era critica e tutte le scelte fatte da quel momento in poi dovevano essere giuste e tempestive. Prima di tutto un’alleanza con Microsoft: in cambio del ritiro delle accuse di plagio dell’interfaccia e del 7% delle azioni della società (ma senza diritto di voto), Apple si assicurò 150 milioni di dollari e la certezza che Office, il più popolare pacchetto di applicazioni per l’ufficio, avrebbe avuto continui aggiornamenti anche per MacOS (Word ed Excel erano presenti da sempre sulla piattaforma Apple).

Le altre decisioni prese da Jobs al suo rientro furono la cancellazione del progetto Newton (costantemente in perdita), il ritiro graduale delle licenze per la produzione di cloni, e la nascita dell’Applestore per la vendita on-line.

Al di là dell’ennesima riorganizzazione aziendale, era arrivato il momento di lanciare nuove macchine; Jobs decise di semplificare la linea dei prodotti allo scopo di ridurre i costi di progettazione e gestione dei magazzini, e nel ’97 presento PowerMac e PowerBook basati sul nuovo processore G3.

Il 1996 era stato l’anniversario della nascita di Apple Computer e per celebrare l’evento venne realizzata una macchina speciale in serie limitata che uscì nei primi mesi del ’97. Spartacus
Il 20th Anniversary Macintosh, detto anche Spartacus, non rappresentava certo il massimo della potenza disponibile al momento (al suo interno batteva un semplice PPC603ev da 250MHz) ma era un esempio unico di design, ed aveva spiccate caratteristiche audio video, con sistema TV/FM integrato, ingresso S-Video e sistema audio stereo con Sub-Woofer.

La mossa che diede il maggior impulso alle vendite fu l’introduzione nel 1998 dell’iMac, una macchina compatta ed economica destinata al mercato consumer ma discretamente potente. iMac
Il concetto dell’iMac riprendeva la stessa idea del primo Macintosh 128k, e Jobs fu sicuramente molto soddisfatto quando vide che la sua idea originale stava vendendo come non mai, e l’azienda macinava in continuazione dei trimestri fiscali con bilanci in attivo.

Storia recente
All’arrivo di Jobs le azioni Apple erano al loro minimo storico, introno ai 12$; in pochi anni, nell’estate del 2000, sfiorarono la quota dei 130$, e l’azienda decise di operare un split, ovvero di raddoppiarne il numero dividendone il valore.

In realtà il valore delle azioni era gonfiato dal boom del settore tecnologico di quegli anni, e bastarono alcune mosse sbagliate, associate al crollo del settore, per riportare Apple a bilanci trimestrali passivi: il Cube (lanciato nel 2000) era una macchina geniale, ma il suo prezzo era troppo elevato; il G4 era (ed è tutt’oggi) un ottimo processore, ma Motorola lo ha sviluppato a ritmi troppo blandi; MacOSX è un sistema favoloso, ma se fosse arrivato un po’ in anticipo e con una migliore ottimizzazione, avrebbe contribuito da subito alla ripresa di Apple.

Nel 2001 le azioni raggiunsero di nuovo valori molto bassi, ma nel momento in cui scrivo sono tornate su buoni livelli, intorno ai 22$ (44$ se non ci fosse stato lo split). Al di là delle fluttuazioni borsistiche, ciò che più conta è che Apple è una delle poche società ad aver mantenuto bilanci attivi anche negli anni 2002 e 2003, anni in cui il 90% delle aziende informatiche ha denunciato perdite più o meno rilevanti.

Il merito di questi risultati è da ricercare nelle strategie seguite da Apple in questi ultimi anni: il Macintosh è stato il pioniere del video digitale a livello consumer grazie a iMovie, mentre a livello professionale Apple è sempre stata all’avanguardia grazie a FinalCut e all’introduzione del SuperDrive come dispositivo di serie su molte macchine (con i relativi iDVD e DVD Studio Pro).

L’azienda di Cupertino inoltre ha prestato molta attenzione al mercato dei portatili prevedendo, come effettivamente è stato, che questo sarebbe stato il settore trainante degli ultimi anni; il ’99 fu l’anno del lancio degli iBook (sottoposti negli anni a numerosi restiling e aggiornamenti) e nel 2001 fu introdotto il PowerBook-G4 in titanio, che adesso ha lasciato il posto all’alluminio.

Quello che mancava a livello di potenza è stato tamponato in passato con macchine biprocessore, mentre oggi è stato colmato più che bene dall’introduzione del G5 a 64 bit . Non bisogna poi dimenticare l’iPod e il l’iTunes Music Store, due idee che hanno regalato ad Apple e a Steve Jobs una buona visibilità, diversi riconoscimenti, e molti introiti.

Un nuovo anniversario
Quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della presentazione del Macintosh e in occasione del 38° Superbowl (che si terrà il primo febbraio 2004) pare che Apple abbia commissionato alla stessa agenzia dello spot “1984”, la preparazione di qualcosa di particolare. Le ipotesi sono molteplici, e spaziano da una macchina in versione celebrativa, quale fu lo Spartacus, ad un restiling completo dell’iMac, passando per delle nuove versioni degli iPod a capacità audio/video potenziate.
L’unica cosa certa è che Steve Jobs, al suo ritorno in Apple, promise novità a scadenza trimestrale, e se per ora ha sempre mantenuto le promesse, a breve potrebbe sorprenderci, così come fece 20 anni fa presentando il Mac, e come ha già fatto più volte in questi ultimi anni, anche se con sorti alterne.

Domenico Galimberti

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06 01 2004
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