Streaming: quanto traffico consuma?

YouTube, Netflix, Sky Go, DAZN, Spotify, Apple Music: quanto traffico consumano i principali servizi per la fruizione di musica e video online? Lo abbiamo misurato ed abbiamo verificati i dati dei servizi che, con apprezzabile trasparenza, rendono l'utente pienamente consapevole del traffico dati consumato durante l'ascolto o la visione dei contenuti.

Streaming: quanto traffico consuma?
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Non solo YouTube. In Italia, l’utilizzo dei servizi di streaming audio e video ha avuto una crescita piuttosto rapida negli ultimi anni. L’avvento della casa connessa, con smart speaker e smart TV, ha aiuto la rapida diffusione di piattaforme dedicate all’erogazione di contenuti di intrattenimento in streaming. Che si tratti di musica, video – o entrambe le cose – siamo sempre più dipendenti da questo genere di servizi.

Il loro utilizzo è immediato, rapido e – soprattutto – spesso non è gratuito. Certo, esistono diversi abbonamenti freemium, ma le versioni gratuite sono limitate nelle funzionalità disponibili e costringono l’utente a sorbirsi pubblicità durante lo streaming. Per questo motivo, si tende a preferire – quando possibile – il pagamento di una quota mensile per godere a pieno di quello che la piattaforma può offrire.

Il costo mensile non è l’unico onere che un servizio di streaming di musica o video può avere. Infatti, tendenzialmente è meglio sfruttarli sotto connessione WiFi, in modo da non rischiare di prosciugare il proprio abbonamento dati, ma questo non è sempre possibile. Ecco che allora bisogna stare attenti: la possibilità di terminare la quota di GB  di traffico dati – disponibile ogni mese – in pochi giorni potrebbe essere concreta, anche se chiaramente dipende dal tipo di abbonamento stipulato dall’utente.

Ma quanto consuma un servizio di musica o video in streaming, in realtà? Quanto traffico serve per ascoltare un’ora di musica? Quanti MB servono per godersi una partita di calcio? Abbiamo analizzato i principali fornitori di contenuti video e musicali, misurando i loro “costi” in termini di traffico dati.

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Musica e video, pesi diversi

La prima cosa a cui prestare attenzione quando si decide di riprodurre un contenuto in streaming, è “cosa” stiamo per scegliere. Musica e video non hanno infatti lo stesso peso in termini di consumi né i medesimi standard di compressione del segnale. Un contenuto musicale potrebbe utilizzare meno di un MB di traffico dati per essere riprodotto, mentre un video  della stessa durata consumerà certamente molto di più.

A questo, chiaramente, si affianca la qualità di entrambe le tipologie di contenuti. Un brano musicale o un video possono arrivare a consumare molto se riprodotti alla massima qualità disponibile. Potrebbero sembrare banalità, ma tutti i sistemi di risparmio di traffico dati che analizzeremo più avanti basano il loro funzionamento proprio su questo importante dettaglio.

Si noti come spesso l’orecchio sia molto meno “educato” rispetto all’occhio nella percezione della qualità, quindi per fornire un risultato apprezzabile dal punto di vista video si è solitamente molto più esigenti che non in relazione ad un contenuto audio. Il discorso non vale per gli audiofili, chiaramente, per i quali l’ascolto in streaming è spesso esperienza poco apprezzata in virtù dell’eccessivo compromesso qualitativo che il consumo di traffico impone.

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I dati raccolti

Gli strumenti utilizzati per il nostro test sono tre: una SIM dati con abbonamento attivo e buona copertura 4G, un account premium per ogni servizio analizzato ed uno smartphone Android per rivelare i consumi registrati.

Abbiamo utilizzato ogni piattaforma di streaming testata – in riproduzione sotto rete mobile – per almeno 15 minuti. Eventuali forme di risparmio dati attive sono state segnalate caso per caso. Dopo aver raccolto dati a sufficienza, siamo stati in grado di quantificare il traffico dati effettivo eroso e fare un calcolo dei consumi orari. Inoltre, presupponendo una fruizione media di 2 ore quotidiane, abbiamo ipotizzato una stima dei consumi mensili (30 giorni).

Pertanto, i risultati sono da considerarsi delle stime, sufficientemente attendibili e basate su prove oggettive e raffronti con i dati ufficiali espressamente dichiarati da alcuni dei servizi esplorati. Questo genere di informazioni è influenzato da un alto numero di variabili, a partire dalla natura del contenuto fruito, ma il metodo utilizzato esclude gran parte degli elementi che possano spostare in modo evidente il risultato finale. Se ne ottiene pertanto una proiezione sufficientemente indicativa, sicuramente utile per misurare al meglio le proprie necessità e dare una miglior prospettiva sul traffico consumato, sul traffico necessario e sul tipo di traffico dati che si deve andare a cercare nel momento in cui si sceglie il proprio operatore mobile.

