Aste online? Pochi rischi molti diritti

Lo sostiene il presidente di ASSECOM, secondo cui il decreto legge approvato di recente dal Governo non è poi così preoccupante. Ecco le sue ragioni


Roma – Gentile redazione di Punto Informatico, in merito al vostro articolo dal titolo Aste fuorilegge? Sale la temperatura vorrei approfondire alcuni aspetti che, a mio avviso, possono fornire una chiave di lettura differente alla normativa presentata. Inoltre, penso che questo mio intervento possa aiutare a chiarire alcuni dubbi sollevati dai vostri lettori.

Inizio col dire che le vendite fra privati non sono contemplate nell’ordinamento giuridico italiano ed europeo come commercio elettronico. Il DPR 114/98 che regola in Italia il settore – compresa “la vendita per corrispondenza o tramite televisione o altri sistemi di comunicazione”- specifica che il commercio è quello svolto “da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende”. Pertanto le vendite fra privati non sono commercio nè, tantomeno, commercio elettronico. Se così non fosse, tutti i clienti di siti che consentono la vendita all’asta su internet violerebbero l’art. 18 comma 5 che recita: “Le operazioni di vendita all’asta realizzate per mezzo della televisione o di altri sistemi di comunicazione sono vietate.”

Dunque è senza dubbio sviante dichiarare che questo decreto possa “cozzare con le speranze del commercio elettronico” in quanto gli operatori professionali ed i relativi clienti nulla hanno da temere da questa nuova normativa che ha come fine la tutela di legittimi diritti. Appunto per questo è chiaro perchè parlare di “fine di commercio elettronico” è certamente fuori luogo.

L’Art. 1 Comma 7 del decreto legge tanto bistrattato è abbastanza chiaro. Non tutti quelli che comprano prodotti illeciti (contraffatti, rubati, ecc.) incorrono nelle sanzioni, è necessario che siano prodotti che “per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà intellettuale”.

E’ un po’ come acquistare un CD musicale a 5 euro al mercato da un venditore con una coperta stesa in terra: si puo’ essere ragionevolmente certi che si tratti di un prodotto contraffatto e quindi di una vendita illegale.

Continuando con l’esempio: è’ altrettanto plausibile pensare che sia una vendita autorizzata se, nello stesso mercato, andiamo ad acquistare lo stesso CD – venduto al suo prezzo regolare e con tanto di bollino SIAE – presso un venditore con un furgone attrezzato. Qualora anche questo CD fosse in realtà contraffatto l’acquirente non potrebbe in alcun modo essere ritenuto colpevole della violazione.

Allo stesso modo ci si puo’ muovere online.

I siti di commercio elettronico professionali devono rispettare determinate leggi e, soprattutto, debbono fornire dei riferimenti certi ai propri acquirenti (ragione sociale, partita iva, recapiti fisici e telefoni, etc.). Qualora il consumatore ricevesse un prodotto su cui nutre dei dubbi, le forze dell’ordine potrebbero facilmente effettuare le debite verifiche.

Diverso è invece comprare attraverso siti, anche famosi, che di fatto sono estranei e non responsabili dell’atto di compravendita. In questo caso si compra da un terzo, da qualcuno di cui si vengono a sapere solo informazioni frammentarie. Non di rado, al momento dell’acquisto, della controparte si conosce solo un nick name. Risulta pertanto difficile accertarsi della liceità dei prodotti venduti. Di fatto già la descrizione dichiarata e il prezzo di vendita possono a volte far nascere dei sospetti. Se poi al momento del ricevimento della merce questa non corrisponde alle caratteristiche promesse è sempre possibile rivolgersi alle autorità e denunciare l’accaduto dimostrando facilmente che si è vittima dell’illecito e non coautore come segnala la legge.

Quindi, online, come nella vita di tutti i giorni, chi agisce rispettando le leggi (che peraltro già c’erano, ad esempio quelle che regolano l’incauto acquisto e la ricettazione) non ha nulla da temere. Nel caso si trovi ad essere vittima puo’con fiducia rivolgersi alle autorità competenti. E, come nella vita reale, è bene prestare particolare attenzione nei confronti di coloro che ci offrono a condizioni assolutamente fuori mercato prodotti di cui non possiamo verificare qualità, origine e provenienza.

