Blizzard: DRM, una perdita di tempo

Il pluri-premiato produttore videoludico californiano emette una condanna per le protezioni anticopia tanto popolari tra i publisher. Basta l'autenticazione online, dice Blizzard

Roma – Spendere pacchi di quattrini e il lavoro di valenti ingegneri del software per ingabbiare il codice e rendere difficile il lavoro ai pirati di videogame? Una perdita di tempo , ammette Blizzard . Frank Pearce, co-fondatore e attuale produttore esecutivo dello storico publisher statunitense da sempre attivo esclusivamente sul mercato PC (fusosi con Activision a formare il colosso Activision-Blizzard), va dritto alla questione e suona una incoraggiante campana a morto per le pesanti protezioni DRM recentemente introdotte da Ubisoft .

Il publisher di Splinter Cell e Assassin’s Creed ha trasformato la connessione perenne a Internet in una blindatura anti-pirateria, ed è stato costretto a fronteggiare ogni genere di critica e malcontento per via dei problemi di accesso denunciati dai videogiocatori e la prevedibile vittoria dei “cracker” che l’hanno infine avuta vinta su un sistema che si voleva a prova di manomissione. Ubisoft ha perso la sua (azzardata) scommessa, e non a caso Pearce dice che la lotta contro la pirateria su PC a mezzo DRM è nient’altro che una “battaglia persa”.

“Abbiamo bisogno che i nostri team di sviluppo siano concentrati sui contenuti e le caratteristiche innovative, non sulla tecnologia anti-pirateria” sentenzia candidamente Pearce in un’intervista. “Se si comincia a parlare di DRM e diverse tecnologie con cui provare a gestire questi sistemi – continua Pearce – per noi è davvero una battaglia persa perché la community è sempre molto più vasta, e il numero di persone in circolazione che vogliono provare a contrattaccare quella tecnologia, che sia per piratare il gioco o semplicemente per curiosità, è molto più numeroso dei nostri team di sviluppo”.

La vera risorsa da giocare per vincere la battaglia contro la pirateria, dice Pearce, è dare ai videogiocatori una “piattaforma” online capace di attrarli fornendo loro strumenti di partecipazione attiva e di interconnessione con il mondo di gioco e gli altri player in tutto il mondo. “Dal nostro punto di vista il miglior approccio è essere sicuri di avere una piattaforma completa su cui le persone vogliano giocare – dice Pearce – dove possano trovare i loro amici, dove si trova una community”.

Pearce si riferisce ovviamente al network Battle.net , tecnologia veterana del multiplayer online (attiva sin dal 1997 per il gioco in rete di Diablo) che sta per essere rinnovata contemporaneamente alla distribuzione del blockbuster annunciato StarCraft II . Ma le parole del co-fondatore di Blizzard vanno misurate con una realtà fattuale leggermente diversa perché, che lo si ammetta o meno, anche in casa del publisher californiano i sistemi DRM e la “pirateria” digitale continuano a rappresentare un cruccio. Magari secondario, ma sempre di cruccio si tratta.

Tutti i giochi Blizzard sono dotati di un sistema di autenticazione e check del disco originale, tanto per cominciare, e il succitato StarCraft II imporrà al giocatore la registrazione di un account su Battle.net (che si sia interessati al multiplayer o meno poco importa) prima di poter avere accesso alle campagne multi e single-player.

È pur vero che una volta passato lo scoglio dell’autenticazione il gioco offline non necessiterà di una connessione a Internet perenne come nel caso di Assassin’s Creed II, ma resta il fatto che Blizzard ha in precedenza comunicato di aver cancellato il supporto alle partite in LAN ( feature storica e particolarmente apprezzata dal pubblico presente in tutti i vecchi giochi della casa) proprio a causa delle preoccupazioni in merito alla pirateria e al presunto rischio di “danneggiamento” dell’esperienza always-on garantita da Battle.net. E per quanto riguarda le DRM in stile Ubisoft, infine, certi apprezzamenti emersi in questi giorni non promettono nulla di buono per le sorti di un videogaming su PC ingiustamente trascurato anche se in crescita continua .

Alfonso Maruccia

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  • ullala scrive:
    Non c'è problema
    Avranno sempre ruppolo come cliente secondo lui il voip con fring non funziona! ;)
  • iRoby scrive:
    Lo hanno osteggiato per anni
    Hanno osteggiato wifi e voip per anni in tutti i paesi in cui i politici erano più corruttibili come l'Italia.Hanno lasciato lo sviluppo della rete e della telefonia, indietro di anni, ed hanno causato danni allo sviluppo economico e culturale di quei paesi.Parlo delle aziende di TLC tradizionali. Che hanno protetto la loro posizione dominante nel più schifoso dei modi.In Italia ci portiamo dietro ancora leggi che impediscono di condividere Wifi e reti libere.
  • ottomano scrive:
    In effetti...
    In famiglia usiamo il VOIP ormai da 5-6 anni.Telefonate a prezzi irrisori, anche all'estero.Ora anche via cellulare grazie alla SuperInternet di Tre e Fring (ma anche il wi-fi quando disponibile).Insomma, a parte le 10 euro che metto ogni 4 mesi su VoipCheap, le mie spese telefoniche sono quasi azzerate.Le telco devono muoversi se vogliono restare competitive. Oggi vedo che in Italia solo Tre ha un'offerta più o meno decente. Gli altri arroccati su posizioni più o meno monopolistiche.Nicola
    • _Nic scrive:
      Re: In effetti...
      Infatti io sono passato a tre appena ho acquistato un telefonino che avesse queste funzionalità.L'unica cosa è che quando è in wi-fi o in 3g mi ciuccia la batteria in un'ora! Quindi sono molto limitato nell'uso!
    • Francesco_Holy87 scrive:
      Re: In effetti...
      Io invece no! Quì da me a San Giorgio a Cremano devi andartele a cercare le zone dove c'è il 3G perchè la linea telefonica è indecente!
  • MaestroX scrive:
    Non vedo l'ora
    Non vedo l'ora:"Questo sviluppo, sostiene Juniper Research, segnerà il crollo del mercato telefonico tradizionale che potrebbe soffrire, per lo studio, di una perdita di guadagni di 5 miliardi di dollari solo a causa del WiFi."
    • Internetcrazia scrive:
      Re: Non vedo l'ora

      "Questo sviluppo, sostiene Juniper Research,
      segnerà il crollo del mercato telefonico
      tradizionale che potrebbe soffrire, per lo
      studio, di una perdita di guadagni di 5 miliardi
      di dollari solo a causa del
      WiFi."Ovviamente in italia viaggeremo di equocompenso tassando i KB consumati in traffico voip e rigirando le percentuali agli operatori classici...
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