Cina, indagine antitrust su Microsoft

Pechino e Bruxelles convergono: dopo l'indagine del Vecchio Continente, Microsoft deve fare i conti con l'authority asiatica. Qualcomm invece dopo la Cina potrebbe dover fare i conti anche con la UE

Roma – La Cina ha avviato un’ indagine antitrust nei confronti di Microsoft : a preoccupare le autorità di Pechino la posizione dominante di Internet Explorer e di Media Player in collegamento con il sistema operativo Windows.

Redmond non ha ancora commentato l’indagine, ma certo non è nuova a questo tipo di accuse: ha già dovuto vedersela con l’antitrust europeo per ragioni simili, finendo per essere costretta a pagare 497 milioni di euro di multa ed introdurre un ballot screen al momento del primo avvio di un PC per garantire che Internet Explorer non sia indissolubilmente legato alla scelta del sistema operativo Windows.

Sembrano pensarla in maniera simile le due authority anche nei confronti di Qualcomm: l’antitrust europea starebbe investigando ormai da quattro anni sul principale venditore mondiale di chip, che è al contempo già alle prese con l’accusa delle autorità orientali di adottare politiche di prezzo che configurano pratiche di monopolio .

Il tutto sarebbe nato dalle accuse di Icera, chipmaker che Qualcomm avrebbe ostacolato sfruttando in particolare incentivi legati ai suoi brevetti e politiche di prezzo aggressive per impedire ai suoi clienti di fare affari con la concorrenza.

Se si concretizzassero le accuse europee, si tratterebbe di un caso molto simile a quello che ha portato le autorità di Bruxelles a multare per 1,1 miliardo di euro Intel.

Claudio Tamburrino

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  • Enjoy with Us scrive:
    Toh apple ne imbrocca una!
    Finalmente qualcuno si decide a lanciare dei tablet con una diagonale decente!Cavolo con smartphone che hanno display fra i 5 e i 6 pollici ci voleva un genio per capire che un tablet deve avere display da minimo 10 pollici e magari da 12-14?Ora vediamo se li mettono in vendita ad un prezzo onesto, ossia inferiore ai 300 euro, visto che per tali cifre si prende già un notebook... ovviamente non spero in apple che ha sempre il suo solito target di mactonti, ma nelle aziende che commercializzano prodotti Android...
  • Etype scrive:
    AppleCorruzione
    "il sovrintendente John Deasy ed il suo vice avrebbero infatti forti legami con i vertici di Apple e con quelli di Pearson, l'azienda che forniva i contenuti scolastici sui tablet."nooooo non ci credo :D"esborso iniziale da 30 milioni di dollari che può arrivare a valerne 500"Soldi butatti al vento...."A tal proposito continuano le indiscrezioni circa una nuova versione di iPad da 12.9 pollici.!Ma LOL :D :D :D mmmmm frammentazione :D
  • Leguleio scrive:
    Uno sguardo alle discussioni di PI
    Ogni volta che c'è una notizia del passaggio ai libri di testo in digitale e formato aperto tutti i commentatori a dire che sarà un gran risparmio, e chissà quanti altri vantaggi... Se davvero si farà, credete che andrà a finire diversamente in Italia? :)
    • bubba scrive:
      Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
      - Scritto da: Leguleio
      Ogni volta che c'è una notizia del passaggio ai
      libri di testo in digitale e formato aperto tutti
      i commentatori a dire che sarà un gran risparmio,
      e chissà quanti altri vantaggi... Se davvero si
      farà, credete che andrà a finire diversamente in
      Italia?
      :)mhh si :P nel senso che sinche' vendi roba funzionante, anche se inutile/largamente sopravvalutata/overpriced/obsoleta (tipo le LIM, magari proprio della Pearson :P) imho non succede nulla :Se vendi invece delle patacche vergognose (tipo 'le pillole del sapere') potrebbe essere diverso.. magari qualcuno va addirittura al gabbio...
      • Leguleio scrive:
        Re: Uno sguardo alle discussioni di PI


        Ogni volta che c'è una notizia del passaggio ai

        libri di testo in digitale e formato aperto
        tutti

        i commentatori a dire che sarà un gran
        risparmio,

        e chissà quanti altri vantaggi... Se davvero si

        farà, credete che andrà a finire diversamente in

        Italia?

        :)
        mhh si :P nel senso che sinche' vendi roba
        funzionante, anche se inutile/largamente
        sopravvalutata/overpriced/obsoleta (tipo le LIM,
        magari proprio della Pearson :P) imho non succede
        nulla
        :Anche in California non succede nulla, ma dubito che i genitori degli alunni siano contenti di quanto è emerso. Si parte con l'idea di spendere di meno, nel caso italiano si parte con l'idea di togliere guadagni agli editori, e si finisce a spendere di più e a foraggiare i produttori di tavolette.
        Se vendi invece delle patacche vergognose (tipo
        'le pillole del sapere') potrebbe essere
        diverso.. magari qualcuno va addirittura al
        gabbio...Ma quella era un'inchiesta di Report che riguardava un acquisto allegro da pate del Miur. E il carcere è arrivato solo per il reato di bancarotta fraudolenta della società produttrice; avere amici al Miur che comprano il nulla a peso d'oro non è reato.
    • bradipao scrive:
      Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
      - Scritto da: Leguleio
      Ogni volta che c'è una notizia del passaggio ai
      libri di testo in digitale e formato aperto tutti
      i commentatori a dire che sarà un gran risparmio,
      e chissà quanti altri vantaggi... Se davvero si
      farà, credete che andrà a finire diversamente in
      Italia? :)Affrontando il problema in un contesto più ampio, i libri di testo della scuola dell'obbligo dovrebbero essere forniti gratuitamente a scuola. Se ci pensi bene è una cosa logica e persino ovvia. L'avvento del formato elettronico lo fa diventare quasi banale da implementare. E l'oggetto ideale su cui distribuirli non è certo un tablet, ma un lettore con display e-ink.Alle obiezioni sul "costo" di realizzazione dei libri, è facile controbattere dicendo che lo stato stipendia migliaia di insegnanti, per cui paga già chi può realizzare e aggiornare i suddetti libri.
      • Leguleio scrive:
        Re: Uno sguardo alle discussioni di PI


        Ogni volta che c'è una notizia del passaggio ai

        libri di testo in digitale e formato aperto
        tutti

        i commentatori a dire che sarà un gran
        risparmio,

        e chissà quanti altri vantaggi... Se davvero si

        farà, credete che andrà a finire diversamente in

        Italia? :)

