Baia, un altro giudice amico delle major?

Nel caso The Pirate Bay uno dei magistrati della corte d'appello lavora per Spotify. La preoccupazione di Brokep

Roma – Telenovela The Pay Bay , puntata numero 10.024: mentre la Baia dei Pirati svedesi si avvia con qualche botto a concludere i giorni gloriosi dei download irrefrenabili e dei torrent allo stato brado, il lato “umano” della vicenda The Pirate Bay riserva l’ennesima sorpresa a effetto in una causa legale che si è rivelata molto più spettacolare e complicata di quanto potessero mai prevedere i suoi protagonisti.

A quanto pare tra i giudici dell’ appello concesso dopo la condanna delle quattro persone coinvolte in The Pirate Bay ci sarebbe un vero e proprio uomo delle major, che oltre a fare il giudice risulta ufficialmente impiegato presso Spotify , il servizio di streaming musicale in rete visto da più parti (soprattutto in seno all’industria) come la tanto desiderata risposta legale alla rampante pirateria dei contenuti in formato digitale.

Il problema si ingigantisce quando si considera che Spotify è attivamente impegnato, con numerosi accordi di licenza, al fianco delle etichette. Vista sotto questa luce la posizione del giudice non potrebbe che essere rubricata come un conflitto di interessi con l’appello ai quattro di TPB, l’ennesimo conflitto di interessi dopo i tanti che hanno già caratterizzato uno dei più sorprendenti processi al file sharing mai apparsi nei tribunali di tutto il mondo.

“Non direi che abbiamo un problema, ma certamente consideriamo la cosa un fattore da portare all’attenzione delle parti” ha dichiarato il giudice Ulrika Ihrfelt, responsabile dell’appello e anche lei accusata di conflitto di interessi per certe sue frequentazioni con le lobby in difesa del diritto d’autore.

“Questo è semplicemente ridicolo”, commenta l’ex-portavoce della Baia Peter Brokep Sunde, definendo il processo “oramai più di una farsa”. Sunde, che fa parte del quartetto riconosciuto colpevole di favoreggiamento alla pirateria dalla Corte di Stoccolma, dice poi in un secondo commento che forse “l’impiegato di Spotify non è poi così male”, perché sarebbe sempre meglio “avere una persona tecnicamente assennata nella corte piuttosto di una annoiata che vuole dormire e sentenzia quel che decide il giudice capo”.

Brokep è preoccupato e lo dimostra senza usare i classici filtri dell’ironia o del sarcasmo: “Qui c’è in gioco la mia vita – dice l’ex-portavoce di TPB – non si tratta semplicemente di vincere o di perdere qualche tipo di gioco. Questa è la mia vita”.

Alfonso Maruccia

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