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Musica in streaming

Mentre siamo alla guida, a lavoro, in cucina per preparare un buon piatto o semplicemente ci rilassiamo. È sempre l’occasione giusta per ascoltare un po’ di musica ed i provider di contenuti in streaming mettono a disposizione librerie costituite da milioni di brani. Una possibilità di scegliere secondo i propri gusti impensabile fino a pochi anni fa.

Streaming musicale

Impossibile limitarsi ad utilizzare i propri abbonamenti a Spotify, Apple Music, YouTube Music o Amazon Prime Music solo in presenza di una connessione WiFi: la musica è libertà e la libertà è potervi accedere in mobilità. Ecco quindi quanto ci costano i principali servizi di streaming musicale in termini di consumo di traffico sotto rete dati mobile e quali metodi usare per risparmiare dati.

Questi i servizi di streaming audio che abbiamo testato:

Spotify

Spotify è oggi uno fra i servizi di musica in streaming più diffusi a livello internazionale. Semplice da utilizzare e con un algoritmo capace di imparare i gusti dell’utente proponendo contenuti altamente personalizzati, Spotify è diventato sinonimo di ascolto sempre e ovunque, gratis o al costo di un piccolo abbonamento mensile.

Secondo il nostro test,  un’ora di contenuti musicali provenienti da Spotify consuma circa 80MB. Facendo un rapido calcolo, un ascolto di 2 ore al giorno peserebbe – su base mensile – all’incirca 4,7GB sul vostro abbonamento dati. Meno di 5GB possono essere poco significativi se il vostro piano tariffario prevede almeno 30GB. Diverso è il caso di una soluzione che offre 10GB di traffico dati ogni mese.

Naturalmente, Spotify prevede una serie di possibilità per aiutare gli utenti a risparmiare dati. Innanzitutto, è possibile attivare la riproduzione musicale in bassa qualità. Non solo, gli abbonati con account premium possono scaricare una serie di brani musicali e podcast da poter ascoltare successivamente in modalità offline. L’ideale sarebbe approfittare di questa feature quando si ha la possibilità di collegarsi ad una connessione WiFi con traffico dati illimitato a disposizione: Spotify consente di scaricare migliaia di brani, al punto che il limite non sarà più il traffico, ma la quantità di memoria disponibile.

Infine, l’utente può decidere la qualità della musica che desidera riprodurre o scaricare in locale. La scelta è fra le seguenti opzioni: automatica (sarà il servizio a scegliere la modalità più corretta in base ad una serie di fattori, in primis la qualità del segnale e della banda disponibile), bassa, normale, alta e molto alta. Le pagine di supporto indicano, in riferimento alla qualità:

  • Bassa: equivalente approssimativamente a 24 kbit/s (formato HE-AACv2): circa 11 MB/ora
  • Normale: equivalente approssimativamente a 96 kbit/s (formato Ogg Vorbis): circa 43 MB/ora
  • Alta: equivalente approssimativamente a 160 kbit/s (formato Ogg Vorbis): circa 72 MB/ora
  • Molto alta: equivalente approssimativamente a 320 kbit/s (formato Ogg Vorbis): circa 145 MB/ora
  • Automatica: dipende dalla connessione di rete

Apple Music

Sebbene il nome possa ingannare, il servizio di musica in streaming – più giovane di Spotify – è utilizzabile sia su sistemi operativi Apple che Windows ed anche Android. Meno intuitivo del suo principale concorrente, ci metterete un po’ ad abituarvi ad usarlo. Dalla sua c’è certamente l’estrema completezza della libreria musicale e l’acquisizione di Shazam da parte di Apple promette future importanti evoluzioni.

Da prove empiriche, Apple Music è risultato vagamente più “energivoro” di Spotify in termini di consumo di traffico dati: un’ora di ascolto, senza alcuna forma di risparmio dati, consuma circa 90MB. Con un media di due ore di ascolto quotidiano, il consumo mensile è di poco meno di 5,3GB.

Purtroppo, le impostazioni per il risparmio dei dati utilizzate da Apple Music sono pochissime. Fra le opzioni dedicate alla personalizzazione del proprio account c’è una sola voce che consente di abilitare (oppure disabilitare) lo streaming audio in alta qualità anche sotto rete dati.