        Affrontando il problema in un contesto più ampio,
        i libri di testo della scuola dell'obbligo
        dovrebbero essere forniti gratuitamente a scuola.Alle elementari è già così, per legge. Pagano i Comuni.Alle medie e ai primi tre anni delle superiori no, non ci sono i fondi. Tranne nei casi che le leggi regionali li stanzino.
        Se ci pensi bene è una cosa logica e persino
        ovvia. L'avvento del formato elettronico lo fa
        diventare quasi banale da implementare. E
        l'oggetto ideale su cui distribuirli non è certo
        un tablet, ma un lettore con display
        e-ink.E se da parte dei genitori non cè questa consapevolezza? È chiaro che qualsiasi sedicente esperto assunto dallistituto li può convincere ad acquistare di tutto, perfino un iPad. Non è una ipotesi cosi peregrina, in Italia. :
        Alle obiezioni sul "costo" di realizzazione dei
        libri, è facile controbattere dicendo che lo
        stato stipendia migliaia di insegnanti, per cui
        paga già chi può realizzare e aggiornare i
        suddetti
        libri.Non tutti gli insegnani sono in grado di produrre un libro dignitoso sulla materia che insegnano, non tutti ne hanno la voglia, e la scelta dei libri di testo è di esclusiva competenza del docente, di concerto col consiglio di istituto. Né il Miur, né qualsiasi associazione studenti o genitori può metterci lingua.
      • floppolo scrive:
        Re: Uno sguardo alle discussioni di PI

        con display
        e-ink.Basta che sia a colori (li hanno fatti alla fine?) e un attimo reattivi. Tieni conto poi che un bambino in prima elementare non sa leggere, ci vogliono figure e tasti per farlo andare alla pagina giusta.Io preferirei i libri cartacei i primi anni di scuola, la stampa non è poi un costo esagerato.
        • Sky scrive:
          Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
          - Scritto da: floppolo
          Io preferirei i libri cartacei i primi anni di
          scuola, la stampa non è poi un costo
          esagerato.I problemi della stampa sono tecnicamente due: il peso e la staticità.I problemi ai quali credo si vorrebbe far fronte (a parte una sorta di "adeguamento tecnologico" diciamo) consistono nel "ridurre i quintali che un bimbo si deve portare appresso" e nel "poter aggiornare i contenuti senza dover ricomprare tutto ex novo tutti gli anni".Poi non mi addentro in merito alle "necessità didattiche" di "far maneggiare" un qualcosa di fisico (pagine di carta, matite colorate, libri fisici) agli alunni... a parte che si parla esplicitamente di "libri di testo" e non di altri supporti (immagino che la carta sarà dura a sparire e forse nemmeno me lo auguro).Personalmente vedrei bene uno studio, sensato, che portasse lo Stato a stipulare un accordo con un'azienda (Apple, Microsoft, IBM, altro) per avere un "tablet di base" che fornisse funzionalità "libro-equivalenti" di base, con una fornitura su grossi volumi in modo che il costo per lo Stato si riduca e quello (eventuale) per la famiglia sia molto basso.A questo punto le famiglie avrebbero l'alternativa: "pad" di fornitura statale, a prezzo zero, basso, con facilitazioni, ecc. ecc., oppure se lo possono comprare per gli affari loro, spendendo secondo il mercato.Diciamo una cosa tipo il "portatile a meno di 100$" di XXXXXponte... varrebbe quasi la pena di comprare quelli.A questo punto la Scuola dovrebbe farsi fornire i PDF (o ePub o quel che si decide, purchè non sia un formato chiuso) dei vari libri di testo (i quali, ovviamente, prima di esser stampati sono in formato digitale) a costi inferiori da parte degli editori (v. i costi di un formato cartaceo rispetto ad uno elettronico su Amazon, per esempio) e distribuire quelli ai ragazzi.Si potrebbe pensare al problema della "copia pirata" dei libri ma, se si facesse un contratto di fornitura "a volumi" (tipo una flat), alla fine alla casa editrice che glie ne frega? anzi, se io mi prodigo a "copiarmi il libro" (che tanto la Scuola ha già pagato) tanto di risparmiato per l'editore o per la Scuola.La scuola, quindi, dovrebbe fare da "bridge" fra famiglie ed editori, togliendo anche alle famiglie il costante peso dell'incetta dei libri ad inizio anno. D'altro canto la Scuola sa quanti alunni avrà in classe: le basta sapere cos'hanno scelto gli insegnanti.Credo che, in questo scenario, gli stessi insegnanti sarebbero facilitati ed incentivati a produrre libri, pubblicazioni, contenuti multimediali (sempre facendo riferimento al "minore livello standard" dei lettori presenti) a costi irrisori o nulli.Cosa che, mi pare, stiano comunque già facendo: la differenza è che adesso lo fanno in proprio, ed abbiamo anche la differenza fra chi può permettersi un PC, a casa, per visualizzare/usare quei contenuti e chi non lo può fare (e magari se li fa stampare dai compagni).Col "pad" statale tutti avrebbero almeno lo strumento di base, fine delle discriminazioni.Alla fine, per distribuzione ed aggiornamento, tutto funzionerebbe come i vari AppleStore, GoogleApps, ed altri: clicca qui per aggiornare/scaricare il libro di testo di matematica/italiano/geografia.Se penso che sul mio iPad ho più libri (ed in gran parte copie digitali degli stessi) di quelli della mia libreria lunga otto metri...Ma non solo: se, mentre leggo, incontro una parola che m'interessa approfondire, wikipedia (ed altro) è subito lì, lo stesso per una mappa, una musica o altro... il tutto in 400 grammi scarsi, invece di dover consultare mezza tonnellata di libri vari (dizionario, atlante, ecc.).
          • Leguleio scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI

            Ma non solo: se, mentre leggo, incontro una
            parola che m'interessa approfondire, wikipedia
            (ed altro) è subito lì, Insomma, hai già deciso che gli italiani del futuro dovranno essere ancora più ignoranti e paranoici di quelli attuali, che fanno le interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche e compagnia bella <B
            anche </B
            a causa della wikipedia italiana:http://wikiperle.blogspot.com/2013/06/la-cia-pont-saint-esprit-e-i-cereali.htmlhttp://wikiperle.blogspot.com/2014/03/anunnaki.htmlNiente di peggio che essere allievi di un cattivo maestro.
            lo stesso per una mappa,
            una musica o altro... il tutto in 400 grammi
            scarsi, invece di dover consultare mezza
            tonnellata di libri vari (dizionario, atlante,
            ecc.).La fai facile. Perché gli allievi si possano collegare a questi dizionari è necessario una connessione, e non tutte le scuole l'hanno. E se parliamo di connessione Wi-Fi, ci sono assessori che si fanno pubblicità mentre la disinstallano:http://punto-informatico.it/3984779/PI/Commenti/contrappunti-italia-paese-luddisti.aspxLo dico sempre, quando la realtà è così conviene prenderne atto anziché inventarsene un'altra. E l'Italia è questa, non è la Finlandia.
          • Sky scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
            - Scritto da: Leguleio

            Ma non solo: se, mentre leggo, incontro una

            parola che m'interessa approfondire,
            wikipedia

            (ed altro) è subito lì,

            Insomma, hai già deciso che gli italiani del
            futuro dovranno essere ancora più ignoranti e
            paranoici di quelli attuali, che fanno le
            interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche e
            compagnia bella <B
            anche </B
            a
            causa della wikipedia italiana:Io non ho deciso nulla: sono semplicemente libero di consultare le fonti che mi pare, come lo sei tu.
            Niente di peggio che essere allievi di un cattivo
            maestro.Ti ringrazio per il cortese giudizio.A margine ti faccio notare che ho scritto anche, testualmente, "(ed altro"). Te ne spiego il significato (ed, al prossimo post, passo ai disegnini): SE wikipedia la ritieni autorevole ALLORA consulta quella ALTRIMENTI consulta quello che ti pare.Abbastanza chiaro così?

            lo stesso per una mappa,

            una musica o altro... il tutto in 400 grammi

            scarsi, invece di dover consultare mezza

            tonnellata di libri vari (dizionario,
            atlante,

            ecc.).