Saluti
Stefano Scardovi
Presidente ASSECOM

nota/ Sull’argomento vedi anche:
Pirateria, un nuovo bel decreto legge

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  • Anonimo scrive:
    Proposte di progetti
    Ora, visto che qui già tutti si immaginano il solito magna magna generale, cerchiamo di essere costruttivi e proviamo ad indicare quali potrebbero essere i "progetti" potenzialmente finanziabili.Per esempio:1) Informatizzazione generale delle carte semplici: certificazioni e dichiarazioni potranno essere ritirate e presentate anche in formato PDF o in altri formati digitali protetti o certificati.2) Rilascio di password personali per la gestione dei rapporti con le PA: per esempio, come fanno tutte le banche, poter accedere alla propria pagina con indicate le situazioni ICI, rifiuti, acqua, servizi vari, ecc.;3) Informatizzazione delle pratiche "più semplici" (poi magari se negli anni la cosa funziona si può passare anche a quelle più complesse); sto parlando di domande per concorsi, richieste per servizi ecc. mentre per pratiche più complesse immagino la consegna di pratiche edilizie in formato vettoriale (dwg, dxf o altro), non sarebbe male un permesso di costruire in un DVD!!!!!!4) Informazione e formazione del personale delle PA: corsi di formazione ed assunzione di tecnici informatici sia per gli insegnamenti che per rimediare ai "danni" dovuti alla cattiva gestione informatica;5) Creazione di un sistema di archiviazione dei dati generalizzato e di livello nazionale; ritengo sia necessario creare un protocollo valido a Milano come a Napoli...no com'e' adesso che da un Comune ad un altro cambia tutto quando la normativa di riferimento è Nazionale!!!!!6) Realizzazione di infrastrutture informaiche (reti XDSL e WI-Fi per chi non è coperto) che consentano anche a chi sta in c... al mondo di collegarsi per poter accedere alle risorse pubbliche.7) SMETTERLA di spendere milionate per realizzare giornalini comunali INUTILI o pubblicità faziosa e rivoltante ed optare invece per un eventuale sito di news;8) Realizzare sale pubbliche adibite alle spiegazioni alla cittadinanza (quindi dotate di pc) dei sevizi offerti. Le sale, ovviamente potranno venire utilizzate anche per corsi o noleggiate alle scuole che finanzieranno, quindi, gli investimenti.9)....Beh, direi che sviluppare anche solo parte dei punti che ho indicato servono tantissimi soldi, ma oserei dire che andrei orgoglioso di un paese che spende per migliorarsi!A voi i commenti.
  • Anonimo scrive:
    Invito alla redazione di PI
    Spero che PI segua questa storia, per vedere come saranno spesi i soldi.Sarebbe bello sapere se bandiranno dei concorsi per assumere nuovo personale e se prenderanno i più bravi o i più raccomandati.La paura che questi stanziamenti servano per mantenere le odiose promesse elettorali dal sapore di voto di scambio.
  • Anonimo scrive:
    Ma non era che ...
    Ma non era che le spese degli enti locali, di tutti gli enti statali, ecc. erano bloccati con il tetto di spesa dal x%?Se le strutture informatiche fanno parte delle normali spese di una pubblica amministrazione perche' serve un fondo speciale?Servira' anche un fondo speciale per la carta? e poi anche per quella igienica?E? ora che si smetta di considerare le strutture informatiche come qualcosa di speciale. Ora mai sono cosa comune, non le si puo' considerare come se fosse la spedizione per la Luna negli anni sessanta/settanta!!!Alle singole amministrazioni sono gia' stati assegnati dei fondi. Li usino e se utilizzare strutture informatiche fa risparmiare tempo e soldi (spero sia cosi' altrimenti ....) decidano di spendere una parte di questi soldi per dotarsi di queste strutture informatiche cosi' risparmiano soldi e tempo.Ma se invece quello che si vuole fare e' lasciare tutto cosi' come e' e dare degli utleriori soldi che verranno usati per comprare non si sa perche' dei computer (ma e' ovvio il perche': perche' ci hanno dato i soldi, dobbbiamo spenderli altrimenti li perdiamo), poi pero' rimangono come una cattedrale nel deserto a far niente, cosa ci guadagnamo?
  • Anonimo scrive:
    E noi paghiamo
    Ogni volta che leggo questi annunci mi viene da piangere al pensiero che in realtà finiranno tutti nelle tasche dei soliti noti, o che comunque verranno spesi male. Quando in altri paesi usano documenti tipo carta di credito che si offrono a molteplici scopi (dati medici, documento d'identità eccetera) qui andiamo avanti con pezzi di carta e marche da bollo introvabili. Andiamo avanti con burocrazia basata su trasmissione di documenti cartacei pieni di timbri, bolli, eccetera apposti con colla, sputi e slinguazzate varie.Ora dicono di voler cambiare qualcosa. Mah, chissà perchè mi scatta subito lo scetticismo per default...
  • Anonimo scrive:
    Ragazzi ma a me sti progetti...
    ...sanno tanto di fuffa.Il fatto è che costano anche centinaia di milioni di euro.
    • Anonimo scrive:
      Re: Ragazzi ma a me sti progetti...
      ...allora andiamo a vedere come vengono spesi nel nostro territorio partecipando ai consigli comunali, provinciali e regionali.Ci sono tutti gli strumenti per controllare e se lo ritieniamo opportuno possiamo rivolgerci alla magistratura.Oh ! sto dicendo c@@ate !
      • Anonimo scrive:
        Re: Ragazzi ma a me sti progetti...
        - Scritto da: Anonimo
        ...allora andiamo a vedere come vengono spesi nel
        nostro territorio partecipando ai consigli
        comunali, provinciali e regionali.
        Ci sono tutti gli strumenti per controllare e se
        lo ritieniamo opportuno possiamo rivolgerci alla
        magistratura.
        Oh ! sto dicendo c@@ate !Si ma guarda che può anche essere fatto tutto legalmente secondo le regole e allo stesso tempo essere speso male.
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