C'era un tempo chi voleva cancellare l'anonimato online

C'era un tempo chi voleva cancellare l'anonimato online

C'è stato un tempo in cui soffiava forte in Italia il vento della politica per l'abolizione per legge dell'anonimato online, è importante non dimenticare.
C'è stato un tempo in cui soffiava forte in Italia il vento della politica per l'abolizione per legge dell'anonimato online, è importante non dimenticare.

C’era un tempo in cui l’anonimato era ritenuto peccaminoso. C’era un tempo in cui l’anonimato online era ritenuto blasfemo. C’era un tempo, ed è un tempo probabilmente soltanto sospeso, nel quale si voleva rendere l’anonimato online impossibile, fino a divenire reato. C’era un tempo in cui si era in pochi a cercare di porre resistenza a slanci di questo tipo da parte della politica nostrana, mentre erano in tanti a cavalcare la lotta contro l’anonimato mascherandola con ogni tipo di vessillo (la lotta alla pedopornografia in primis).

C’era un tempo e c’erano dei volti. C’erano dei nomi. Li ricordiamo mentre si scaldavano nell’asserire che l’anonimato fosse la causa del “far west” del Web. Li ricordiamo nei loro j’accuse che mettevano nel mirino le piattaforme per poter avere dati, identità, volti.

Cavalcavano onde che si infrangono ogni giorno sulle nostre coscienze, ma è con la coscienza che ci cerca ogni giorno di arginarle. Perché è chiaro che la pedopornografia sia un problema, ma non è una legge nazionale contro l’anonimato a poterla contrastare. Spiegarlo diventa mero esercizio di stile, perché quella classe politica (che ancora non ha certo lasciato spazio ad una nuova) né ascolta, né impara, né intende muoversi dalle proprie posizioni. Soprattutto, quei volti e quelle urla da talk show mettevano la lotta contro l’anonimato avanti a sé come fosse uno scudo nei confronti di un mondo che temevano perché nuovo, da costruire, da vivere, da conoscere. Destabilizzante, forse, per le loro certezze.

Volevano abolire l’anonimato

C’era un tempo, ma questo è un mondo nuovo nel quale anche loro vorrebbero i social media ancora attivi in Russia. Anche loro vorrebbero sapere che l’anonimato è garantito a chi si oppone al regime di Putin. Anche loro vorrebbero essere certi della libertà di espressione in un Paese nel quale la politica non sa ribellarsi al suo leader e l’esercito non sa emanciparsi da ordini di questo tipo Anche chi voleva cancellare l’anonimato dal Web italiano oggi lo difendono in Russia. Due pesi e due misure per chi parlava armandosi di vuoti principi invece che di studio e di pragmatismo.

C’era un tempo in cui si voleva combattere l’anonimato come se non fosse in realtà già limitato, come se fosse quello il modo per risolvere i mali del mondo. Salvo accarezzare nel frattempo regimi che oggi ci dimostrano esattamente il contrario: l’anonimato è un argine che può essere addirittura prezioso, fino a diventare l’ultimo estremo custode della democrazia. Armato di una semplice VPN, magari, e nulla più di questo.

Oggi quelli che in Russia ancora cercano di nascondersi dietro l’anonimato, sono anche in piazza a metterci la faccia. Lo fanno anche per noi. E lo fanno anche per loro, per quelli dei talk show, quelli che volevano cancellare l’anonimato e che oggi invece si fanno forza del coraggio di chi lo usa contro i regimi autoritari.

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Pubblicato il 7 mar 2022
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