            La fai facile.La faccio facile perchè <b
            è </b
            facile: chi la fa complicata ha solo il ludico piacere del bizantinismo fine a se stesso (cosa del quale, son convinto, tu sei completamente scevro).Ho riferito la mia esperienza <b
            di casa </b
            : un hub WiFi connesso alla LAN, l'iPad ci arriva da qualsiasi punto della casa (e probabilmente anche da fuori, ma uso WPA2 e non ci tengo i codici di lancio degli SS20 nella mia LAN) ed esco in rete via router normalissimo.Questa, ripeto, è una soluzione (classica) da casa.Se dovessi farlo in una scuola metterei antennine WiFi in ogni classe (o comunque basta verificare la copertura e metterne anche meno), in modo che le stesse portassero dentro la LAN dell'istituto e da questo me ne uscirei tramite il/i router ADSL connessi ai server/firewall.Ovvio che l'infrastruttura è un pelino più complessa, con profili d'utilizzo, autenticazione alla navigazione e quant'altro, ma queste sono problematiche standard di qualsiasi organizzazione voglia aprirsi alla rete globale e prescindono dal discorso "tablet": sul tablet l'unica cosa necessaria è autenticarsi alla intranet dell'istituto SE si deve "navigare".Altrimenti si fruisce dei contenuti "statici" (eBook ed applicazioni locali), punto.
            Perché gli allievi si possano
            collegare a questi dizionari è necessario una
            connessione, e non tutte le scuole l'hanno. E se
            parliamo di connessione Wi-Fi, ci sono assessori
            che si fanno pubblicità mentre la disinstallano:
            http://punto-informatico.it/3984779/PI/Commenti/coPer una WiFi di casa ho speso una cinquantina di euro, per una a livello "istituto" si spende qualcosa di più ma non ci vedo tutto sto grande problema: basta non pretendere di sXXXXXXX la lampada e che il genio ne esca: se si fanno le cose in modo sensato si spende relativamente poco per avere una cosa funzionante.
            Lo dico sempre, quando la realtà è così conviene
            prenderne atto anziché inventarsene un'altra. E
            l'Italia è questa, non è la Finlandia.Alla fine è solo una questione di serietà (ma spesso anche di mazzette) nell'affrontare il problema senza sconfinare nella fantascienza ma restando su soluzioni basilari ma percorribili.Poi lucette e bottoncini colorati esistono, ma altrove, e non li vedo così necessari.
          • Leguleio scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI


            Insomma, hai già deciso che gli italiani del

            futuro dovranno essere ancora più ignoranti e

            paranoici di quelli attuali, che fanno le

            interrogazioni parlamentari sulle scie
            chimiche
            e

            compagnia bella <B
            anche </B

            a

            causa della wikipedia italiana:

            Io non ho deciso nulla: sono semplicemente libero
            di consultare le fonti che mi pare, come lo sei
            tu.Noi siamo adulti.Consigliare ad alunni inesperti di usare Wikipedia significa condannarli a diventare vittime della prossima Vanna Marchi.Il sapere serio non è gratis.

            Niente di peggio che essere allievi di un
            cattivo

            maestro.

            Ti ringrazio per il cortese giudizio.
            A margine ti faccio notare che ho scritto anche,
            testualmente, "(ed altro"). Te ne spiego il
            significato (ed, al prossimo post, passo ai
            disegnini): SE wikipedia la ritieni autorevole
            ALLORA consulta quella ALTRIMENTI consulta quello
            che ti
            pare.
            Abbastanza chiaro così?"Quelle che ti pare" al 99 % sarà a pagamento. Il punto era quello.Però però... vedo che la Treccani sta pian pianino caricando l'intera enciclopedia online, e la mantiene gratis, per ora.... staremo a vedere.

            La fai facile.

            La faccio facile perchè <b
            è </b

            facile: chi la fa complicata ha solo il ludico
            piacere del bizantinismo fine a se stesso (cosa
            del quale, son convinto, tu sei completamente
            scevro).Perché la scuola italiana è improntata al pragmatismo e alle cose semplici e lineari, vero?!? I bizantinismi non ci entrano nemmeno per sbaglio. :D

            Perché gli allievi si possano

            collegare a questi dizionari è necessario una

            connessione, e non tutte le scuole l'hanno.
            E
            se

            parliamo di connessione Wi-Fi, ci sono
            assessori

            che si fanno pubblicità mentre la
            disinstallano:


            http://punto-informatico.it/3984779/PI/Commenti/co

            Per una WiFi di casa ho speso una cinquantina di
            euro, per una a livello "istituto" si spende
            qualcosa di più ma non ci vedo tutto sto grande
            problema: Il problema invece c'è, leggi il link: l'assessore rimuove una connessione Wi-Fi esistente e funzionante perché secondo i genitori è nociva alla salute.In Italia funziona così. :(

            Lo dico sempre, quando la realtà è così
            conviene

            prenderne atto anziché inventarsene
            un'altra.
            E

            l'Italia è questa, non è la Finlandia.
            Alla fine è solo una questione di serietà (ma
            spesso anche di mazzette) nell'affrontare il
            problema senza sconfinare nella fantascienza ma
            restando su soluzioni basilari ma
            percorribili.Eh no.Ci sono problemi insormontabili, anche se non è detto che questo lo sia. Come mai non si riesce a rendere il latino materia curricolare ma a scelta nei licei, come è ormai <B
            ovunque </B
            nel mondo?Come mai non si riescono a eliminare del tutto le classi della scuola media che come prima lingua straniera impartiscono il francese (sempre di meno, d'accordo, ma esistono)?Una volta risposto a queste domande, potrai anche porti quelle relative all'introduzione dei libri di testo elettronici. Le risposte sono molto simili. :|
          • Sky scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
            - Scritto da: Leguleio

            Io non ho deciso nulla: sono semplicemente libero

            di consultare le fonti che mi pare, come lo sei

            tu.
            Noi siamo adulti.
            Consigliare ad alunni inesperti di usare
            Wikipedia significa condannarli a diventare
            vittime della prossima Vanna
            Marchi.
            Il sapere serio non è gratis. Ok, ma i poveri pargoli mica li mandiamo nel bosco da soli, no?Ci sono insegnanti assieme a loro (a differenza di quando sono a casa) ed, anzi, mi pare un'ottima occasione per approfondire il significato dell'avere solo un tipo d'informazione (wikipedia) oppure una molteplicità, capire cosa significa informazione "buona" oppure "cattiva" (qualità dell'informazione)... credo siano obbiettivi didattici, non ti pare?

            disegnini): SE wikipedia la ritieni autorevole

            ALLORA consulta quella ALTRIMENTI consulta quello

            che ti pare.

            Abbastanza chiaro così?
            "Quelle che ti pare" al 99 % sarà a
            pagamento. Il punto era quello.Sono consapevole che certe cose che dovrebbero vantare una qualità superiore siano a pagamento. Nondimeno rimane il fatto che molta informazione, anche seria, la trovi semplicemente girando in rete.
            Però però... vedo che la Treccani sta pian
            pianino caricando l'intera enciclopedia online, e
            la mantiene gratis, per ora.... staremo a
            vedere.Evidentemente capiscono che la consultazione gratuita, oltre a tradursi in impressions (e click), gli porta pubblicità. Pubblicità che probabilmente gli costa meno fare così, cioè fornendo un servizio reale, piuttosto che andarla a pagare nei modi tradizionali.(e, secondo me, son consapevoli che la società sta andando verso il digitale e non verso il cartaceo)


            La fai facile.

