Australia, censura ludica mobile

Australia, censura ludica mobile

La classificazione dei videogiochi che mette alla berlina sesso e violenza potrebbe presto interessare anche le app per smartphone. Con spese burocratiche non trascurabili
La classificazione dei videogiochi che mette alla berlina sesso e violenza potrebbe presto interessare anche le app per smartphone. Con spese burocratiche non trascurabili

Il governo australiano continua a puntare il dito sui videogiochi violenti e i contenuti ritenuti in altro modo deprecabili. Così, le applicazioni per smartphone, che finora l’avevano fatta franca, rischiano ora di ritrovarsi imbrigliate nella rete della censura.

Dopo la stretta del ministro delle Comunicazioni Stephen Conroy sui videogame, l’autorità ha deciso ora di occuparsi dei giochi per piattaforme mobile, finora passati indenni ai controlli imposti dall’autorità.

L’attuale disposizione impone ai produttori di far passare i propri titoli sotto il severo scrutinio della Classification Board , che non prevede per esempio il “vietato ai minori” ma solo un “riservato ai maggiori di 15 anni”, oltre al quale c’è solo il bando: la sorte che hanno già subito titoli come Fallout 3 e Left 4 Dead 2.

È il Ministro degli Interni a identificare nel buco lasciato dall’attuale disciplina (e attraverso cui passano indisturbati le applicazioni smartphone) una falla da tappare. Per questo ha proposto di estendere agli sviluppatori per smartphone l’obbligo di sottoporre allo scrutinio del Consiglio di Classificazione i loro titoli.

Se il progetto dovesse andare in porto, la prima conseguenza sarebbe che gran parte degli sviluppatori semplicemente rinuncerebbe al mercato australiano : già attualmente i produttori di game operano sul mercato locale con margini di guadagno per nazione talmente ridotti che il gioco australiano non varrebbe la candela .

L’omologazione dei titoli per smartphone ai fratelli della console, o anche delle versioni in flash per PC, comporterebbe infatti un costo troppo elevato : le spese burocratiche previste sono comprese tra i 370 e 1.600 euro (senza peraltro la certezza di vedere il proprio titolo approvato per il mercato) e con multe in caso di infrazione fino a 20mila euro.

Una decisione a tal proposito potrebbe essere presa a novembre, essendo la questione stata posticipata ad allora. Anche perché fermentano i dubbi sull’efficienza del Classification Board , che dovrebbe visionare e classificare oltre 2mila nuove applicazioni al mese solo per quanto riguarda App Store.

Claudio Tamburrino

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