Ovviamente c’è anche un’altra possibilità: disattivare completamente la riproduzione musicale quando lo smartphone non è connesso in WiFi. Le pagine di supporto del servizio non sono granché di aiuto, l’unico riferimento trovato riguarda proprio la disabilitazione dell’utilizzo dei dati mobili:

Dati cellulare: attiva o disattiva la possibilità per l’app Musica di riprodurre contenuti in streaming mentre il tuo iPhone, iPad o telefono Android sono connessi a Internet tramite connessione cellulare e usano i dati cellulare.

YouTube Music

Il servizio di Google è relativamente giovane, almeno in Italia. Infatti, YouTube Music è disponibile sul nostro territorio a partire dallo scorso giugno. Gli utenti che hanno deciso di provarlo sono stati subito tantissimi. Complice il trimestre gratuito offerto a tutti i nuovi abbonati, che si è rivelato ovviamente un ottimo incentivo. Sebbene sia fra i più giovani servizi di musica in streaming, la qualità globale della piattaforma è decisamente buona: interfaccia utente intuitiva, playlist ben organizzate e libreria musicale ben assortita.

Il nostro test ha rivelato che un’ora di ascolto musicale tramite YouTube Music consuma circa 100MB. Un paio d’ore di ascolto consumano dunque 200MB, che in un mese significa circa 5,9GB di traffico dati. Durante la prova, la qualità audio su rete mobile era impostata su “normale”. L’utente ha la possibilità di scegliere fra bassa, normale, alta, sempre alta.  Sulle pagine di supporto dedicate al servizio si legge:

  • ​Bassa: utilizza meno spazio di archiviazione sul dispositivo; velocità in bit: 48 kbps (AAC) [circa 21 MB/ora]
  • Normale: impostazione predefinita; velocità in bit: 128 kbps (AAC) [circa 58 MB/ora]
  • Alta: l’audio di qualità superiore utilizzerà più spazio di archiviazione sul tuo dispositivo; velocità in bit: 256 kbps (AAC) [circa 115 MB/ora]

Infine, l’opzione “sempre alta” spingerà la qualità dello streaming sempre al massimo, anche in caso la  ricezione di rete sia molto poca. Non permettendo uno switch automatico al livello più basso – in caso di scarsa copertura – il rischio è quello di non riuscire ad ascoltare musica del tutto.

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Video in streaming

Una videoteca digitale in continuo aggiornamento e sempre disponibile: il sogno che diventa realtà. La maggior parte delle piattaforme di streaming video offre migliaia di ore di intrattenimento a meno di 10€ mensili. L’esponenziale crescita di questi servizi ha messo in seria crisi tutta l’industria della TV, che ha dovuto reinventarsi rapidamente mettendo a disposizione soluzioni alternative, fruibili tramite Web.

Streaming video

Anche in questo caso c’è da stare attenti al consumo di traffico dati. Anzi, è necessario stare ancora più attenti rispetto alla fruizione di contenuti musicali in streaming. Questo perché il consumo di traffico dati procurato da una piattaforma che divulga contenuti video è ben superiore a quello di una che si limita a contenuti audio.

Dunque, finché il dispositivo è connesso ad una rete Wifi il problema non si pone. Ben diverso è fare una scorpacciata di puntate della propria serie TV preferita utilizzando come fonte per il collegamento a Internet la propria rete dati mobile. Anche in questo caso abbiamo esaminato i principali servizi di contenuti video in streaming.

Questi i servizi di streaming video che abbiamo testato:

YouTube

La piattaforma di streaming video per eccellenza non ha certo bisogno di presentazioni: YouTube è un posto in cui chi approda rischia rimanere bloccato per ore, vagando fra un video e l’altro, senza nemmeno rendersene conto. Per questo motivo è importante che, durante l’utilizzo della piattaforma, si abbia a disposizione una connessione WiFi o – comunque – una buona quantità di traffico dati.

L’unica impostazione possibile per controllare il consumo dei dati su rete mobile è quella che permette di non riprodurre video in HD se non sotto copertura di rete Wi-Fi. Attivando l’opzione, e facendo un giro fra i migliaia di contenuti, abbiamo rilevato un consumo di circa 250MB per un’ora di intrattenimento in bassa qualità. Questo implica, con le solite due ore di utilizzo quotidiano, un consumo mensile di poco più di 14,6GB.

