Immaginate un’anguria che piange. Ora immaginate che la stessa anguria venga legata a una sedia, interrogata, e infine fatta a pezzi da un ananas con il volto coperto e una bandiera alle spalle. Non è un incubo post-cenone… È un reel, ne esistono milioni, e gli adolescenti sono i principali fruitori.
Il fenomeno ha già un nome: fruitslop. Video generati dall’intelligenza artificiale in cui frutti antropomorfi vivono drammi da soap opera scadente, triangoli amorosi, licenziamenti, fratellanze spezzate, persino qualche deriva stranamente pornografica.
Fruitslop, la violenza generata dall’AI che invade i social
Solo che, secondo un’analisi del Global Network on Extremism and Technology (GNET), la macedonia si sta guastando. Sempre più clip scivolano in quello che i ricercatori chiamano senza troppi giri di parole “AI fruit/vegetable gore”: torture, mutilazioni, crudeltà messe in scena con la leggerezza di un cartone animato.
Non si tratta di brutalità astratta, tipo Tom e Jerry con il martello. Gli analisti notano che i carnefici vengono spesso caratterizzati: cartelli criminali, gruppi di estrema destra, nichilismo militante. La violenza indossa un’uniforme, e l’uniforme ha un’ideologia.
Gli slop basati sulla violenza rafforzano il fascino per la violenza fine a sé stessa
, scrivono i ricercatori, permettendo alla cosiddetta “ode alla violenza” online di guadagnare terreno tra i giovanissimi. E soprattutto, preparano il palato. Una volta che il cervello si è abituato al cocomero smembrato, il passo verso materiale audiovisivo vero e molto più brutto diventa una discesa senza attrito.
Il report del GNET è un’analisi di superficie, non uno studio longitudinale con dati e revisione tra pari, che l’AI stia davvero spingendo i ragazzi verso l’estremismo resta, per ora, un’ipotesi appesa a un filo.
Il problema non è la frutta
Che la papaya torturata produca o no piccoli estremisti, francamente, è una questione secondaria. Il vero nodo è la fabbrica. Questa roba viene sfornata da bot farm a ritmo industriale, un rubinetto aperto che non si chiude mai, e trascina tutti noi, i bambini per primi, perché la loro alfabetizzazione mediatica è ancora un cantiere aperto, in un incubo ricorsivo dove l’algoritmo serve solo ciò che trattiene.
Oggi glorifica la violenza. Domani, con lo stesso identico stampo, glorificherà i brogli elettorali, il razzismo, o qualunque altra patologia sociale venga in mente, basta cambiare il prompt. È questa plasticità infinita, questa capacità di riempire qualsiasi contenitore con qualsiasi veleno, a rendere lo slop generativo pericoloso. Punto.