            La faccio facile perchè è

            facile: chi la fa complicata ha solo il ludico

            piacere del bizantinismo fine a se stesso (cosa

            del quale, son convinto, tu sei completamente

            scevro).
            Perché la scuola italiana è improntata al
            pragmatismo e alle cose semplici e lineari,
            vero?!? I bizantinismi non ci entrano nemmeno per
            sbaglio. :DGrrrrr, dannato, fai finta di non capire eh. ;)Ok, passo ai disegnini. :D <b
            IF </b
            per fare qualsiasi cosa parti da una cosa complicata e continui ad aggiungere complicazione su complicazione, allargando il tutto fino a che assume proporzioni non gestibili <b
            THEN </b
            non hai speranza di arrivare a far qualcosa che abbia un senso compiuto, che dia un risultato <b
            ELSE IF </b
            parti da un concetto semplice, ben sapendo che in corso d'opera le complicazioni si aggiungeranno da sole BUT farai quanto in tuo potere per ridurle al minimo <b
            THEN </b
            forse non riuscirai a fare proprio il 100% di quel che volevi ma, in genere, una buona parte si.E' il nocciolo della filosofia KISS (Keep It Simple Stupid) che sta alla base di Linux il quale, incidentalmente, regge quasi tutta la rete mondiale: mi pare una buona prova del fatto che funzioni no? ;)

            Per una WiFi di casa ho speso una cinquantina di

            euro, per una a livello "istituto" si spende

            qualcosa di più ma non ci vedo tutto sto grande

            problema:
            Il problema invece c'è, leggi il link:
            l'assessore rimuove una connessione Wi-Fi
            esistente e funzionante perché secondo i genitori
            è nociva alla salute.
            In Italia funziona così. :(Chiaro... genitori che probabilmente useranno in modo compulsivo uno o due cellulari, magari. ;)

            Alla fine è solo una questione di serietà (ma

            spesso anche di mazzette) nell'affrontare il

            problema senza sconfinare nella fantascienza ma

            restando su soluzioni basilari ma

            percorribili.

            Eh no.
            Ci sono problemi insormontabili, anche se non è
            detto che questo lo sia.E' insormontabile solo se pensiamo che sia "troppo complicato" farlo o se vogliamo fare il passo più lungo della gamba.Se ci terremo sul semplice, costruendo una base funzionante sulla quale in futuro potremo costruire dell'altro, allora è fattibilissimo.Un'esperienza (quasi) personale: nella mia provincia ci sono "ragazzi" (cioè, molti di loro son partiti come "ragazzi" ma adesso sono "professionisti") che, coordinandosi tramite il LUG (Linux User Group) non hanno messo su il duomo di Milano ma hanno scelto appunto la semplicità: due chiacchiere con i presidi delle scuole per illustrare degli obbiettivi semplici ma sensati e, avendone l'approvazione, hanno tirato su delle LAN scolastiche, installato server, creato (e gestito) aule informatiche, il tutto a costi davvero ridotti e con lo scopo di "insegnare a pescare" (gestire le apprecchiature) agli insegnanti, piuttosto che "dargli dei pesci" (la solita cattedrale nel deserto in cui butti lì una struttura e, quando te ne vai, quella inizia ad andare in malora).Non si sono messi a compilare domande al Ministero dell'Istruzione, non hanno chiesto fondi per LAN, server, Wifi, router: hanno visto quel che riuscivano a mettere insieme (alcuni hanno anche ditte d'informatica, altri d'elettronica e possono "sponsorizzare" diciamo) e l'hanno fatto, quite simple.Adesso quelle strutture funzionano, gli insegnanti (che lo volevano) sono stati istruiti (alcuni erano già membri del LUG e sapevano le cose), i pargoli ricevono un servizio, che è la cosa importante.
            Come mai non si riesce a rendere il latino
            materia curricolare ma a scelta nei licei, come è
            ormai <B
            ovunque </B
            nel
            mondo?
            Come mai non si riescono a eliminare del tutto le
            classi della scuola media che come prima lingua
            straniera impartiscono il francese (sempre di
            meno, d'accordo, ma
            esistono)?

            Una volta risposto a queste domande, potrai anche
            porti quelle relative all'introduzione dei libri
            di testo elettronici. Le risposte sono molto
            simili. :|Usciamo da questa logica per cui, per costruire uno scatolino da due euro bisogna risolvere il problema della fame nel mondo.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 29 agosto 2014 14.00-----------------------------------------------------------
          • Leguleio scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI

            Ci sono insegnanti assieme a loro (a differenza
            di quando sono a casa) ed, anzi, mi pare
            un'ottima occasione per approfondire il
            significato dell'avere solo un tipo
            d'informazione (wikipedia) oppure una
            molteplicità, capire cosa significa informazione
            "buona" oppure "cattiva" (qualità
            dell'informazione)... credo siano obbiettivi
            didattici, non ti
            pare?Dalla tua frase questa scelta critica fra diverse fonti non era così chiara: "se, mentre leggo, incontro una parola che m'interessa approfondire, wikipedia (ed altro) è subito lì".Ma guarda un po', ti è venuta in mente proprio quella! :S

            "Quelle che ti pare" al 99 % sarà a

            pagamento. Il punto era quello.

            Sono consapevole che certe cose che dovrebbero
            vantare una qualità superiore siano a pagamento.
            Nondimeno rimane il fatto che molta informazione,
            anche seria, la trovi semplicemente girando in
            rete.Quella sui fatti del momento sì.Per le cose di nicchia, o più vecchie (all'incirca) del 1990, bisogna ricorrere anche ad altro, 9 volte su 10, perché ciò che si trova in Rete è di seconda mano. Ad esempio JSTOR (che è a pagamento, per le istituzioni).
            (e, secondo me, son consapevoli che la società
            sta andando verso il digitale e non verso il
            cartaceo)Digitale non è sinonimo di gratuito. L' <I
            Encyclopaedia britannica </I
            ha abbandonato l'edizione cartacea, ma per consultare le voci complete bisogna pagare. Online gratis si trovano solo le anteprime degli articoli. L' <I
            Encarta </I
            , finché è esistita, è sempre stata digitale, ma non gratis.

            Perché la scuola italiana è improntata al

            pragmatismo e alle cose semplici e lineari,

            vero?!? I bizantinismi non ci entrano
            nemmeno
            per

            sbaglio. :D

            Grrrrr, dannato, fai finta di non capire eh. ;)
            Ok, passo ai disegnini. :D

            <b
            IF </b
            per fare qualsiasi cosa
            parti da una cosa complicata e continui ad
            aggiungere complicazione su complicazione,
            allargando il tutto fino a che assume proporzioni
            non
            gestibili
            <b
            THEN </b
            non hai speranza di
            arrivare a far qualcosa che abbia un senso
            compiuto, che dia un
            risultato
            <b
            ELSE IF </b
            parti da un
            concetto semplice, ben sapendo che in corso
            d'opera le complicazioni si aggiungeranno da sole
            BUT farai quanto in tuo potere per ridurle al
            minimo
            <b
            THEN </b
            forse non riuscirai a
            fare proprio il 100% di quel che volevi ma, in
            genere, una buona parte
            si.I naufragi a pochi mesi dal varo di provvedimenti ispirati a questo schema non si contano, in Italia, a cominciare dalle liberalizzazioni di categorie quali tassì e farmacie, su cui si sono rotti le corna sia Prodi sia Monti. Non basta la buona volontà, bisogna anche avere l'obbedienza di una serie di comparti della società che da quell'orecchio non ci sentono. E quindi l'adozione di libri elettronici sarà tortuosa e tutta in salita. I ragionamenti sulla carta nella realtà non funzionano.

