Piccole censure crescono

di Marco Calamari - Lo spettro del pedoporno si agita sulla rete ma, ancor più, nei palazzi romani, che in 10 anni han dato a caso la zappa sui piedi di chi capita. Magari degli utenti Internet
di Marco Calamari - Lo spettro del pedoporno si agita sulla rete ma, ancor più, nei palazzi romani, che in 10 anni han dato a caso la zappa sui piedi di chi capita. Magari degli utenti Internet

Chi è abituato a distillare le cose importanti nell’eccesso di notizie che i media tradizionali e la Rete stessa ci offrono ogni giorno, avrà probabilmente notato tre fatti che riguardano direttamente la libertà di informazione in Rete, e che hanno conseguenze dirette anche su altri diritti civili come la libertà di espressione.

Si tratta di leggi approvate dal parlamento nel 1998 , nel 2003 e nel 2006 relative, almeno nel titolo, alla sacrosanta lotta alla pedofilia.

Peccato anche che le uniche misure attive previste dalle leggi suddette siano dirette a limitare la circolazione di immagini pedopornografiche in Rete, tramite la censura preventiva di contenuti estremi reperibili anche fuori dal territorio nazionale.

Peccato che l’unico modo impiegato per realizzare questa già discutibile misura sia attribuire allo Stato il ruolo di paterno ed illuminato censore della Rete, in grado di evitare agli ignari navigatori di captare “per caso” in un sito di contenuti deleteri per la loro psiche.

Peccato che per realizzare questo sia necessario scardinare completamente l’infrastruttura di Internet in Italia, con un’operazione di portata tale da non avere uguali nei paesi democratici, e paragonabile forse solo a quello che avviene in Cina.

Peccato che tutto quello che viene realizzato a prezzo di arrecare questi enormi danni a tutti sia aggirabile da chiunque abbia un minimo di competenze tecniche in materia di Rete, o da chiunque ricerchi istruzioni passo-passo che possano stare in un paio di pagine stampate, e che si trovano istantaneamente tramite una ricerca in Rete. Da pochi cittadini purtroppo, ma certamente da tutti i criminali.

Ma allora “cui prodest?”, avrebbero detto i latini. A chi giova ingabbiare e smontare Internet in Italia?

La risposta è semplice: giova non ai bambini, gli apparenti destinatari delle leggi che dichiarano di volerli tutelare, che sono abitualmente vittime di ben altri soggetti che non agiscono in Rete ma nel modo reale, ma giova solo a chi desidera limitare gli spazi di libertà civile ed i diritti individuali.

Non giova certo ai cittadini di una democrazia, che in quanto titolari di diritti costituzionali inalienabili e tutelati, almeno in parte, da principi basilari della legislazione penale, non vengono certo “difesi” dalla censura o dall’invenzione di nuove fattispecie di reati, siano essi “anticipatori” o “virtuali”.

Nemmeno l’istituto della censura, di cui ancora oggi il nostro paese “beneficia” grazie al suo tradizionale paternalismo nei confronti del cittadino, lascia indenni i diritti civili.

Non ci si riferisce ovviamente alla censura che riguarda ciò che i minori possono vedere o fare; ci si riferisce piuttosto a quella che pretende di decidere cosa può vedere o fare un cittadino adulto che esercita il suo diritto di libera scelta. Si tratta di due istituti completamente diversi; se il primo può vantare almeno in teoria fini educativi, il secondo, la Censura con la “C” maiuscola, può vantare illustri antenati solo nella storia delle repressioni e delle dittature.

“Ma dove sta la novità in questa antologia di fatti ormai noti?”. Orbene, alla metà di settembre, in attuazione appunto della legge 38/2006, il Ministero dell’Interno ha diramato una circolare attuativa a tutti gli Internet Service Provider italiani per formalizzare le procedure amministrative di comunicazione e censura previste dalla legge suddetta.

A questa circolare, obbligo di legge per il Ministero, ma dovuta ad una legge perversa, le organizzazioni degli ISP hanno reagito con comunicazioni ai loro iscritti sostanzialmente tranquillizzanti. Tranquillizzanti forse per gli ISP, che ci rimettono solo dei soldi, non certo per i cittadini della Rete.

Si tratta dell’istituzione del CNCPO “Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia sulla rete internet” (ma l’acronimo non torna nemmeno stiracchiandolo), che diventa in effetti il signore e padrone della Rete in Italia, ed il censore assoluto degli adulti per quanto attiene i contenuti della Rete stessa, sia italiani che esteri.

Già qualcuno commenta “Ma qualsiasi sacrificio deve essere fatto per mettere al sicuro i bambini dai pedofili!”. Io ho una nipotina di 6 anni per cui stravedo. Non credo proprio che queste leggi le renderanno la vita più sicura. Ma sono certo che per il suo bene non vorrei mai vederla crescere in un mondo plasmato da questi “sacrifici”.

Per concludere, un altro importante passo è stato compiuto per la realizzazione del Grande Fratello italiano; il nostro grande amico infatti, nel romanzo di Orwell, oltre che spiare tutto e tutti censurava integralmente le informazioni pubblicate od archiviate, e tramite la censura poteva condizionare la mente delle persone e riscrivere la storia passata.

Chissà cosa aveva in mente Orwell quando scriveva queste cose?
Chissà che cosa temeva esattamente?

Di certo si sarebbe spaventato se vedesse cosa oggi si sta realizzando.
E sarebbe spaventato a morte se vedesse con quale indifferenza la maggioranza dei cittadini ed anche del popolo (bue) della Rete accolgono questi avvenimenti.
Non posseggo la preveggenza di Orwell, però sono spaventato anche io. E voi no?

Marco Calamari

Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo

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18 10 2007
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