Internet, il Vaticano ed i pedofili

di Marco Calamari - Il vespaio suscitato dal servizio della BBC spinge alcuni politici a chiedere prudenza, vista la posta in gioco. Quella prudenza che non viene riservata alla rete, ovvero a una posta ben più alta
di Marco Calamari - Il vespaio suscitato dal servizio della BBC spinge alcuni politici a chiedere prudenza, vista la posta in gioco. Quella prudenza che non viene riservata alla rete, ovvero a una posta ben più alta

Come tutti ormai sapranno, è disponibile in Rete un servizio giornalistico della BBC , ormai vecchio di un anno, che si occupa dei processi e delle condanne di alcuni sacerdoti cattolici per reati connessi alla pedofilia.

La ventilata messa in onda di questo servizio, che personalmente giudico interessante e ben fatto, in una trasmissione curata da Michele Santoro ha prodotto un prevedibile scompiglio, che osservato dall’estero non ci ha fatto fare sicuramente una bella figura. Uno dei commenti più calzanti è stato: “Si fa tanta confusione per una cosa già visibile in Internet”.

Piero Fassino, segretario dei DS, noto per la sua pacatezza, ha dichiarato “Quando si affronta un tema così sensibile, ci vuole attenzione perché l’impatto di qualsiasi immagine, notizia o commento richiede equilibrio”.
Fassino si riferisce ovviamente al Vaticano ma vorrei suggerirgli, e suggerire a noi tutti, un momento di riflessione per un’altra entità diversa dal Vaticano (o meglio dalla Chiesa Cattolica) ed associata, spesso in maniera strumentale e quasi sempre a sproposito, a reati a sfondo pedofilo.

Modificherei quindi la frase, molto generica, precisandola come segue: “Quando si affrontano gli importanti e sensibili temi dei reati a sfondo pedofilo, ci vuole molta attenzione, perché l’impatto emotivo di qualunque immagine, notizia o commento fa scattare nella maggioranza delle persone giustificati ma anche primitivi sentimenti di protezione della prole. Questi onorevoli sentimenti portano spesso a sospendere il giudizio razionale ed agire in maniera irrazionale, dannosa e suscettibile di strumentalizzazioni; queste ultime possono talvolta essere usate per manipolare l’equilibrio di potere tra doveri verso la società e diritti civili individuali”.

Quanto sopra è solo la trasformazione di un discorso pieno di sottintesi nato per il caso Vaticano e pedofilia in uno equivalente, ma esplicito e dettagliato, adatto anche al caso “Rete e pedofilia”.

Sarebbe sia doveroso che vantaggioso per la nostra classe politica usare la stessa attenzione ed accuratezza riservata al Vaticano anche verso la Rete ed i suoi abitanti. Dopotutto, gli utenti della Rete si avviano ad essere la maggioranza dei cittadini del mondo sviluppato, ed anche a superare il numero dei membri di qualunque singolo partito, religione, culto o setta.

È pacifico che i politici debbano cercare il consenso per mestiere, ma troppo spesso la loro azione tipica è inseguire rozzamente il fatto di attualità, esprimendosi in maniera incisiva sui media e poi agendo di conseguenza solo finché i riflettori sono accesi. Molto rumore, poca classe, nessuna efficacia; mi chiedo su quanti elettori questo modo di agire faccia veramente un effetto positivo.

Un umile suggerimento è, ad esempio, quello di non privilegiare i commenti sulle “battute di pesca” effettuate in Rete a caccia di pedoguardoni o pedopornodetentori (non di pedofili, quelli li si deve cercare in famiglia ed in situazioni di subordinazione), di evitare la criminalizzazione della Rete con la stessa cura con cui si evita quella del Vaticano, e di agire con prudenza e rispetto della presunzione di innocenza anche quando si parla di indagini nel mondo reale.

La convenienza del parlare ed agire con prudenza è infatti dimostrata da alcuni recenti fatti di cronaca sempre riguardanti presunti reati di pedofilia. E la convenienza ad uscire da questo ed altri luoghi comuni tanto popolari quanto falsi come la contrapposizione tra privacy e sicurezza, molto ben descritta in questo articolo , dovrebbe essere evidente a qualunque servitore pubblico non intenda promuovere una società basata sul terrore e sul controllo.

Dare invece visibilità e risonanza, e magari agire in difesa dei diritti civili di chi vive in Rete (e fuori), sarebbe probabilmente più pagante, se non nel breve sicuramente a medio termine. Il mio voto, insieme a quelli di molti altri, ne sarebbe fortemente attratto. Il mio rispetto anche.

Marco Calamari

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24 05 2007
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