            Il problema invece c'è, leggi il link:

            l'assessore rimuove una connessione Wi-Fi

            esistente e funzionante perché secondo i
            genitori

            è nociva alla salute.

            In Italia funziona così. :(

            Chiaro... genitori che probabilmente useranno in
            modo compulsivo uno o due cellulari, magari.
            ;)Eh sì.Bisogna tener conto anche di loro. Votano e sono eleggibili come tutti.

            Ci sono problemi insormontabili, anche se
            non
            è

            detto che questo lo sia.

            E' insormontabile solo se pensiamo che sia
            "troppo complicato" farlo o se vogliamo fare il
            passo più lungo della
            gamba.
            Se ci terremo sul semplice, costruendo una base
            funzionante sulla quale in futuro potremo
            costruire dell'altro, allora è
            fattibilissimo.Tu costruisci pure la base. Poi cinquant'anni dopo troverai ancora solo e sempre la base, di cui non ti farai nulla. :)Un esempio fra mille: le prime iniziative volte a introdurre il matrimonio fra due persone dello stesso sesso in Italia risalgono al 1992 (un consigliere comunale, con tanto di fascia tricolore, unisce civilmente 10 coppie, leggendo una formula legale ispirata a quella del codice civile):http://malesoulmakeup.wordpress.com/2012/06/27/lgbtqi/Sono passati 22 anni, di Paesi che ammettono non dico le unioni civili, ma persino i matrimoni omosessuali, ce ne sono a decine, oggi, ultima è stata Malta. Ma non l'Italia. Alcuni Comuni hanno l'Unione civile nello statuto: è la base, appunto. Fuori da quel Comune quell'unione non vale una cicca. E sarà così ancora 22 anni, non t'illudere...
            Non si sono messi a compilare domande al
            Ministero dell'Istruzione, non hanno chiesto
            fondi per LAN, server, Wifi, router: hanno visto
            quel che riuscivano a mettere insieme (alcuni
            hanno anche ditte d'informatica, altri
            d'elettronica e possono "sponsorizzare" diciamo)
            e l'hanno fatto, quite
            simple.Con l'autonomia scolastica è possibile farlo.L'adozione dei libri di testo però non è toccata dall'autonomia scolastica. È una legge nazionale. Vuoi cambiare la legge? Provaci: vedrai che avrai tutti <B
            contro </B
            .L'Italia è questa, inutile sognare a occhi aperti che sia l'Islanda.

            Come mai non si riesce a rendere il latino

            materia curricolare ma a scelta nei licei,
            come
            è

            ormai <B
            ovunque </B
            nel

            mondo?

            Come mai non si riescono a eliminare del
            tutto
            le

            classi della scuola media che come prima
            lingua

            straniera impartiscono il francese (sempre di

            meno, d'accordo, ma

            esistono)?



            Una volta risposto a queste domande, potrai
            anche

            porti quelle relative all'introduzione dei
            libri

            di testo elettronici. Le risposte sono molto

            simili. :|

            Usciamo da questa logica per cui, per costruire
            uno scatolino da due euro bisogna risolvere il
            problema della fame nel
            mondo.L'adozione di libri di testo elettronici è una questione un po' più complessa di uno scatolino Linux. E ripeto, finché è una iniziativa gestibile all'interno dell'autonomia scolastica si può fare, e nelle scuole di eccellenza si fa. Se dovesse essere estesa a tutta l'Italia con una legge inizierebbero i problemi.
          • Sky scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
            Infatti ho premesso che 'sta gente "non ha costruito il duomo di Milano": s'è limitata a propagare, dal basso, una soluzione funzionante. Son partiti da un paio di scuole ed ora sempre più scuole li stanno contattando per fruire anche loro dei servizi ed avere reti interne funzionanti.Poi, in merito al resto, se parti dall'idea "non ce la farò mai" è anche inutile iniziare a correre: ti siedi sulla sponda del fiume ed aspetti che passino sia quelli che stanno provando a farcela, in un senso, sia quelli che ci hanno provato e non ce l'hanno fatta, nell'altro.Ti lascio un piccolo "case study" di quel che dicevo prima.Nella mia ditta abbiamo un CallCenter interno. Uno dei problemi principali della soluzione installata era che i supervisori non avevano il "feeling" di come stavano andando le cose, non vedendo da nessuna parte le "code" di telefonate in ingresso o in uscita (di fatto è come sapere se stai respirando o piuttosto morendo in apnea).Per anni, anni, anni, anni, anni, anni, ed anni (almeno 6 o 7) un sacco di gente che utilizzava più o meno il tuo approccio "globale" è venuta da noi proponendoci il duomo di Milano nell'edizione A (pannellone da 30 m con indicazione digitale delle chiamate blablabla yaddayadda) piuttosto che la B (applicazione middleware con uscita su finestre windows ridirezionabili blablabla yaddayadda) oppure C (cambio di sistema con uno che fornisse in modo nativo quel servizio).Inutile dire che tutte le soluzioni globali prevedevano notevoli investimenti di tempo, personale e quattrino... per cui siamo rimasti anni senza quella preziosa informazione.Per alterne vicende mi capita di chiacchierare con un tecnico sistemista del sistema attuale e vengo a sapere che è possibile "leggere" l'informazione che ci interessa nel punto tale & talaltro del sistema funzionante. Ne parlo col capo che mi autorizza ad indagare, informalmente, presso la ditta manutentrice del sistema.Per farla breve: in due settimane un programmatore, spinto, supportato (E scudisciato) da me ha scritto una bellissima applicazione Java che da una parte legge i dati dal sistema e dall'altra si presenta, in rete locale, come un microscopico web-server che crea UNA pagina HTML contenente il dato che ci serve.Due settimane, sviluppo (UN programmatore) e test (ME: totale DUE persone), con me che bastonavo il programmatore ogni volta che tentava di ficcare complessità dentro una cosa di fatto estremamente semplice (ad es. gli ho cassato la config in XML a favore di una text-only), spesa totale un paio di migliaia di euro (macchina fisica compresa)... ed il sistema so che sta ancora funzionando, tipo un 10 anni dopo (secondo la famosa regola "squadra che vince non si cambia").Questo non per dirti che io sono bravo (lo so già da me :D) ma per portarti degli esempi reali di cosa si fa con l'approccio bottom-up, invece dell'oddio-oddio-non-ce-la-faremo-mai.
          • Leguleio scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI

            Infatti ho premesso che 'sta gente "non ha
            costruito il duomo di Milano": s'è limitata a
            propagare, dal basso, una soluzione funzionante.
            Son partiti da un paio di scuole ed ora sempre
            più scuole li stanno contattando per fruire anche
            loro dei servizi ed avere reti interne
            funzionanti.Nessuno dice che non sia possibile farlo, anche se l'idea che alcune scuole ne siano provviste e altre no, perché i rispettivi capi di istituto non sono interessati, lascia un filino perplessi coloro che credono nell'eguaglianza formativa in tutta la penisola. Ma questo è un discorso a parte. Quando si tratta di far risparmiare gli alunni, e quindi di far guadagnare di meno gli editori, perché non è possibile fare una cosa senza provocare l'altra, le cose si fanno molto, molto più complicate. :
            Poi, in merito al resto, se parti dall'idea "non
            ce la farò mai" è anche inutile iniziare a
            correre: ti siedi sulla sponda del fiume ed
            aspetti che passino sia quelli che stanno
            provando a farcela, in un senso, sia quelli che
            ci hanno provato e non ce l'hanno fatta,
            nell'altro.Ho abbastanza anni per aver visto molti esempi del secondo tipo, e non è un bel vedere. :(Non mi riconosco nel ritratto del "non ce la farò mai", ma esorto tutti i commentatori entusiasti a tenere sempre presente il consiglio che davano ai bambini: "Non metterti mai contro uno che è più forte di te".Capire in anticipo che un'operazione non è possibile, stando così le forze in campo e gli interessi coinvolti, è anche segno di lungimiranza e di saggezza. Non è fatalismo.
            Ti lascio un piccolo "case study" di quel che
            dicevo
            prima.

