BitBlinder il P2P lo fa anonimo

Si presenta come la risposta alle domande di anonimato che provengono dagli utenti del P2P. L'obiettivo principale è proteggere il traffico BitTorrent da sguardi indiscreti, ma le possibilità di impiego sono tante

Roma – Come la recentemente trombata dottrina Sarkozy insegna, per gli impenitenti del file sharing libero da vincoli questo non è un periodo particolarmente felice, l’industria preme sulla politica e agita armi di disconnessione telematica di massa. Il P2P diventa sempre più pericoloso , al punto da far accelerare vorticosamente l’evoluzione dei tradizionali client verso orizzonti sempre più anonimi, protetti contro l’azione di filtri, schedature e velleità censorie di chicchessia.

E visto che negli ultimi anni la testa di ponte del file sharing è rappresentata dal velocissimo protocollo BitTorrent, non è granché sorprendente scoprire che l’ultimo esemplare scaturito da questa vorticosa accelerazione verso l’anonimizzazione serve proprio a schermare il traffico BT da chiunque abbia intenzione di segnarsi IP, denunciare utenti e disconnettere condivisori. BitBlinder è un client BT open source costruito sul codice di BitTornado, e porta in dote novità significative e promettenti per chi è alla ricerca di una connessione realmente anonima e soprattutto a costo zero.

Esclusi i servizi di virtualizzazione della connessione (le VPN sul modello Relakks insomma) commerciali, soluzioni che anche se fornite dalla crew di The Pirate Bay non possono che avere un costo per l’utente finale, poco rimane al netizen desideroso di riservatezza e anonimato a parte il solito TOR , il network a cipolla che anonimizza per bene ma non gradisce (o per meglio dire non lo gradiscono gli utenti e chi mette a disposizione i server) flussi consistenti e iper-veloci di bit come quelli che caratterizzano una qualunque connessione da pari a pari su rete BitTorrent.

BitBlinder, come confermano gli sviluppatori a TorrentFreak , è nato proprio per superare lo scoglio della velocità di connessione che azzoppa l’uso p2pparo di TOR, e in maniera dissimile dal principio friend-to-friend (F2F) seguito dal precedentemente trattato OneSwarm basa il suo utilizzo proprio sugli stessi meccanismi anonimizzatori messi in pratica dal succitato network a cipolla.

Nel network di BitBlinder il traffico viaggia cifrato per tutto il tempo , a partire dal client che si connette alla rete passando per l’ISP, i vari nodi di instradamento del traffico che fungono da proxy volontari sino ad arrivare (eventualmente) al peer di uscita verso un sito web. BitBlinder può infatti essere usato sia come anonimizzatore per il file sharing che come proxy verso la navigazione web standard, e in quest’ultimo caso la riservatezza è garantita (proprio come su TOR) perché all’unico IP noto al server, quello del peer di uscita, non può ragionevolmente essere ascritta nessuna responsabilità di qualsivoglia natura rispetto al materiale a cui si accede attraverso la connessione.

Per fornire una velocità adeguata all’uso come client BitTorrent, BitBlinder funziona più o meno come un tracker privato in cui valgono stringenti regole di “share ratio” , dove per scaricare X GB è necessario condividere la stessa quantità di dati pena l’impossibilità di download. Partendo con 2 GB di traffico di base, l’utente è insomma non solo invitato ma obbligato a fornire banda sufficiente per il sistema di proxy distribuito di BitBlinder per avere accesso al servizio in maniera gratuita, in alternativa è possibile usufruire di un sistema di micro pagamenti con cui acquistare traffico aggiuntivo.

In questo caso l’attrattiva della gratuità non ha ragion d’essere, e a quanto pare gli autori del software sono riusciti a mettere in piedi un sistema] che garantisca l’anonimato e permetta nel contempo di tenere traccia del rapporto download/upload necessario al funzionamento di tutto il network, sia esso usato gratuitamente o a pagamento.

Attualmente disponibile in stato di beta, l’applicazione multipiattaforma (supporto di Mac OS X in arrivo a breve) di P2P anonimo promette tanto agli utenti e all’intero settore del software di condivisione, un settore che dopo la supernova di Napster, i server distribuiti OpenNAP/eDonkey, le reti decentralizzate di WinMX/Gnutella/Gnutella 2/Ares & compagnia e il network superveloce di BitTorrent si prepara all’ennesima evoluzione in spregio a qualsiasi volontà di controllo e repressione.

Alfonso Maruccia

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  • NeRON scrive:
    Ma tecnicamente
    web 2.0 non é una parola... sono due... é come se scrivessimo ovunque "XXXXX cicca" e lo inserissero come neologismo nel dizionario... si sono bevuti il cervello? o.o'
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