Preferisci i cereali Sugar Puffs o i Frosties? Ti piacciono le atmosfere elettroniche a tinte krautrock dei Tangerine Dream o ti senti più in sintonia con quelle del compositore giapponese Tomita? Netflix lo sa. Glielo hai detto tu, optando per l’una o l’altra scelta durante la visione interattiva di Black Mirror: Bandersnatch. La piattaforma memorizza ogni singola decisione presa dallo spettatore.

Black Mirror: Bandersnatch, le nostre scelte

A scoprirlo Michael Veale, ricercatore che facendo leva sulla possibilità prevista dal GDPR per i cittadini europei di chiedere al servizio una copia integrale delle informazioni raccolte sul proprio conto ha fatto una scoperta alquanto interessante: all’interno dell’archivio ricevuto è presente una tabella che riassume ogni singola interazione ovvero tutte le strade prese di fronte ai bivi della narrazione. Quasi un paradosso, se si pensa alla natura del contenuto, che vede proprio nell’inquietudine dettata dalla sensazione di essere costantemente sotto controllo la sua principale attrattiva.

Le scelte memorizzate da Netflix durante la visione interattiva di Black Mirror: Bandersnatch

Black Mirror: noi siamo Stefan Butler

Ad ogni “Choice code” corrisponde una specifica azione che facciamo compiere al protagonista Stefan Butler, come si può notare nell’immagine allegata di seguito. “Source” sembra invece indicare la tipologia di dispositivo utilizzato per la visione (“www” potrebbe essere il browser) e “UTC Date” è la data della riproduzione, affiancata dall’orario.

I codici relativi alle scelte proposte durante la narrazione di Black Mirror: Bandersnatch

La spiegazione di Netflix

La posizione ufficiale di Netflix in merito alla pratica è riassunta in un tweet condiviso dall’autore della scoperta. Ne riportiamo gli estratti più significativi di seguito in forma tradotta.

A livello individuale, le interazioni con i titoli influiscono sui suggerimenti personalizzati che saranno forniti durante i futuri utilizzi del servizio … Quando effettuate una scelta in un ramo narrativo, la utilizziamo per determinare quale segmento video mostrare.

La pratica non ha dunque alcun fine di profilazione individuale, anche se Netflix sottolinea come i dati aggregati derivanti dall’analisi di tutte le interazioni con i contenuti possano essere impiegati in altro modo.

Tracciamo le interazioni con un titolo in modo aggregato, ad esempio il numero di visioni totali, per aiutarci a condurre operazioni di analisi del business.

Non vedremo da nessuna parte comparire inserzioni pubblicitarie di questa o di quella marca di cereali né di questo o quel disco, dunque, sulla base delle scelte operate guardando Black Mirror: Bandersnatch. Il ricercatore fa però notare come Netflix non comunichi in modo esplicito allo spettatore la volontà di memorizzare le decisioni prese, né preveda in alcun modo la possibilità di evitarlo.

Fonte: Michael Veale su Twitter

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