Netflix

Il gigante dello streaming video è arrivato in Italia solo nel 2015, ma è molto più anziano di quanto si possa pensare. L’azienda è nata negli Stati Uniti nel 1997. All’epoca il suo core business era il noleggio tramite Internet di film e videogame, spediti direttamente a casa per posta. Nel 2008 la piattaforma evolve ed inizia a distribuire contenuti in streaming, fra cui film, serie TV e documentari, dietro pagamento di un abbonamento. Infine, nel 2013 il colosso americano inizia anche a produrre contenuti originali targati Netflix.

In Italia il tanto atteso servizio si è diffuso molto rapidamente. La videoteca virtuale è in costante aggiornamento e le opzioni di abbonamento vanno incontro alle esigenze dei diversi utenti.

Quanto al consumo di traffico dati, Netflix è molto chiara e capillare nelle proprie comunicazioni: sulle sue pagine di supporto i consumi sono spiegati in termini di GB e questo semplifica di molto ogni valutazione all’utente finale. Sul sito si legge:

  • Bassa: fino a 0,3 GB all’ora per dispositivo
  • Media: fino a 0,7 GB all’ora per dispositivo
  • Alta: fino a 3 GB all’ora per dispositivo in HD, 7 GB all’ora per dispositivo in Ultra HD
  • Auto: regolazione automaticamente per garantire la qualità migliore possibile in base alla velocità della connessione a Internet

Chiaramente, gli aggettivi utilizzati sono relativi alla qualità del contenuto video mostrato in streaming. Anche se la spiegazione è decisamente chiara, abbiamo comunque effettuato il nostro test, scegliendo l’impostazione “bassa”.

Una puntata di una serie della durata di circa 50 minuti ha consumato poco meno di 300 MB. Dunque, una media di un paio di ore al giorno di utilizzo di Netflix implica un consumo di circa 17,6 GB mensili. Netflix consente tramite le proprie app di scaricare un contenuto offline per poterlo guardare quando si vuole: tale opzione consente di sfruttare le reti Wifi disponibili e di non consumare pertanto traffico in mobilità.

DAZN

Arrivato in Italia da poche settimane, DAZN fa la felicità degli appassionati di sport. Al netto dei disservizi che hanno accompagnato l’esordio in Italia, DAZN offre la possibilità di seguire in diretta live ed on demand di diversi eventi sportivi, non solo calcistici. La durata del consumo è pertanto strettamente legata al tipo di sport che si intende seguire, alla durata dei match ed alla frequenza con cui si assiste agli eventi trasmessi.

Quanto ai consumi, sulle pagine di supporto del servizio è specificato unicamente quanta banda occorre per supportare al meglio la riproduzione di contenuti:

DAZN offre video streaming di alta qualità. Seleziona automaticamente la migliore qualità video per il tuo dispositivo attraverso la tua velocità di connessione a Internet. Di seguito riportiamo le velocità di download Internet consigliate per la visione di eventi sportivi su DAZN:

  • 2.0 Mbps: velocità di download Internet consigliata per la risoluzione SD (definizione standard). Questa velocità è sufficiente per guardare eventi sportivi sul tuo cellulare quando sei fuori casa.
  • 2.4 Mbps: velocità di download Internet consigliata per la risoluzione HD (alta definizione). Questa velocità è ottima per guardare eventi sportivi sul tuo cellulare.
  • 6.0 Mbps: velocità di download Internet consigliata per la risoluzione HD e le immagini ad alta frequenza. Se guardi lo sport in TV, questa è la velocità di download Internet minima consigliata.
  • 8.0 Mbps: velocità di download Internet consigliata per la risoluzione HD, la qualità video più elevata e le immagini ad alta frequenza.

Da quanto dichiarato è possibile evincere che i contenuti possono essere riprodotti in quattro livelli di qualità differenti: standard, alta da smartphone, alta da TV e una sorta di  massima risoluzione possibile. Il supporto descrive le “velocità di download consigliate” non esplicitando di fatto quali possano essere – MB più MB in meno – i consumi approssimativi della piattaforma.

Abbiamo deciso di procedere anche in questo caso in modo empirico, sfruttando l’unica opzione dedicata al risparmio dati per la fruizione di contenuti da smartphone (o tablet) sotto rete dati. Il consumo di DAZN è di circa 320MB per un’ora di contenuti, misti fra live ed on demand. Dunque si tratta di circa 18,75 GB di traffico dati per un paio di ore quotidiane di utilizzo.

Per chi segue il calcio di Serie A grazie agli streaming di DAZN, la valutazione è presto fatta: se si calcolano 15 minuti di pre-partita e 15 minuti di post-partita, lo streaming live completo di un match è ipotizzabile sui 600MB circa di peso complessivo.

