Jensen Huang vorrebbe che tutti smettessero di fare i catastrofisti sull’intelligenza artificiale. Il CEO di Nvidia, l’azienda che vende i chip essenziali per addestrare i modelli AI e che grazie a questa domanda febbrile è arrivata a valere quasi 5 trilioni di dollari, pensa che tutte queste previsioni apocalittiche siano dannose. Per chi? Per la società, per l’industria, per i governi. E, aggiungiamo noi, probabilmente anche per il suo conto in banca.
Huang contro i profeti dell’apocalisse AI
Durante un recente episodio del podcast No Priors, Huang ha liquidato le previsioni nefaste sul futuro dell’AI come pura fantascienza inutile. Secondo il CEO, i messaggi catastrofisti influenzano la politica, tanto da poter condizionare l’industria in qualche modo, lasciando intendere che il vero problema non è la fine del mondo, ma la possibilità che qualche regolamentazione rallenti il business.
Poi però Huang ha fatto marcia indietro parziale: È troppo semplicistico affermare che tutto ciò che dicono i catastrofisti sia irrilevante. Non è vero. Vengono dette molte cose molto sensate
. Peccato che si sia dimenticato di fornire anche solo un esempio concreto di cosa, tra tutte queste cose sensate, meriti effettivamente attenzione.
È difficile prendere sul serio le rassicurazioni di Huang sull’AI quando la sua azienda ha costruito un impero da trilioni di dollari vendendo proprio i chip che alimentano questa tecnologia. Nvidia è la gallina dalle uova d’oro dell’intelligenza artificiale, e Huang si è dimostrato uno dei suoi sostenitori più accaniti, a volte persino più delle aziende che producono i modelli stessi.
Quando Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha avvertito che l’AI potrebbe spazzare via la metà dei lavori d’ufficio entry-level nei prossimi cinque anni, Huang ha ribattuto accusandolo di fare allarmismo per far sembrare Anthropic l’unica azienda abbastanza responsabile da costruire l’AI. Un punto valido, per carità, molti avvertimenti apocalittici sui rischi dell’AI servono effettivamente a distogliere l’attenzione dai problemi più banali e concreti che la tecnologia sta già causando.
Eppure, lo stesso Huang ha fatto affermazioni piuttosto stravaganti sull’intelligenza artificiale. Come quando ha detto ai suoi dipendenti che sono “folli” se non la usano per fare tutto. Oppure quella volta in cui ha dichiarato che l’AI non ruberà il lavoro, ma farà invece lavorare ancora più duramente…
Criticare la narrativa catastrofista mentre contemporaneamente si spinge l’AI come soluzione universale a ogni problema è una contraddizione evidente. Huang vuole che tutti smettano di preoccuparsi degli scenari apocalittici, ma allo stesso tempo dipinge l’AI come una tecnologia così rivoluzionaria e inevitabile che chi non la usa è semplicemente pazzo. A quale delle due versioni dovremmo credere?
Fantascienza vs problemi reali
Su una cosa però Huang ha ragione, molte discussioni sull’AI si perdono in scenari da fantascienza distopica invece di affrontare le questioni concrete che stanno emergendo adesso. Pregiudizi algoritmici, perdita di posti di lavoro, deepfake, disinformazione, consumo energetico spaventoso dei data center. Questi sono problemi reali, che stanno succedendo oggi, non in un futuro ipotetico dominato da Skynet.
Ma far passare tutte queste preoccupazioni per “catastrofismo” è altrettanto ingiusto. L’AI sta già trasformando il mercato del lavoro, la produzione di contenuti, la politica e l’informazione. Fare finta di niente sembra più un tentativo di proteggere il proprio business.
Alla fine, Huang può permettersi di essere ottimista. Difficile aspettarsi che l’uomo che vende chip AI atutti dica di preoccuparsi per la fine dell’umanità.