Streaming: quando la condivisione va oltre la famiglia

Streaming: quando la condivisione va oltre la famiglia

DAZN intende togliere il diritto di concurrency agli abbonati, abolendo le condivisioni, ma limitando la dimensione familiare dell'abbonamento.
DAZN intende togliere il diritto di concurrency agli abbonati, abolendo le condivisioni, ma limitando la dimensione familiare dell'abbonamento.

Quando si acquista un servizio di video in streaming (Netflix, DAZN, Disney+ o altro ancora) si accede ad una fruizione pensata anzitutto per la dimensione casalinga e familiare. Si pensi a Netflix, condiviso con il proprio compagno o compagna, o si pensi a Disney+, che si guarda in casa come sullo smartphone per sé o per i propri figli. Si paga un abbonamento e lo si gode contemporaneamente, seduti sullo stesso divano, di fronte alla stessa TV. Oppure, grazie alla possibilità di sdoppiare l’abbonamento su più device, lo si sfrutta in parallelo con i genitori sul divano e i figli sul tablet, potendo tutti fruire della medesima piattaforma per la quale si è pagato un abbonamento che la famiglia considera inteso per tutti i suoi componenti.

DAZN, tra famiglia e concurrency

In questo ragionamento, l’abbonamento assume una connotazione familiare collettiva. Questa concezione rischia però di venir meno se le restrizioni che aleggiano attorno da DAZN dovessero avere luogo in modo effettivo. Ancora non si sa quando e se saranno annunciati, ma le fonti danno per certa ed imminente la cosa. La piattaforma streaming, che prima ha dovuto fare i conti con i problemi tecnici e poi con i problemi di audience, sta probabilmente affrontando anche problemi nel proprio modello di business ed ha ora ferma necessità di meglio definire il bacino della propria utenza. Come? Evitando la pirateria, in primis, ed evitando gli abbonamenti condivisi che abbattono le entrate fisse e spostano il baricentro dei bilanci DAZN verso il scivoloso terreno della pubblicità (densa di insidie e di algoritmi per il calcolo dell’audience).

Secondo quanto trapelato, DAZN vorrebbe abbattere il principio della concurrency: in futuro (magari già a partire dal 20 novembre con l’arrivo del Full HD sulla piattaforma, con 1 mese di tempo per il possibile recesso) potrebbe essere abolita la possibilità di concedere a due utenze di accedere con medesimo account allo stesso contenuto in piena contemporaneità. Ciò impedisce quindi di accedere alla medesima partita da parte di due fratelli che vorrebbero dal proprio smartphone accedere al medesimo contenuto durante il suo svolgimento.

Diletta Leotta, volto di DAZN

Quel che altre piattaforme hanno affrontato con meno pressioni e più eleganza, DAZN rischia di doverlo affrontare in maniera brusca e con qualche strappo di troppo. Questo cambio di filosofia, infatti, andrebbe a snaturare fortemente l’idea stessa di una piattaforma ubiqua, che possa consentire l’accesso sempre e comunque ai contenuti. Da una parte si evita il fenomeno degli abbonamenti condivisi (ma si dovrebbe fare i conti con una inevitabile caduta del numero degli abbonati), ma dall’altra si sradica l’identità di una piattaforma che la famiglia non potrà più immaginare come “nostra”, ma soltanto come “mia” per singoli abbonati.

Il problema va oltre la sola DAZN. Spotify ha in parte risolto il problema con un abbonamento famiglia che con qualche euro in più consente l’accesso a più utenze legate da vincolo familiare; su DAZN ancora non è trapelata questa ipotesi, ma potrebbe rappresentare un compromesso utile a prendere due piccioni con una fava: un piccolo sovrapprezzo in cambio di un diritto che non si è più disposti a offrire. Trapela invece la possibilità per cui si voglia salvaguardare il concetto di “casa”, ma sacrificando quello della condivisione tra i legami familiari: ok ai due device dalla stessa abitazione, insomma, ma nessuna concessione per ulteriori accessi da remoto. Il figlio fuori casa non immagini di fruire dell’abbonamento del papà, insomma: uno dei due dovrà sentirsela in radio.

Cosa farà l’utenza?

Bisogna in caso contrario allinearsi su ciò che si intende per offerta streaming, sul suo prezzo per una famiglia e sull’idea di ubiquità che l’online vuol vendere come opportunità persistente per una vita always-on. Le scelte di DAZN peseranno molto sulla percezione che si ha non solo del calcio, non solo della stessa DAZN, ma più in generale dello streaming e dei servizi online: le famiglie che dividevano un abbonamento o che lo sfruttavano tra i propri componenti come rivaluteranno il prezzo del contenuto? Il calcio continuerà ad essere uno spettacolo da volere “a tutti i costi” o la proposta di modifica contrattuale con diritto di recesso lascerà uno strascico sulla fruizione di un campionato al quale in molti si sono abbonati già in estate dicendo di sì alla promessa di un prezzo e di condizioni che dovevano valere per l’intera stagione?

Sarà interessante capire cosa farà davvero DAZN, ma ancora più interessante sarà misurare la reazione dell’utenza: quanto vale davvero lo streaming per gli italiani quando la concurrency viene messa da parte e il prezzo diventa effettivo nelle tasche dei singoli abbonati?

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Pubblicato il 9 nov 2021
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