Clearview: IA, riconoscimento facciale e COVID-19

La tecnologia di riconoscimento facciale potrebbe essere impiegata negli Stati Uniti per tracciare le persone contagiate dal coronavirus.
La tecnologia di riconoscimento facciale potrebbe essere impiegata negli Stati Uniti per tracciare le persone contagiate dal coronavirus.

Quella che è senza timore di smentita la startup più chiacchierata di questo 2020, la newyorkese Clearview, ha intavolato una trattativa con le agenzie federali americane per impiegare la propria tecnologia di riconoscimento facciale nella lotta al coronavirus. La notizia è stata riportata da NBC e confermata dal CEO Hoan Ton-That come si può vedere dal filmato più avanti nell’articolo.

Ci si aspetta che tu sia già in un luogo pubblico, dunque non c’è alcuna invasione della privacy. Utilizziamo dati pubblici già disponibili per risolvere il problema.

L’IA di Clearview per la lotta al coronavirus?

Un’iniziativa destinata a far discutere, in primis per come la società ha fin qui dimostrato di operare: prima eseguendo uno scraping indiscriminato dei contenuti condivisi dagli utenti al fine di istruire i propri algoritmi, sollevando le ire di alcuni giganti del mondo online, poi dimostrandosi non in grado di proteggere l’elenco dei propri clienti e il codice sorgente delle sue applicazioni, entrambi trafugati. La scorsa settimana, per mettere a tacere alcune delle polemiche sollevate, il team ha annunciato che l’intelligenza artificiale sarà d’ora in poi offerta esclusivamente ad autorità e realtà governative, non più a privati.

Si delinea dunque una forma di contact tracing ben diversa da quella messa a punto in altre paesi, compresi quelli europei, con applicazioni come la nostra Immuni. Tra coloro che sono intervenuti sulla questione anche il motore di ricerca DuckDuckGo che da sempre si batte per la tutela della privacy.

Clearview (sì, di nuovo loro) sta approntando la sua tecnologia di riconoscimento facciale per tracciare le persone con il coronavirus. Avere la propria identità collegata alla posizione geografica e alle informazioni sullo stato di salute, senza supervisione, costituisce un rischio enorme non semplice da scongiurare.

In una realtà come quella statunitense, con normative vigenti in termini di trattamento dati non severe come il nostro GDPR e dove una parte consistente dell’opinione pubblica (e a un livello più alto la Casa Bianca) preme per una celere riapertura nonostante i pericoli ancora connessi a COVID-19, il team di Clearview potrebbe aver trovato terreno fertile.

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