Call center, incubo anche negli USA

Se ne accorgono gli utenti di America Online, denunciata addirittura dallo stato dell'Ohio con l'accusa di aver ingannato centinaia di clienti e fatturato servizi disdetti
Se ne accorgono gli utenti di America Online, denunciata addirittura dallo stato dell'Ohio con l'accusa di aver ingannato centinaia di clienti e fatturato servizi disdetti

Roma – L’incredibile diffusione dei call center nel mondo delle telecomunicazioni e dei servizi internet continua a far danni su entrambe le sponde dell’Atlantico. Lo hanno capito anche gli utenti del più importante provider americano, America Online, che sostengono di essersi visti arrivare richieste di pagamento per servizi disdetti.

Da quel che si capisce, la vicenda ricorda da vicino quanto più volte lamentato anche in Italia , cioè l’impossibilità per l’utente di avere dal call center la certezza che l’operazione richiesta, attivazione o disattivazione o altro ancora, sia stata registrata correttamente.

Nei guai però – oltre a circa 250 persone che non vogliono pagare quello che non hanno chiesto ma che si sono visti addebitare gli importi sulla carta di credito – c’è finita ora la stessa AOL visto che, come previsto dalla legge, a portarla in tribunale sono ora i procuratori dello stato dell’Ohio, dove risiedono appunto i 250 utenti “traditi”.

Jim Petro Il procuratore generale dell’Ohio, Jim Petro, ha dichiarato che “i consumatori dovrebbero poter cancellare un contratto con un’azienda secondo i termini previsti dal contratto stesso e avere la comodità di sapere che l’azienda darà seguito a quella cancellazione”. Secondo Petro, invece, AOL ha bellamente ignorato quanto richiesto dagli utenti e ha continuato a tirar fuori dalle loro tasche cifre oscillanti tra i 20 e i 30 dollari per diversi mesi.

La questione non è circoscritta al solo Ohio. Basti pensare che la stessa AOL, tirata in ballo probabilmente perché gestisce un numero di clienti molto elevato rispetto agli altri provider, ha dovuto sottoscrivere un recente accordo con la Commissione federale sul commercio nel quale si impegna a fare del suo meglio per cessare i contratti quando lo richiedono gli utenti.

Ma AOL non ci sta e ha già risposto a Petro sostenendo di non essere d’accordo e che i clienti hanno molti diversi modi di cancellare il contratto. Petro però ci va giù duro, chiedendo danni fino a 25mila dollari per ogni violazione e una ingiunzione che obblighi AOL in futuro ad agire per il meglio. A qualcuno, anche da noi, in queste occasioni basterebbe una ricevuta…

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28 10 2003
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