Chi fragga di più guadagna di più

Non hanno ancora individuato un modello di business preciso, ma è certo che la frontiera del gioco d'azzardo è negli shooter multiplayer online

Roma – Se il gioco d’azzardo è considerato un fenomeno pericoloso, cosa si dirà domani dei videogiochi online che consentono di guadagnare sul numero di frag realizzati? La domanda potrebbe far sorridere, eppure la prospettiva di far soldi con l’annientamento – virtuale s’intende – degli altri, piace e convince. Certo, il modello di business da utilizzare non è ancora chiaro, ma gli ultimi 12 mesi hanno dimostrato che il progetto commerciale è a dir poco interessante.

Sui 18 server anglosassoni di Tournament.com migliaia di utenti si sono sfidati e chi ne è uscito vincitore ha messo da parte anche un cospicuo gruzzolo di denaro. Ovviamente si è trattato di un primo esperimento, capace di rispettare le norme anglosassoni sul gioco d’azzardo online ( Gambling Act 2005 ) ma non di rispondere adeguatamente all’abilità dei cheater – ovvero i giocatori che si affidano a trucchetti. Tanto più che il servizio, dal 19 novembre, risulta sospeso. “Abbiamo fatto un passo indietro per dare un’occhiata alla nostra attività e abbiamo deciso di cambiare direzione. Non possiamo garantire quando il servizio sarà riattivato”, si legge sulla luttuosa pagina web della piattaforma.

Il Guardian parla già di ” videogamer pagati per uccidere “. Ma le uniche certezze, in verità, sembrano essere solo due: gli hardcore gamer non amano avere a che fare gli uni con gli altri; appena diventi bravino ti accusano di barare.
“Ci avrebbero impiegato più di un mese prima di individuare un cheater, che nel frattempo avrebbe potuto sottrarre agli altri un sacco di soldi”, ha dichiarato un giocatore semi-professionista che dopo mesi di gioco ha deciso di annullare il suo abbonamento.

Il pericolo dei software-cheat esiste ed è ben conosciuto negli ambienti multiplayer. Certo è che su piattaforme dove è possibile vincere o perdere denaro sui frag messi a segno, la questione diventa nettamente più delicata. Per questo motivo la piattaforma Kwari ha sviluppato in proprio il suo shooter online, invece che “ospitare” giochi di successo sviluppati da software house blasonate.

Inoltre pare aver strategicamente cambiato “target” rivolgendosi ai cosiddetti “casual gamer” – quelli insomma che saltabeccano dai pokerini ai giochi di puzzle online. Basse quindi le puntate consentite e annullati praticamente i rischi da cheat. Non trattandosi di un gioco disponibile sul mercato dovrebbe essere più difficile realizzare un software specifico per truffare gli altri.

Se Kwari o Tournament.com riuscissero a cogliere nel segno, in pochi attimi si potrebbero materializzare le sagome dei colossi del settore. “EA e gli altri inizierebbero a fare lo stesso ma con budget più grandi, ridisegnando le frontiere del gaming online”, conclude il Guardian . Difficile dargli torto.

Dario d’elia

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