C’è un dato molto interessante che emerge dal nuovo Transparency Report pubblicato da Cloudflare ed è quello relativo alla lotta alla pirateria. Sappiamo che la CDN (Content Delivery Network) è impegnata ormai da tempo in Italia in un braccio di ferro con AGCOM, per una multa inerente al sistema Piracy Shield. Come sta agendo, invece, a livello internazionale?
L’impegno di Cloudflare contro la pirateria
I numeri testimoniano un impegno crescente per quanto riguarda il blocco dei domini responsabili della diffusione non autorizzata dei contenuti protetti da copyright. Più precisamente, nella seconda metà del 2025 sono stati 2.791, quasi 10 volte di più rispetto ai 308 registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.
Questa azione di geoblocking interessa soprattutto quattro paesi: nell’ordine Francia (1.238), Corea del Sud (1.002), Regno Unito (457) e Belgio (94). Va sottolineato che non in tutti i territori la misura si attua con le stesse modalità, dovendo seguire iter differenti anche in base alle normative locali.
La versione integrale del report è consultabile in un PDF ospitato da TorrentFreak, mentre sul sito ufficiale è disponibile la pagina di riferimento. Lì, Cloudflare sottolinea che nessuna richiesta da parte dei detentori dei diritti o delle autorità ha mai compromesso la crittografia impiegata per proteggere le informazioni degli utenti.
Ricordiamo che la tecnologia della società rappresenta una spina dorsale di importanza prioritaria per il mondo online. Si calcola che circa il 20% dei siti web nel mondo adotti i suoi servizi. Nel mese di novembre abbiamo potuto osservare le conseguenze disastrose di un down dell’infrastruttura, tali da rendere indisponibili molte risorse e piattaforme.
Prosegue la diatriba in Italia con AGCOM
Tornando alla questione aperta con l’Italia, i vertici di Cloudflare hanno minacciato di abbandonare il nostro paese lasciandoci nei guai. Se così fosse, di colpo dovremmo tutti fare i conti, ad esempio, con lo spegnimento del DNS resolver pubblico 1.1.1.1.