            Nella mia ditta abbiamo un CallCenter interno.
            Uno dei problemi principali della soluzione
            installata era che i supervisori non avevano il
            "feeling" di come stavano andando le cose, non
            vedendo da nessuna parte le "code" di telefonate
            in ingresso o in uscita (di fatto è come sapere
            se stai respirando o piuttosto morendo in
            apnea).

            Per anni, anni, anni, anni, anni, anni, ed anni
            (almeno 6 o 7) un sacco di gente che utilizzava
            più o meno il tuo approccio "globale" è venuta da
            noi proponendoci il duomo di Milano nell'edizione
            A (pannellone da 30 m con indicazione digitale
            delle chiamate blablabla yaddayadda) piuttosto
            che la B (applicazione middleware con uscita su
            finestre windows ridirezionabili blablabla
            yaddayadda) oppure C (cambio di sistema con uno
            che fornisse in modo nativo quel
            servizio).
            Inutile dire che tutte le soluzioni globali
            prevedevano notevoli investimenti di tempo,
            personale e quattrino... per cui siamo rimasti
            anni senza quella preziosa
            informazione.

            Per alterne vicende mi capita di chiacchierare
            con un tecnico sistemista del sistema attuale e
            vengo a sapere che è possibile "leggere"
            l'informazione che ci interessa nel punto tale &
            talaltro del sistema funzionante. Ne parlo col
            capo che mi autorizza ad indagare, informalmente,
            presso la ditta manutentrice del
            sistema.
            Per farla breve: in due settimane un
            programmatore, spinto, supportato (E scudisciato)
            da me ha scritto una bellissima applicazione Java
            che da una parte legge i dati dal sistema e
            dall'altra si presenta, in rete locale, come un
            microscopico web-server che crea UNA pagina HTML
            contenente il dato che ci
            serve.
            Due settimane, sviluppo (UN programmatore) e test
            (ME: totale DUE persone), con me che bastonavo il
            programmatore ogni volta che tentava di ficcare
            complessità dentro una cosa di fatto estremamente
            semplice (ad es. gli ho cassato la config in XML
            a favore di una text-only), spesa totale un paio
            di migliaia di euro (macchina fisica compresa)...
            ed il sistema so che sta ancora funzionando, tipo
            un 10 anni dopo (secondo la famosa regola
            "squadra che vince non si
            cambia").

            Questo non per dirti che io sono bravo (lo so già
            da me :D) ma per portarti degli esempi reali di
            cosa si fa con l'approccio bottom-up, invece
            dell'oddio-oddio-non-ce-la-faremo-mai.Cambiare un intero comparto come la scuola italiana statale, in partiolcare i libri di testo, è un'operazione molto più complessa che cambiare un'azienda privata. E scendendo nel concreto, non vedo come si potrebbe replicare l'esempio della libera iniziativa che hai fatto qui sopra: sì, dei volenterosi presentano dei libri di testo gratuiti per ogni materia a una scuola in formato elettronico. Mettiamo che lì per lì gli va di lusso, e glieli adottano <B
            tutti </B
            . Vanno in pensione i docenti, e quelli nuovi adottano ciò che piace a loro, la legge lo prevede. Che cosa hai risolto?E andrà così, sta' certo che andrà così.
          • Izio01 scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
            - Scritto da: Sky
            - Scritto da: floppolo

            Io preferirei i libri cartacei i primi anni
            di

            scuola, la stampa non è poi un costo

            esagerato.

            I problemi della stampa sono tecnicamente due: il
            peso e la
            staticità.
            I problemi ai quali credo si vorrebbe far fronte
            (a parte una sorta di "adeguamento tecnologico"
            diciamo) consistono nel "ridurre i quintali che
            un bimbo si deve portare appresso" e nel "poter
            aggiornare i contenuti senza dover ricomprare
            tutto ex novo tutti gli anni".
            E proprio per questo dubito che si farà mai, gli editori continuano a riproporre anno dopo anno gli stessi libri di testo, cambiando solo l'ordine degli esercizi o altri dettagli di secondaria importanza, al fine di combattere il mercato dei libri usati. In un libro di storia inserisco un articoletto insulso di due pagine ed ecco che l'insegnante non può più dire: "Per mercoledì studiare da pagina 250 a pagina 265" perché i numeri cambiano con l'edizione.Ovviamente distinguo tra cambiamenti inutili e cambiamenti utili, se non addirittura necessari. Difficile misurare l'utilità, ma in certi casi reali, l'inutilità è davvero plateale, come il vero scopo dell'operazione.A me sembra una cosa tanto triste :(
          • Sky scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
            - Scritto da: Izio01
            - Scritto da: Sky

            - Scritto da: floppolo


            Io preferirei i libri cartacei i primi
            anni

            di


            scuola, la stampa non è poi un costo


            esagerato.



            I problemi della stampa sono tecnicamente
            due:
            il

            peso e la

            staticità.

            I problemi ai quali credo si vorrebbe far
            fronte

            (a parte una sorta di "adeguamento
            tecnologico"

            diciamo) consistono nel "ridurre i quintali
            che

            un bimbo si deve portare appresso" e nel
            "poter

            aggiornare i contenuti senza dover ricomprare

            tutto ex novo tutti gli anni".



            E proprio per questo dubito che si farà mai, gli
            editori continuano a riproporre anno dopo anno
            gli stessi libri di testo, cambiando solo
            l'ordine degli esercizi o altri dettagli di
            secondaria importanza, al fine di combattere il
            mercato dei libri usati. In un libro di storia
            inserisco un articoletto insulso di due pagine ed
            ecco che l'insegnante non può più dire: "Per
            mercoledì studiare da pagina 250 a pagina 265"
            perché i numeri cambiano con
            l'edizione.
            Ovviamente distinguo tra cambiamenti inutili e
            cambiamenti utili, se non addirittura necessari.
            Difficile misurare l'utilità, ma in certi casi
            reali, l'inutilità è davvero plateale, come il
            vero scopo
            dell'operazione.
            A me sembra una cosa tanto triste :(Si ma questo significa regalare il comparto scolastico agli editori.Magari sbaglio, ma presumo che lo Stato abbia ben diritto di parola su cosa andrà ad utilizzare nei propri istituti scolastici.Se accade che l'editore inserisce tre pagine dalla 200 alla 203 lo Stato può dire: l'edizione UFFICIALE in uso è quella dell'anno scorso.Oppure, cosa che mi auguro, "consideriamo il solo costo dell'aggiornamento di TRE pagine", come fa chi scrive software che, in genere, fa pagare unicamente le modifiche davvero sostanziali, tipo un cambio di major release, mentre tutto il resto è da considerare "bugfix e miglioramenti" ed è gratis.Il discorso, in definitiva, è che se siamo noi (Stato) i primi a permettere che ci prendano per il XXXX, allora siamo complici di questa nefandezza.
          • Izio01 scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
            - Scritto da: Sky

            Il discorso, in definitiva, è che se siamo noi
            (Stato) i primi a permettere che ci prendano per
            il XXXX, allora siamo complici di questa
            nefandezza.Detta così, hai sicuramente ragione. La fregatura è che l'unica cosa che posso fare in pratica è votare Tizio anziché Caio o Sempronio, e se questa storia va avanti da mezzo secolo, vuol dire che a nessuno dei tre preme migliorare le cose.
          • Sky scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
            - Scritto da: Izio01
            - Scritto da: Sky

            Il discorso, in definitiva, è che se siamo noi

            (Stato) i primi a permettere che ci prendano per

            il XXXX, allora siamo complici di questa

            nefandezza.

