Chi ha scelto l'app Immuni (non la task force)

Non è stata la task force per la valutazione e l'adozione di tecnologie data driven a scegliere Immuni: la scelta è stata in capo a due ministeri.
Non è stata la task force per la valutazione e l'adozione di tecnologie data driven a scegliere Immuni: la scelta è stata in capo a due ministeri.
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Dal giorno della nomina al giorno in cui per la prima volta potremo metterci i polpastrelli sopra, è e sarà alto il dibattito sull’app che il Governo ha individuato per il tracciamento dei casi di positività sul territorio. Prima di procedere può dunque essere utile far chiarezza su alcuni punti per sgombrare il campo da possibili incomprensioni che non aiuterebbero la corretta lettura della situazione.

Immuni è oggi nell’occhio del ciclone per due motivi in modo particolare: in primis v’è il tema della privacy, ferita mai ricucita tra virologi e difensori del diritto; inoltre v’è il tema dell’utilità, perché i dubbi su questo fronte sono molti e molto ben argomentati. A tutto ciò si possono aggiungere questioni in qualche modo minori ma non certo collaterali, quali ad esempio i motivi della scelta dell’app rispetto a quelle concorrenti, nonché la folta schiera di nomi noti all’interno della proprietà della Bending Spoons (l’azienda sviluppatrice).

Chi ha scelto l’app?

Un dettaglio emerso è relativo al processo che ha portato alla scelta dell’app. In un primo momento era infatti trapelato un processo dal quale sembrava aver avuto peso decisionale quasi esclusivo la task force “per la valutazione e l’adozione di tecnologie data driven”. La task force sembra però voler affermare una lettura differente della situazione, assumendosi la responsabilità dell’analisi delle app, ma non della scelta. Non è dunque nota la filiera esatta di confronti che ha portato alla vittoria di Immuni sulle altre app (“La task force ha valutato 319 proposte di soluzioni tecnologiche per il monitoraggio e 520 per la telemedicina“), ma quel che è noto è che la decisione non è firmata dalla task force. O almeno, questo è quel che esplicita la redazione del Ministero per l’Innovazione e la Digitalizzazione:

Nel rispetto della propria autonomia, l’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali ha fornito indicazioni sulla tematica di competenza. Il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione e il Ministro della Salute hanno individuato come possibile soluzione tecnologica l’app “Immuni”.

Le decisione è dunque esclusiva responsabilità di due ministeri, la cui scelta è chiaramente avvalorata dall’analisi tecnica della task force. “Il Commissario Straordinario“, infine, “ha stipulato il contratto di servizio“. Per la politica è questa una azione di grande responsabilità e come sempre le grandi responsabilità aprono a scenari di grande merito o grandi colpe.

Dettaglio futile, semplici sofismi all’interno di una questione ben più complessa? Forse sì, ma tra questi dettagli verrà probabilmente cercato il peccato qualora le cose non dovessero andare per il verso giusto: meriti e colpe si annidano negli stessi anfratti, dunque è cosa buona e giusta individuare questi aspetti a priori, prima che la realtà si dipani di fronte a noi con tutte le sue conseguenze e le sue interpretazioni.

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19 04 2020
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