Sky Go

L’app di Sky che consente di fruire online di parte dei contenuti della piattaforma satellitare è esplicito nelle proprie valutazioni:

Il consumo dati orario massimo è circa 500 MB con smartphone e circa 1GB con tablet e PC/Mac.

Per esempio, con 1GB è possibile vedere programmi e contenuti su Sky Go per minimo 2 ore su smartphone e per minimo 1 ora su tablet e PC/Mac.

“Questi valori di consumo dati orario”, continua Sky, “sono riferiti a condizioni di banda internet disponibile durante l’utilizzo di Sky Go. Infatti Sky Go utilizza la tecnologia Adaptive Bitrate (ABR) che permette di trasmettere i contenuti di streaming su vari livelli di qualità, in funzione della banda internet disponibile.

Sky è uno dei servizi che dimostra maggior trasparenza sul tema poiché dedica al problema una pagina estremamente esplicativa che illustra nei dettagli i parametri di valutazione con cui stimare i consumi della propria app.

Amazon Prime Video

Il gigante del commercio online ha una piattaforma di film, serie TV e documentari in streaming che è disponibile in Italia dal 2016. Gli utenti abbonati ad Amazon Prime hanno accesso anche alla sezione video. In Italia la videoteca non è ancora ben fornita come Netflix. Tuttavia, Amazon aggiorna ed aggiunge contenuti – talvolta prodotti dalla stessa azienda – con buona frequenza.

Per quello che riguarda il consumo dei dati per fruire dei contenuti sotto rete mobile, le impostazioni sono molto chiare e permettono di scegliere fra quattro diverse qualità video. Per ognuna sono elencati i rispettivi consumi per un’ora di fruizione:

  • Massima: 0,46GB
  • Superiore: 0,33GB
  • Buona: 0,27GB
  • Risparmio dati: 0,14GB

Il nostro test si è svolto selezionando la modalità risparmio dati. Un’ora di contenuti ha consumato circa 230MB di traffico dati. Dunque, utilizzando il solito prospetto, 2 ore di utilizzo quotidiano implicano un erosione di circa 13,47 GB di dati dal vostro abbonamento.

Fra quelli testati, Amazon Prime Video si è rivelato il servizio con la miglior compressione dei contenuti trasmessi in streaming. Di fatto, anche con il risparmio dati attivo, la qualità video da smartphone è decisamente sufficiente per godere del contenuto.

Così come per Netflix, anche Amazon Prime Video offre la possibilità di scaricare i contenuti sotto rete Wifi per poterne godere al meglio nel momento desiderato, anche offline.

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Dati e trasparenza

Il peso degli streaming sul traffico dati è un elemento fondamentale soprattutto in mobilità. Tale valutazione diviene pertanto del tutto fondamentale nel momento in cui si sceglie che tipo di intrattenimento avere quando si ha il traffico con il contagocce. La trasparenza è in tal caso una virtù: fra i provider i servizi in streaming testati, i più chiari sotto questo punto di vista sono senz’altro Sky, Netflix ed Amazon Prime Video. Tutte e tre le piattaforme, infatti, descrivono – in termini di qualità video e traffico dati eroso – le diverse possibilità a disposizione di chi utilizza i servizi sotto rete dati.

Sufficientemente chiari anche YouTube Music, Spotify e DAZN, anche se per quest’ultimo la pagina di supporto sull’argomento è difficile da reperire sul sito Web ufficiale.

Per tutte le altre piattaforme provate – YouTube ed Apple Music – solo i test empirici effettuati hanno permesso di avere un’idea dei consumi in termini di traffico dati, il che lascia l’utente privo di riferimenti ed impossibilitato a costruirsi la giusta consapevolezza sul tipo di onere che comporta un click su “play”.

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Wifi dove possibile

Alla luce dei risultati emersi dai vari test è evidente che il consumo di traffico dati da parte dei diversi servizi di contenuti in streaming può incidere parecchio sull’abbonamento telefonico mensile. Anche un piano tariffario con 50GB di traffico a disposizione ogni mese può essere totalmente eroso ben prima della scadenza.

Infatti, i nostri dati sono stati calcolati sulla base di circa 2 ore di utilizzo quotidiano dei diversi servizi, ma è molto facile che l’utilizzo effettivo di un utente sia superiore, soprattutto se si tratta di contenuti musicali. Non solo: con ogni probabilità un singolo utente potrà sommare più fonti di streaming poiché impegnato sia sulla musica, sia sui video: il mix di utilizzo dei vari servizi restituisce l’abitudine d’uso di ogni singolo utente, il quale dovrà determinare per sé stesso quale sia la quantità di traffico disponibile.

 

Carla Stea