            Detta così, hai sicuramente ragione. La fregatura
            è che l'unica cosa che posso fare in pratica è
            votare Tizio anziché Caio o Sempronio, e se
            questa storia va avanti da mezzo secolo, vuol
            dire che a nessuno dei tre preme migliorare le
            cose.Questo è "quasi vero": in altri posti si sono accorti che alle persone che hanno votato è possibile anche "tirare la giacchetta" facendo intendere che "in futuro è possibile votare altri" o anche, ancora meglio, pubblicizzare il fatto che Tizio ha detto A ma fatto B.Messa così comunque son tutte chiacchiere: dobbiamo (abbiamo la necessità di) imparare a mettere in pratica questa cosa.
          • Leguleio scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI

            Si ma questo significa regalare il comparto
            scolastico agli
            editori.
            Magari sbaglio, ma presumo che lo Stato abbia ben
            diritto di parola su cosa andrà ad utilizzare nei
            propri istituti
            scolastici.No, non ce l'ha. Articolo 33 della Costituzione: "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi".
            Se accade che l'editore inserisce tre pagine
            dalla 200 alla 203 lo Stato può dire: l'edizione
            UFFICIALE in uso è quella dell'anno
            scorso.Non può. Libertà di impresa.Il massimo che può fare è invitare i propri docenti a non adottare libri di testo che fanno questi giochetti. Ma poi tutto è demandato alla loro coscienza, come detto per legge la decisione spetta a loro, non spetta né al Miur né al comitato genitori. Gli insegnanti sono pagati per insegnare, alla fine, non per far risparmiare gli alunni. Aggiungi che talvolta sono proprio loro gli autori di libri di testo che usano...
            Oppure, cosa che mi auguro, "consideriamo il solo
            costo dell'aggiornamento di TRE pagine", come fa
            chi scrive software che, in genere, fa pagare
            unicamente le modifiche davvero sostanziali, tipo
            un cambio di major release, mentre tutto il resto
            è da considerare "bugfix e miglioramenti" ed è
            gratis.Come sopra. Libertà d'impresa.
            Il discorso, in definitiva, è che se siamo noi
            (Stato) i primi a permettere che ci prendano per
            il XXXX, allora siamo complici di questa
            nefandezza.Ma solo di questa, neh?!?Di altre nefandezze di cui si è complici in Italia non ne esistono. A cominciare dalla mancata promulgazione di una legge sul conflitto di interessi.
          • Sky scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
            - Scritto da: Leguleio

            Il discorso, in definitiva, è che se siamo noi

            (Stato) i primi a permettere che ci prendano per

            il XXXX, allora siamo complici di questa

            nefandezza.

            Ma solo di questa, neh?!?
            Di altre nefandezze di cui si è complici in
            Italia non ne esistono. A cominciare dalla
            mancata promulgazione di una legge sul conflitto
            di interessi.Legu... come ti ho già scritto in un altro post (l'ho appena scritto, quindi se non l'hai ancora letto sei giustificato ;)), noi siamo <b
            responsabili </b
            delle "cose che non vanno", noi, in prima persona.Allargare il discorso, qualsiasi discorso, alla Vita all'Universo ed a Tutto Quanto è un ottimo modo per non <b
            risolvere </b
            mai niente.Capisco che, forse, abbiamo due approcci diametralmente opposti alle cose: tu forse preferisci guardare "il tutto" in modo, diciamo, top-down, e tentare di risolvere il problema globale, risolvendo man mano i singoli problemi.Io invece preferisco guardare "un problema basilare alla volta", con approccio bottom-up, sapendo che se risolvo il problema A e poi il B e poi il C (and so on) alla fine avrò risolto buona parte del Big Problem.Il motivo per cui scelgo il bottom-up è la "proliferazione della complessità": mi sono accorto, nel tempo, che se cerco di risolvere "tutto", dato che man mano che ci lavoro la complessità aumenta, alla fine mi rimane in mano un pugno di mosche. Invece coi problemi singoli, forse perchè sono alla mia portata, mi riesce di risolvere buona parte se non tutto il problemone postomi dal mio obbiettivo iniziale.Questo perchè a me interessa "risolvere", non "fare qualcosa".-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 29 agosto 2014 14.16-----------------------------------------------------------
          • Leguleio scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI



            Il discorso, in definitiva, è che se
            siamo
            noi


            (Stato) i primi a permettere che ci
            prendano
            per


            il XXXX, allora siamo complici di questa


            nefandezza.

            Ma solo di questa, neh?!?

            Di altre nefandezze di cui si è complici in

            Italia non ne esistono. A cominciare dalla

            mancata promulgazione di una legge sul
            conflitto

            di interessi.
            Legu... come ti ho già scritto in un altro post
            (l'ho appena scritto, quindi se non l'hai ancora
            letto sei giustificato ;)), noi siamo <b

            responsabili </b
            delle "cose che non
            vanno", noi, in prima
            persona.
            Allargare il discorso, qualsiasi discorso, alla
            Vita all'Universo ed a Tutto Quanto è un ottimo
            modo per non <b
            risolvere </b
            mai
            niente.

            Capisco che, forse, abbiamo due approcci
            diametralmente opposti alle cose: tu forse
            preferisci guardare "il tutto" in modo, diciamo,
            top-down, e tentare di risolvere il problema
            globale, risolvendo man mano i singoli
            problemi.
            Io invece preferisco guardare "un problema
            basilare alla volta", con approccio bottom-up,
            sapendo che se risolvo il problema A e poi il B e
            poi il C (and so on) alla fine avrò risolto buona
            parte del Big
            Problem.

