Batteri capaci di ridurre la CO2 producendo materie prime

Batteri capaci di ridurre la CO2 producendo materie prime

Dei ricercatori sono riusciti a riprogrammare dei batteri per permettere la rimozione di CO2 in cambio di produzione di IPA e acetone.
Dei ricercatori sono riusciti a riprogrammare dei batteri per permettere la rimozione di CO2 in cambio di produzione di IPA e acetone.

Una squadra di ricercatori della Northwestern University, insieme a dei laboratori di LanzaTech, sta studiando nuovi sistemi per ridurre la CO2 nell’atmosfera senza immettere altri gas serra, altrettanto dannosi per la Terra, e sembra che la soluzione sia legata ai batteri.

I ricercatori hanno ingegnerizzato un ceppo batterico capace di convertire l’anidride carbonica di scarto in acetone e isopropanolo (IPA), due sostanze molto importanti per i processi chimici industriali.

Questi batteri trasformerebbero la CO2 in Acetone e IPA, due sostanze usate nei processi chimici industriali

Insomma, questo processo è in grado di trasformare una sostanza di scarto in qualcosa necessario alle industrie, senza la necessità di emettere altri gas serra nell’atmosfera: per generare acetone e isopropanolo infatti di solito si utilizzano metodi che richiedono combustibili fossili, mentre questi batteri possono farlo senza. Michael Jewitt, uno dei coautori della ricerca, ha detto:

Sfruttando la nostra capacità di collaborare con la biologia per produrre ciò che è necessario, dove e quando è necessario, su base sostenibile e rinnovabile, possiamo iniziare a sfruttare la CO2 disponibile per trasformare la bioeconomia.

batteri

Si tratterebbe di bioeconomia quindi, una che non sfrutterebbe la combustione per produrre due materiali necessari e di ampio utilizzo nelle industrie (e già questo eviterebbe la produzione di CO2), al contempo rimuovendo come sostanza (che diventerebbe quasi il nuovo combustibile per questo processo) l’anidride carbonica.

Entrando nei dettagli, questa biofermentazione è stata ingegnerizzata sfruttando un batterio anaerobico, il Clostridium autoethanogenum, modificato per essere riprogrammato così da produrre IPA e acetone, fermentando il CO2.

Questo nuovo approccio al problema potrebbe in futuro permettere di creare altri processi semplificati di questo tipo, così da avere altre sostanze chimiche “di scarto” utili per altri processi chimici. Ora tutto resta nel traslare questa idea e questi risultati su larga scala, così da dare un’ulteriore sferzata al problema del clima.

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Pubblicato il 23 feb 2022
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