Australia: porno da dichiarare?

Chi viaggia verso l'Australia deve prepararsi a dichiarare qualsiasi contenuto scabroso presente sulle proprie appendici digitali. Scegliendo tra privacy violata e potenziale imbarazzo per il controllo
Chi viaggia verso l'Australia deve prepararsi a dichiarare qualsiasi contenuto scabroso presente sulle proprie appendici digitali. Scegliendo tra privacy violata e potenziale imbarazzo per il controllo

Nel paese dei filtri Internet e dei canguri attraversare la dogana costringe un qualsiasi cittadino a spogliarsi di ogni riservatezza per comunicare alle autorità le proprie abitudini sessuali, anche le più pruriginose. Tra i campi da compilare della “Carta del Passeggero” ce n’è infatti uno dedicato espressamente al trasporto di materiale pornografico , e il viaggiatore/turista dovrà rispondere “Sì” se non vuole rischiare di violare la legge.

Lo ha denunciato un minuscolo partito politico locale, che non a caso si chiama Australian Sex Party , e che è incappato nella nuova regola attiva già da mesi nei controlli sui viaggiatori in ingresso. Pare che rispondere affermativamente alla richiesta sulla presenza di pornografia sull’hard disk di un portatile porti dritta allo screening da parte del personale, apparentemente alla ricerca di contenuti illegali o illeciti.

Per Fiona Patten, presidente di ASP, si tratta di una inconcepibile intromissione nella privacy delle persone . “Se voi e il vostro partner vi siete filmati o fotografati mentre facevate l’amore in un luogo esotico o anche mentre vi facevate un bagno”, dice Pattern, “dovrete rispondere alla domanda o infrangerete la legge”. “È accettabile – si chiede ancora il politico – che gli ufficiali della Dogana frughino nei bagagli di qualcuno e tirino fuori una rivista maschile legale o una pubblicazione per lesbiche di fronte ai suoi figli o alla propria suocera?”.

Pattern contesta poi il fatto che la “clausola pornografica” non è attualmente prevista dalle leggi che regolamentano l’ingresso in Australia, e rappresenterebbe quindi un eccesso di controllo da parte delle autorità di un paese che negli ultimi anni si è costruito la fama di paradiso dei bacchettoni eccessivamente interessati ai passatempi privati più pruriginosi. Di parere diametralmente opposto Jim Wallace, presidente della Australian Christian Lobby, che giustifica la presenza della clausola pornografica con un parallelo alquanto malizioso sulla contraffazione di “prodotti in legno”. Come tali prodotti in legno vanno controllati alla Dogana per verificarne la liceità, dice Wallace, così sarebbe necessario fare con la pornografia digitale.

Alfonso Maruccia

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24 05 2010
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