BSA: ma quali standard aperti?

L'Europa, secondo i produttori di software proprietario, rischia di danneggiare l'innovazione se insisterà nel promuovere soltanto standard tecnologici aperti royalty-free. L'open source poi - dice BSA - è altra cosa
L'Europa, secondo i produttori di software proprietario, rischia di danneggiare l'innovazione se insisterà nel promuovere soltanto standard tecnologici aperti royalty-free. L'open source poi - dice BSA - è altra cosa

Bruxelles – I maggiori produttori di software non hanno alcuna intenzione di stare a guardare mentre progredisce nell’Unione Europea il concetto e l’utilizzo di standard aperti royalty-free. La Business Software Alliance (BSA) , l’alleanza dei produttori di software proprietario, ha quindi rivolto un appello all’Unione.

Secondo Benoit Müller, direttore della divisione della BSA che si occupa delle politiche europee, l’attuale posizione europea sugli standard rischia non solo di danneggiare chi oggi produce tecnologie ampiamente utilizzate ma gli stessi consumatori nonché l’innovazione e lo sviluppo del software . Escludere gli standard tecnologici basati ad esempio su brevetti e utilizzabili soltanto dietro la compensazione delle società che dispongono del brevetto, secondo BSA significa rinunciare all’interoperabilità che invece si vuole ricercare e turbare il mercato, con conseguenze dannose per tutti.

In una white paper appena pubblicata dalla BSA sull’argomento ( qui in pdf), si legge che “i Governi dovrebbero evitare politiche che inavvertitamente scoraggiano lo sviluppo e l’adozione di standard ampiamente riconosciuti, magari perché ne approvano loro stessi (congelando l’innovazione) o perché bloccano quelli che non hanno un ampio supporto nell’industria o perché riducono gli incentivi economici correlati”.

Nel mirino della BSA, in particolare, la scelta della UE di inserire nel proprio progetto di interoperabilità delle infrastrutture informatiche europee EIF una definizione di standard molto precisa e invisa ai grandi del software. Si parla infatti non solo di standard aperti ma anche standard che debbano essere royalty-free , il cui utilizzo dunque non si risolva in un addebito per chi li sfrutta. Non solo, la UE si concentra anche sul concetto di riuso , anch’esso inviso ai big del settore se non adeguatamente compensato.

In una dichiarazione rilasciata a eweek.com , Müller ha spiegato di temere che “definendo gli standard aperti in questo modo, la Commissione escluda automaticamente molti standard essenziali per l’interoperabilità, e dunque l’iniziativa si riveli controproducente. Vorremmo invece che venga rivista in linea con la realtà delle cose, con le politiche delle più importanti organizzazioni di standardizzazione”. Gli enti a cui fa riferimento Müller sono evidentemente organizzazioni come ITU o IETF , che ratificano standard tecnologici anche se accompagnati da royalty. Una politica che invece viene respinta da W3C Consortium guidato da Tim Berners-Lee per gli standard delle tecnologie web.

Il framework europeo A finire nel mirino della BSA o, meglio, a preoccupare i produttori è il fatto che le politiche UE possano nuocere a standard ampiamente riconosciuti come il DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol), l’802.1x e persino il GSM della telefonia mobile. Esempi forse estremi ma che secondo la BSA danno l’idea del problema rappresentato dall’EIF così come è concepito. Il concetto di base per la BSA è che gli standard, quelli che funzionano e che dovrebbero essere presi in considerazione dal framework europeo, emergono “spontaneamente” da una serie di fattori: la ricerca, il momento in cui vengono introdotti, l’interesse del mercato. Voler imbrigliare questo processo, secondo BSA può portare a una serie di conseguenze non intenzionali , come bloccare lo sviluppo di certe tecnologie e intervenire sul mercato riducendo la concorrenza.

Ma la critica ad EIF non si limita alla questione standard, riguarda anche il fatto che secondo BSA la Commissione confonde il concetto di open standard con quello di open source . Nella sua white paper l’associazione dell’industria spiega che “mentre uno standard aperto è una specifica tecnica, il software aperto è un software che può essere utilizzato per implementare uno standard aperto per un particolare prodotto o servizio. Se uno standard sia aperto o meno questo non ha nulla a che vedere con lo sviluppo o il modello di licenza del software utilizzato per implementarlo”.

Nelle sue conclusioni, BSA spiega di credere che “una comprensione equilibrata e matura dello scopo e della pratica degli standard, incluso il ruolo importante degli standard aperti, sia essenziale per un mercato sano e per l’industria della tecnologia”. “BSA – avverte l’alleanza dei produttori – spera di poter lavorare con tutte le parti interessate affinché ciò avvenga”.

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20 02 2005
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