Arcuri: l'app Immuni è necessaria per la fase 2

La Protezione Civile cerca un messaggio di unità nazionale per incoraggiare all'adozione di Immuni: l'app sarà fondamentale nella fase 2.
La Protezione Civile cerca un messaggio di unità nazionale per incoraggiare all'adozione di Immuni: l'app sarà fondamentale nella fase 2.
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Parole, parole, parole ed in fine una necessità molto pragmatica espressa direttamente dalla Protezione Civile: adottare l’app per il tracciamento dei contagi (“Immuni“)sarà un elemento fondamentale per poter affrontare davvero la fase 2 ed evitare di prolungare oltre il blocco degli spostamenti e delle attività.

L’intervento del commissario straordinario Arcuri sembra essere del tutto opportuno in questa fase perché chiama all’appello l’intera nazione attorno ad uno strumento che, secondo la Protezione Civile, sarà di forte aiuto per poter uscire di casa:

Non dobbiamo abbandonare cautela e prudenza, il virus è tra noi ma abbiamo imparato a contenerlo e i cittadini hanno imparato ad attrezzarsi a costo di molte vittime e a fronte della privazione di molte libertà. Il virus è meno forte e più conosciuto, ma non è stato sconfitto o allontanato.

L’app è fondamentale

La logica espressa da Domenico Arcuri è chiara: per poter affrontare il virus a viso aperto dobbiamo avere in mano gli strumenti necessari per poterlo contenere con rapidità. L’app può tornare estremamente utile a tale scopo e, sebbene la Protezione Civile non voglia affrontare direttamente il tema della sicurezza e della privacy, il focus è incentrato sugli aspetti sanitari. Per tutti il resto il messaggio è chiaro: la sicurezza dei dati deve essere assicurata, l’infrastruttura su cui risiederanno tali dati dovrà essere pubblica e blindata, il tema non è in discussione. Come a dire: la scelta non è tra privacy e tracciamento, né bisogna cedere a compromessi: bisogna cercare la migliore delle soluzioni per poter garantire tanto la privacy quanto il tracciamento, perché la prima è una condizione “irrinunciabile” e il secondo è fondamentale per poter intervenire tempestivamente in casi di positività.

Immuni sta per arrivare. La task force ha dato le proprie indicazioni, i ministeri hanno fatto la propria scelta e presto sarà possibile capire nei dettagli se l’app abbia la forza di convincere buona parte degli italiani alla sua adozione (ma il primo passo non è stato quello giusto).

Perché l’app è fondamentale? Secondo Arcuri solo attraverso uno stretto monitoraggio dei contagi si potrà immaginare una reazione immediata dello Stato, ad esempio isolando rapidamente possibili focolai. In realtà ad oggi non è ancora chiaro cosa succeda in caso di notifica di un contatto pericoloso registrato da Immuni, ma è da immaginare un protocollo d’azione che minimizzi gli interventi e massimizzi l’ostruzionismo nei confronti del virus.

Arcuri nega l’ipotesi dei braccialetti di tracciamento per gli anziani, spergiura attenzione nei confronti della privacy e nega la possibilità che l’app possa essere installata sotto obbligo di Stato. Parole meno chiare, invece, sono relative alle azioni “coercitive”, lasciando intendere come avere l’app possa offrire vie preferenziali alle cure (cosa ovviamente contraria alla logica, ma una maggior chiarezza avrebbe probabilmente aiutato ad allontanare ombre poco utili in questa fase).

La Protezione Civile se ne dice certa: Immuni sarà parte della soluzione, non un problema ulteriore. Il dibattito pubblico sull’app sembra invece suggerire un contesto con ben minori sicurezze, anche in virtù di notizie che – dall’estero – sembrano suggerire ambizioni al ribasso per le app di tracciamento. Nel frattempo anche le grandi piattaforme stanno per portare avanti la loro soluzione: sarà sicuramente un esame importante per un paese che in passato troppo spesso ha opposto all’innovazione resistenze più luddistiche che altro.

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21 04 2020
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