Bambini e device: lo schermo nemico dello sviluppo?

Una ricerca condotta dalla University of Calgary mette in relazione l'uso dei dispositivi nell'età 2-5 anni e un rallentamento nello sviluppo.

L’utilizzo dei dispositivi elettronici è nocivo per i più piccoli? Lasciare i bambini in balia di smartphone e tablet può risultare utile per aiutarli a prendere confidenza con la tecnologia oppure è una pratica da evitare per il loro bene? Un tema delicato, che si snoda su un terreno per definizione scivoloso, dove c’è chi sostiene l’una e l’altra tesi. Entrambe le fazioni possono argomentare le rispettive posizioni facendo appello a una moltitudine di ricerche dagli esiti talvolta diametralmente opposti. A tal proposito, citiamo oggi i risultati di un nuovo studio condotto da un team di psicologi della University of Calgary.

Bambini, screen time e sviluppo

I risultati sostengono che l’uso dei device e il cosiddetto screen time (il tempo trascorso davanti allo schermo) abbiano un impatto negativo sullo sviluppo delle abilità motorie e di quelle legate alla comunicazione nei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni. È quanto emerge da test condotti periodicamente e incrociando le informazioni acquisite dal personale coinvolto nello studio con quelle fornite dai genitori in merito al rapporto dei figli con i dispositivi. La correlazione, per gli autori della ricerca, è diretta.

Un maggior tempo trascorso davanti al display a 24 mesi è associabile a minori performance nei test sullo sviluppo delle abilità condotti a 36 mesi e, in modo simile, un maggior tempo trascorso davanti al display a 36 mesi porta all’ottenimento di punteggi inferiori nei test condotti a 60 mesi.

È importante sottolineare come, stando ai risultati, sebbene un più intenso utilizzo dei dispositivi porti a prestazioni inferiori, non per tutti i bambini che hanno ottenuto un punteggio basso la responsabilità sia da attribuire a smartphone e tablet. In altre parole, l’abuso dei device può essere definito una concausa, ma non l’unico fattore determinante per l’esito dei test. Sheri Madigan, autrice dello studio, individua la natura del problema nella mancata relazione con gli altri che si verifica quando ci si trova davanti allo schermo.

Una gran parte degli stimoli positivi che aiutano i bambini a sviluppare le capacità fisiche e cognitive è fornita dalle interazioni con chi li cura. Quando si trovano di fronte a uno schermo, questa importante relazione con gli altri non avviene.

Come detto poc’anzi, la documentazione relativa alla ricerca fa riferimento sia alle abilità motorie sia a quelle di comunicazione.

Quando i più piccoli osservano uno schermo perdono importanti opportunità di mettere in pratica e padroneggiare abilità interpersonali, motorie e di comunicazione. Ad esempio, quando osservano un display senza componenti interattive o fisiche, sono più sedentari e di conseguenza non esercitano il movimento, non camminano né corrono, il che potrebbe ritardare lo sviluppo di queste capacità. Lo schermo potrebbe inoltre influire negativamente sulle interazioni con chi li cura, limitando le opportunità per gli scambi verbali e non verbali, di fondamentale importanza per favorire un processo ottimale di crescita e sviluppo.

Educazione e buon senso

La ricerca può fungere da monito per quei genitori che, pur di tenere buoni i figli, affidano loro un dispositivo. Ci chiediamo se il problema sia legato a doppio filo ai tempi moderni in considerazione dell’ormai capillare diffusione di smartphone e tablet oppure se la dinamica interessava i bambini anche ai tempi delle maratone di cartoni animati in TV, senza che nessuno la prendesse in esame. Come sempre, la soluzione preventiva può essere quella dettata dal buon senso: non demonizzare lo strumento, ma educare i più piccoli a farne un utilizzo corretto, insegnando loro a non abusarne e stimolandoli a differenziare le attività.

Fonte: University of Calgary

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