BitTorrent, perquisito un provider

Succede in Australia dove il braccio operativo delle major manda i propri ispettori negli uffici di un ISP locale per reperire le prove necessarie ad incastrarlo: avrebbe agevolato lo scambio di file protetti


Perth (Australia) – Non era mai accaduto prima ma ora, grazie alle particolarissime normative australiane, l’industria della musica ha potuto eseguire in prima persona un’articolata operazione di indagine negli uffici di un provider locale accusato di aver favorito i propri utenti nell’uso di BitTorrent per scambiare file illegali.

Il fatto che gli agenti della MIPI (Music Industry Piracy Investigations) abbiano potuto accedere alla struttura del fornitore di connettività Swiftel stupisce solo chi non è australiano: già con i primi raid negli uffici di Kazaa lo scorso anno le major erano riuscite a far valere i cosiddetti ordini Anton Piller , particolarissime deleghe autorizzate dal Tribunale federale di Sidney. Strumenti di “indagine” che hanno già resistito all’ attacco legale tentato contro di esse proprio da Kazaa. Si tratta di incursioni che vengono giustificate con la necessità di acquisire prove prima della loro distruzione.

Secondo MIPI, la documentazione e i log prelevati presso Swiftel consentiranno di dimostrare che il provider ha agito consapevolmente per favorire i propri utenti nell’utilizzo delle piattaforme BitTorrent per il download condiviso di enormi quantità di file musicali protetti da diritto d’autore. Le accuse, dunque, vanno oltre il favoreggiamento, si parla espressamente di iniziativa criminale da parte del provider.

Va detto che precedenti perquisizioni negli uffici di provider erano state eseguite esclusivamente con la finalità di ottenere tutti i dati necessari ad individuare singoli utenti che secondo l’industria discografica avevano utilizzato la propria connessione ad Internet per scaricare e condividere file illegali.

Michael Speck, direttore generale di MIPI, che fa parte della Australian Record Industry Association , ha spiegato che “questi raid sono un nuovo importante sviluppo nella battaglia contro la pirateria musicale su Internet”. Nello specifico, Swiftel è accusata di aver “messo in collegamento i pirati con registrazioni musicali e clip audio”. “Noi – ha affermato Speck – riteniamo che siano centinaia di migliaia i download avvenuti lo scorso anno in spregio alle leggi sul diritto d’autore”. Nelle perquisizioni, spiegano gli uomini della MIPI, sono state “sequestrate prove digitali di pagine web e transazioni internet tanto di registrazioni audio illegali quanto di video clip protetti”. Secondo Speck, Swiftel avrebbe mantenuto i tracker necessari al funzionamento delle tradizionali piattaforme BitTorrent.

La possibilità per i funzionari MIPI di agire direttamente rende l’Australia un terreno fertile di indagine anche per le grandi etichette della musica internazionale, che possono così rispondere più rapidamente e con i propri metodi alle domande sul rapporto che lega provider, banda larga, utenti e peer-to-peer . Un rapporto che è ritenuto essere la fonte di gran parte della pirateria online.

“L’industria discografica – ha anche minacciato Speck – continuerà ad agire legalmente per proteggere i propri diritti sia su internet che al di fuori. Continueremo ad agire contro i provider che riteniamo si organizzino come veicoli per la pirateria”.

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