Branagh: i provider fermino i condivisori d'assalto

Celebre regista e ancor più celebre interprete, Kenneth Branagh guida un centinaio di colleghi, che vogliono mettere all'angolo gli ISP. Partita la campagna TV. Chi condivide è un ladro e getta per strada intere famiglie

Roma – Temono che i pirati mandino sulla strada i tanti professionisti che hanno fatto del cinema e dello spettacolo la propria vita, si preoccupano per le loro famiglie e per fatturati che vanno comprimendosi, vedono avanzare la crisi finanziaria e temono che la stretta sulle imprese finisca per moltiplicare l’effetto della pirateria sulle difficoltà dell’industria di settore: ci sono queste ed altre preoccupazioni in una lettera che una centinaio tra i più celebri artisti del Regno Unito ha inviato a Downing Street. Al Governo di Sua Maestà chiedono urgenti e importanti provvedimenti . Fanno sul serio: oltre alla missiva sganciano sul pubblico anche una campagna co-promossa con BAFTA e lo UK Film Council, con tanto di spot tv interpretato da Daniel Craig , l’ultimo “007”.

il celebre attore A dar forza a questo accorato appello è nientemeno che Kenneth Branagh , tra i nomi più importanti dello star system britannico, autore di capolavori del cinema e interprete indimenticabile di numerosi film. Il suo genio, questa volta, lo sta usando per mettere all’angolo i provider Internet del suo paese , accusati di non fare abbastanza per impedire che lo “scempio” della condivisione si arricchisca e attecchisca tra gli utenti giovani e meno giovani del Regno. Con lui ci sono altri nomi di prima grandezza, da Richard Curtis a Billy Elliot, a Lynda La Plante, nomi che non potranno passare inosservati a Londra.

“Siamo un gruppo di produttori di cinema e televisione britannici – spiega la missiva – siamo registi e autori che hanno realizzato alcuni dei più innovativi e importanti film e programmi del Regno Unito. Quanto produciamo intrattiene milioni di persone, crea decine di migliaia di posti di lavoro nel settore creativo del Regno Unito, attira investimenti diretti dall’estero, si aggiudica riconoscimenti e produce miliardi di entrate”.

A fronte di tutto questo, scrivono gli artisti, “siamo preoccupati che i successi dell’industria creativa in UK siano svalutati dal file sharing illegale online di film e contenuti televisivi. In un momento nel quale così tanti posti di lavoro vengono perduti in tutti i settori dell’economia, è particolarmente importante che questo tema sia preso seriamente dal Governo e che ad esso siano devolute tutte le risorse necessarie al fine di far rispettare la legge”.

Ben lontani dal concepire un nuovo mercato basato su nuovi modelli economici e una nuova concezione del diritto d’autore, spinti dalla crisi economica che induce più facilmente a serrare i boccaporti che a tentare di spiccare il volo verso nuovi orizzonti, gli artisti fanno i conti, guardano ai numeri dei download, ritengono che per ogni film scambiato ci sia un film di meno che viene venduto , associano il numero delle condivisioni alle fosche previsioni di entrata del proprio settore.

Tra i tanti, ne ha parlato un celebre produttore televisivo, Stephen Garrett , secondo cui “non ci sono momenti buoni per ignorare qualcosa che minaccia posti di lavoro, ma farlo nel pieno di una crisi economica si piazza tra irresponsabilità e follia. Il file sharing illegale è una minaccia diretta al lavoro nell’industria dei media”.

Sulla stessa linea anche Callum MacDougall , tra i produttori esecutivi dell’ultimo James Bond, secondo cui i condivisori “rubano dai produttori e dalle società di distribuzione”.

La soluzione finale sono i provider . Dice ancora MacDougall: “Se gli ISP non vengono obbligati a porre fine a tutto questo, presto non vi saranno più prodotti da scaricare, perché se l’industria non recupera i propri costi allora cesserà di produrre”.

Un concetto, quello della responsabilità dei provider, ribadito nella lettera. Secondo gli artisti, infatti, i provider “hanno la possibilità di cambiare il comportamenti di quegli abbonati che distribuiscono illegalmente contenuti online. Hanno il potere di portare a grandi cambiamenti e di impedire che la propria infrastruttura venga usata per un’attività illegale di massa. Se non sono preparati ad agire con responsabilità, allora dovrebbero essere spinti a farlo”.

I creativi britannici, come tanti prima di loro, non sembrano quindi cogliere le implicazioni contenute nell’assegnare una responsabilità di controllo agli ISP , non ritengono di dover rispondere alle tesi degli esperti, che da sempre temono che il gestore dell’infrastruttura sia trasformato in un poliziotto, non danno credito a chi ritiene che in un caso del genere le promesse di circolazione della cultura, scambio dell’informazione e libero flusso del pensiero in rete potrebbero diventare un ricordo. Né, peraltro, sembrano consci dell’innumerevole quantità di strategie tecniche che gli utenti di una rete, figuriamoci di una rete globale, possono mettere in atto per condividere contenuti e scambiarsi file, che è poi il motivo per cui la rete esiste in primo luogo.

La lettera degli artisti britannici arriva in un momento molto particolare : il Regno Unito va definendo la propria versione della Dottrina Sarkozy e il Governo ha già dichiarato che intende convertire i condivisori di contenuti . In un momento, dunque, in cui c’è il desiderio di portare la tutela del diritto d’autore alle estreme conseguenze, di bilanciare il diritto essenziale dell’accesso ad Internet con i diritti dell’industria e di estrapolare da questo bilanciamento la possibilità di scollegare gli utenti recidivi dalla rete .

Una campagna, quella degli artisti sostenuti da tutta l’industria di settore nel Regno Unito, che non potrà passare sotto silenzio, non potrà venire dimenticata dal Governo e soprattutto non potrà essere ignorata dai provider, operatori che da tempo faticano a mantenere la propria terzietà rispetto ai contenuti che girano sulle proprie reti. Gli artisti li costringono ad un bivio, impossibile ora non prendere posizione.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Venkman scrive:
    La polizia italiana invece...
    ...Nel 2008 la polizia italiana utilizza ancora radio FM analogica trasmettendo (in chiaro) nomi e quant'altro oggetto di controlli alla rispettiva sala operativa ed ogni tanto vanno in blocco anche i sistemi di accesso ai vari database della Motorizzazione ecc...No comment...
Chiudi i commenti