Caro senatore Cossiga

di Marco Calamari - Il potere esecutivo chiede il controllo più ampio possibile sulla comunicazione. Non si dimentichi però che conservare i dati delle comunicazioni significa intercettare
di Marco Calamari - Il potere esecutivo chiede il controllo più ampio possibile sulla comunicazione. Non si dimentichi però che conservare i dati delle comunicazioni significa intercettare

Le scrivo perchè ho avuto notizia dalla stampa, senza poterne pero’ trovare conferma sui siti istituzionali, che lei avrebbe presentato una proposta di legge per regolamentare il problema delle intercettazioni telefoniche. Non è mia intenzione entrare nel merito dell’argomento, su cui già troppo si è detto e scritto in questi giorni. Volevo invece sottoporre alla sua attenzione un problema che passa in secondo piano quando si parla dell’eccesso di intercettazioni telefoniche, quello della privacy dei cittadini italiani quando usano Internet.

Il problema si chiama Data Retention, e mi permetto di riassumerglielo brevemente.

Unico paese nel mondo, l’Italia, in nome dell’attuazione di una direttiva europea che in realtà fornisce prescrizioni minori e molto più elastiche, archivia i dati di navigazione Internet (e talora non solo quelli) dei suoi cittadini fino a dicembre 2007 (oltre due anni, e comunque senza niente dire sul poi). Una misura che i Garanti europei della privacy considerano intercettazione tout-court.

In tale data secondo il Decreto Pisanu dovrà essere riesaminata l’intera questione della Data Retention. Gli altri stati dell’UE hanno invece optato per il minimo richiesto dalla direttiva, o addirittura non l’hanno ancora recepita.

Molti cittadini italiani, tra cui il sottoscritto, passano molto tempo in Rete, e della Rete fanno veicolo dei propri interessi, dei propri pensieri, delle proprie azioni, delle proprie spese, delle proprie letture. Questi cittadini vorrebbero vedere la propria privacy difesa come, e magari meglio, di quando utilizzano i telefoni, cellulari e non.

Purtroppo la Rete, strumento che aumenta molto le capacità di comunicare dell’essere umano, aumenta ancora di più le possibilità di controllo diffuso e di violazione sistematica della privacy degli individui. Questo fatto pare essere noto solamente agli investigatori ed in genere a chiunque, dovendo esercitare un potere esecutivo, trova naturale richiedere che questo controllo venga svolto nella maniera più ampia possibile.

Questa richiesta, perfettamente naturale e comprensibile, dovrebbe essere bilanciata, in applicazione del principio della separazione dei poteri dello Stato, dal potere legislativo a cui spetta anche il compito, in attuazione dei principi della Carta Costituzionale, di difendere libertà di espressione, privacy e diritti civili dei cittadini.

In questo campo purtroppo il suddetto potere legislativo brilla per la sua assenza, a cui corrisponde pero’ una sospetta prontezza nello sfornare leggi che un tempo si sarebbero definite “forcaiole” tutte le volte che si avvicinano le elezioni, alla caccia di pedofili, terroristi, criminali e copiatori di mp3, che nella mente dei legislatori italiani sembrano essere i soli abitanti della Rete.

Le decine di migliaia di intercettazioni telefoniche sono salite agli onori della cronaca, ed all’attenzione di alcuni parlamentari, solo perchè dirette contro persone note. E quelle dirette contro i semplici cittadini?
Non è preoccupante che siano così tante da darci il record mondiale in questo campo?

E la Data Retention, le intercettazioni Internet (chiamiamole col loro nome) fatte su tutti i cittadini italiani in maniera preventiva e senza certezze sulla cancellazione delle informazioni (forse nel 2008?), non meriterebbero ancora più attenzione? Una volta le avremmo chiamate schedature di massa, tuttora vietate in Italia.

Le chiedo scusa in anticipo se la sua proposta, che spero di poter leggere presto, fosse già stata redatta in questo senso.

Marco Calamari

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03 07 2006
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