Asus distribuisce crack? Ma no, è solo una pen drive

C'è forse la disattenzione di un impiegato dietro un antipatico incidente accaduto al produttore taiwanese, con conseguente propagazione di keygen, curricula e documenti riservati
C'è forse la disattenzione di un impiegato dietro un antipatico incidente accaduto al produttore taiwanese, con conseguente propagazione di keygen, curricula e documenti riservati

È già capitato che qualche grossa società IT possa aver consigliato “per sbaglio” l’installazione di uno di quei piccoli programmini anti-protezione, in grado di eliminare DRM o permettere l’impiego del software senza soldo pagare. Ma Asus è andata oltre un qualche consiglio sbarazzino, fornendo a un numero imprecisato di propri clienti dei DVD di ripristino ripieni di file e contenuti che nessun produttore vorrebbe distribuire così allegramente .

Se ne sono accorti in tanti, incluso PC Pro che ne ha parlato come di una scoperta “sorprendente”: in una delle cartelle del disco di ripristino è stato individuato un “crack”, o per meglio dire un “keygen” utile a bypassare la richiesta di licenza del noto software di archiviazione WinRAR . Nella cartella chiamata prevedibilmente “crack” sarebbero stati presenti anche numeri seriali per altri programmi.

E ancora il DVD conterrebbe documenti confidenziali consegnati da Microsoft ai produttori OEM , documenti e codice sorgente di proprietà di Asus e un certo numero di file personali, incluso un curriculum vitae.

Che Asus abbia deciso di mettersi a fare la releaser di software “pirata” come una crew della peggior specie? Ovviamente no. La storia nasce in modo del tutto diverso : un impiegato del settore OEM della corporation , prevedibilmente lo stesso a cui appartiene il CV personale presente sul DVD e che ora si gira i pollici senza un lavoro, avrebbe inavvertitamente utilizzato una sua pen drive USB nella procedura di installazione “unattended” di Windows Vista.

Tale procedura automatizzata prevede l’impiego di un file in formato XML presente su una unità disco USB e contenente le istruzioni su cosa copiare e cosa no, incaricandosi all’occorrenza anche di integrare nell’installazione (o in questo caso nel DVD di ripristino) tutti i contenuti che si trovano sulla pen drive stessa.

L’incidente sarebbe insomma da attribuire alla dabbenaggine dell’ignoto ex-impiegato che stava cercando un nuovo lavoro e, nel mentre, procedeva a un bel dump di informazioni confidenziali della sua azienda per chissà quale scopo.

Alfonso Maruccia

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22 09 2008
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