Bertelsmann gioca con Napster

La piattaforma spogliata del peer-to-peer passa da qui a là


Roma – Bertelsmann ha confermato che utilizzerà la piattaforma di distribuzione musicale sviluppata da Napster secondo le direttive della major, che ne controlla i destini, anche per la sua “BeMusic”.
BeMusic, proprio come Napster, è controllata da Bertelsmann eCommerce Group che controlla a sua volta BMG Direct, CDNOW ed altre imprese. Con questa operazione di “licenze incrociate”, dunque, Bertelsmann si è autorizzata a sfruttare una tecnologia che ha fatto sviluppare…

Napster oggi è una piattaforma che ha cancellato ogni ipotesi di peer-to-peer, cioè di scambio di file tra utenti ed è un sistema che secondo l’azienda consente di vendere musica online riconoscendo ad autori e produttori le percentuali di guadagno legittime per ogni pezzo scaricato o acquistato dai fruitori. Secondo Bertelsmann, la piattaforma di Napster consentirà di distribuire musica ad un pubblico potenziale di 23 milioni di abbonati, gli attuali clienti di BeMusic.

Per conoscere Bertelsmann più da vicino clicca qui .

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  • Anonimo scrive:
    Schema vs creatività
    L'avvento dell'era internet ha provocato la nascita di centinaia di cosiddette "new media agencies". Molte di esse sono un guscio vuoto: paroloni scopiazzati qui e là, sedi fintamente prestigiose, pochi e malpagati sviluppatori. Solo in alcune di esse è presente una persona che si occupa specificatamente di comunicazione pubblicitaria, e in alcuni casi addirittura considera il web come dotato di dinamiche di business e comunicazione differenti rispetto ai media "tradizionali".In mezzo al pattume della pubblicità fatta di banneroni volgari ed urlanti e schifosi ammiccamenti, c'è qualcuno che ha tentato strade differenti, un po' per averci creduto umanamente, un po' per averci speso parecchio. Ora qualcosa si sta muovendo, e ci stiamo approssimando ad un cambiamento della comunicazione web.Tuttavia, con un calcolo eccessivamente schematico delle "misurazioni pubblicitarie", potrebbero inserire una pericolosa standardizzazione, che potrebbe soffocare l'utilizzo creativo della comunicazione.Non vorrei insomma che improvvisamente tutti si legassero solo ad obiettivi puramente numerici e poco qualitativi come il numero delle impressions ecc. che finora sono state sempre considerate cifre da prendere con le molle perché gonfiate ed imprevedibili.
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