            Il motivo per cui scelgo il bottom-up è la
            "proliferazione della complessità": mi sono
            accorto, nel tempo, che se cerco di risolvere
            "tutto", dato che man mano che ci lavoro la
            complessità aumenta, alla fine mi rimane in mano
            un pugno di mosche. Invece coi problemi singoli,
            forse perchè sono alla mia portata, mi riesce di
            risolvere buona parte se non tutto il problemone
            postomi dal mio obbiettivo
            iniziale.
            Questo perchè a me interessa "risolvere", non
            "fare
            qualcosa".Quello che tu chiami bottom-up significa in ambito legislativo "metterci una pezza", o, ancora più spesso, "nascondere la polvere sotto il tappeto".Non sono interventi superficiali e di facciata che possono dare una svolta alla situazione della scuola statale e dei suoi libri di testo, credimi. Magari fosse così semplice.
          • Sky scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
            - Scritto da: Leguleio
            Quello che tu chiami bottom-up significa in
            ambito legislativo "metterci una pezza", o,
            ancora più spesso, "nascondere la polvere sotto il
            tappeto".Sarei tentato di darti ragione, invece ti rispondo "dipende".Il mio ragionamento parte dal fatto che sono conscio di non poter risolvere globalmente The Big Problem quindi, invece di "arrendermi", lo scindo in sotto-problemi il più piccoli possibile che siano affrontabili e risolvibili.Questo però in modo "onesto", ovvero tenendo sempre presente lo scenario generale e non perdendomi semplicemente nel bosco dei micro-problemi: il mio target è, comunque, risolvere il problema grosso. L'unica differenza è che, per farlo, passo dalla risoluzione dei sotto-problemi piccoli.
            Non sono interventi superficiali e di facciata
            che possono dare una svolta alla situazione della
            scuola statale e dei suoi libri di testo,
            credimi. Magari fosse così semplice.Però converrai con me che se, per esempio, riesco a trovare SIA una buona soluzione per un piccolo pool di scuole CHE la possibilità di scalare questa soluzione a livello nazionale, allora qualcuno "là in cima" può guardare giù e, invece di tentare per l'ennesima volta di scoprire l'acqua calda, prendere la mia mini-soluzione e propagarla a tutto il sistema-Stato.Questo invece di rimanere per decine e decine di anni bloccato in cima al Sinai, aspettando di partorire la Soluzione Perfetta (e, nel frattempo, buttando miliardi di euro nel tritacarne politico-scolastico senza però avere alcuna soluzione).Siamo pieni zeppi di "megasoluzioni architetturali" che son costate miliardi di miliardi, hanno preso decenni di tempo, per dare solo e comunque risultati parziali, scassando le palle a tutto il corpo insegnante senza dare nulla agli allievi, e comunque fallendo clamorosamente, crashando sotto il loro stesso peso.Last but not least, tieni conto che se "il problema" è un'esigenza reale (es. passare all'uso di supporti digitali, che oggi è un'esigenza in quanto tutto il mondo lo sta facendo, altrimenti ci terremmo i libri, che in fondo stiamo usando da centinaia d'anni) alla fine il fatto di non trovare una soluzione "ufficiale" (da parte dello Stato) non fa altro che scaricare detto problema sulle spalle dei cittadini che ne trovano una "ufficiosa" (ma funzionante): se non ti pare "metterci una pezza" questo...
          • Leguleio scrive:
            Re: Uno sguardo alle discussioni di PI


            Quello che tu chiami bottom-up significa in

            ambito legislativo "metterci una pezza", o,

            ancora più spesso, "nascondere la polvere
            sotto
            il

            tappeto".
            Sarei tentato di darti ragione, invece ti
            rispondo
            "dipende".

            Il mio ragionamento parte dal fatto che sono
            conscio di non poter risolvere globalmente The
            Big Problem quindi, invece di "arrendermi", lo
            scindo in sotto-problemi il più piccoli possibile
            che siano affrontabili e
            risolvibili.Quando è possibile si fa così.Ma non sempre un problema è scindibile in sotto-problemi. O affronti quello, se hai qualche possibilità di sucXXXXX, o lasci perdere. La politica non è la costruzione di un server aziendale.

            Non sono interventi superficiali e di
            facciata

            che possono dare una svolta alla situazione
            della

            scuola statale e dei suoi libri di testo,

            credimi. Magari fosse così semplice.

            Però converrai con me che se, per esempio, riesco
            a trovare SIA una buona soluzione per un piccolo
            pool di scuole CHE la possibilità di scalare
            questa soluzione a livello nazionale, allora
            qualcuno "là in cima" può guardare giù e, invece
            di tentare per l'ennesima volta di scoprire
            l'acqua calda, prendere la mia mini-soluzione e
            propagarla a tutto il
            sistema-Stato.Non so, le innovazioni basate sulla libera iniziativa in Italia non hanno mai dato risultati a livello nazionale. Ho capito che vuoi dare il buon esempio partendo da progetti limitati a poche classi, o a poche scuole, per vedere come va. Ma anche andasse benissimo, l'estensione di quel modello ad altre scuole ed altre zone non è affatto automatico.
            Questo invece di rimanere per decine e decine di
            anni bloccato in cima al Sinai, aspettando di
            partorire la Soluzione Perfetta (e, nel
            frattempo, buttando miliardi di euro nel
            tritacarne politico-scolastico senza però avere
            alcuna
            soluzione).
            Siamo pieni zeppi di "megasoluzioni
            architetturali" che son costate miliardi di
            miliardi, hanno preso decenni di tempo, per dare
            solo e comunque risultati parziali, scassando le
            palle a tutto il corpo insegnante senza dare
            nulla agli allievi, e comunque fallendo
            clamorosamente, crashando sotto il loro stesso
            peso.L'attuale corpo insegnante italiano è sottopagato e costituito per il 60 % da precari. Premessa per una buona riforma è anche avere addetti ai lavori soddisfatti e rispettosi del ministero di riferimento, e non è questo il caso. Figurati che voglia avranno di sperimentare i libri di testo sull'ebook.
            Last but not least, tieni conto che se "il
            problema" è un'esigenza reale (es. passare
            all'uso di supporti digitali, che oggi è
            un'esigenza in quanto tutto il mondo lo sta
            facendo, altrimenti ci terremmo i libri, che in
            fondo stiamo usando da centinaia d'anni)Guarda che forse sei vittima del forum in cui scrivi, ti senti già proiettato nel futuro del 2094. In Italia la maggior parte dei libri venduti sono in formato cartaceo:" <I
            Nel nostro Paese le stime sottolineano circa settecentomila tablet e centoquarantamila ebook reader; la diffusione dei libri digitali è invece pari allo 0,5 per cento </I
            ".Tratto da qui:http://www.ebookitalia.org/vendita-ebook.htmlQuesta scarsa diffusione è ovviamente dovuta alla politica degli editori: non tutti offrono il libro anche in formato elettronico. E questo vale anche per gli editori di scolastica.
            alla
            fine il fatto di non trovare una soluzione
            "ufficiale" (da parte dello Stato) non fa altro
            che scaricare detto problema sulle spalle dei
            cittadini che ne trovano una "ufficiosa" (ma
            funzionante): se non ti pare "metterci una pezza"
            questo...Non frequento la scuola da molti anni, ahimè, ma le due scelte esistenti che ricordo sono queste: comprare libri nuovi o di seconda mano. Altra soluzione non esiste. <I
            Tertium non datur </I
            .
      • Simone Arbore scrive:
        Re: Uno sguardo alle discussioni di PI
        Ammesso che gli "stipendiati" del Miur siano capaci (o semplicemente abbiano voglia) di scrivere libri di carattere didattico, perchè non pretendere allora che i medici scrivano trattati di medicina, o gli architetti testi di architettura, e le baby-sitter vademecum di prima infanzia, ecc. ecc.?E' strano che per qualcuno guidare o scrivere testi di scuola guida sia la stessa cosa...Mah...
        • Leguleio scrive:
          Re: Uno sguardo alle discussioni di PI

          Ammesso che gli "stipendiati" del Miur siano
          capaci (o semplicemente abbiano voglia) di
          scrivere libri di carattere didattico, perchè
          non pretendere allora che i medici scrivano
          trattati di medicina, o gli architetti testi di
          architettura, e le baby-sitter vademecum di prima
          infanzia, ecc.
          ecc.?Perché non c'è attualmente in Italia un movimento piuttosto rumoroso per avere sul mercato questi testi gratuiti.Non è escluso che spunterà in futuro. La crisi fa questo effetto.
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