Confermata la megamulta a Telecom

Forte riduzione dell'importo ma conferma dell'abuso di posizione dominante. La sentenza dà ragione all'Antitrust e agli operatori concorrenti. E ora si pensa ad un'offensiva sulle bollette. Tutti i dettagli


Roma – Telecom Italia dovrà pagare 115 milioni di euro di multa per abuso di posizione dominante sui mercati dei servizi di telecomunicazioni. L’ha deciso il Consiglio di Stato ieri mattina, scrivendo così la parola fine su una vicenda cominciata a dicembre 2004, quando l’Antitrust aveva multato Telecom per 152 milioni di euro.

A maggio 2005 il Tar aveva annullato la sentenza ; ma l’Antitrust e alcuni operatori concorrenti di Telecom si erano appellati al giudizio del Consiglio di Stato. Che adesso, come si legge nel dispositivo emesso ieri, “accoglie in parte l’appello principale dell’Agcm (Antitrust, Ndr), l’appello principale di Albacom, Colt Telecom e Tiscali, nonché gli appelli incidentali di Wind e Fastweb. Respinge l’appello incidentale di Telecom Italia”.

La multa è stata ridotta , quindi, dai precedenti 152 milioni di euro agli attuali 115 milioni di euro. Uno sconto che però ha comunque il valore di una batosta per Telecom: è la multa più elevata mai emessa da un’Autorità di regolamentazione .

Come si ricorderà , Telecom è stata sanzionata perché aveva vinto la gara Consip 2002 (per fornire i servizi telefonici alla pubblica amministrazione) con un’offerta ritenuta anticoncorrenziale. I prezzi contenuti nell’offerta alla PA erano più bassi di quelli applicati all’ingrosso da Telecom agli operatori, che così non avevano alcuna possibilità di controbattere. Ironia della sorte, la batosta per Telecom ieri è stata doppia: Consip ha comunicato che la nuova gara (del valore di 600 milioni di euro) è stata vinta da Fastweb , grazie a un ribasso record del 30 per cento. Si rompe così la lunga tradizione dell’incumbent, fornitore storico della pubblica amministrazione.

Punto Informatico, per approfondire i risvolti della vicenda, ha intervistato uno degli avvocati che ha partecipato all’udienza del Consiglio di Stato: Fulvio Sarzana , legale di Assoprovider , l’associazione che, a differenza di AIIP (l’associazione dei principali provider italiani), si è costituita in giudizio contro Telecom in questa occasione.

Punto Informatico: Avvocato, per prima cosa un chiarimento: questa è proprio la fine della vicenda?
Fulvio Sarzana: Sì. Non ci sono altre possibilità di ricorso per Telecom, che se n’era già avvalsa presso il Tar. L’ultima parola spettava al Consiglio di Stato.

PI: Lei che c’era, ci dica come si è svolta l’udienza
FS: È durata quattro ore. Le parti hanno espresso le propri posizioni, che però erano già note. Telecom Italia si è difesa dicendo che l’analisi dell’Antitrust, sulla replicabilità dell’offerta Consip, non era stata fatta secondo le regole. E che bisogna fare un distinguo tra posizione dominante di Telecom e abuso di posizione dominante. Insomma, le solite cose. Con una sola novità considerevole, però.

PI: Quale?
FS: Come sapete, l’analisi di replicabilità su un’offerta Telecom spetterebbe all’Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni, Ndr). Invece l’ha fatta l’Antitrust per emettere la multa. Ebbene, per la prima volta adesso l’Agcom si è costituita in giudizio davanti al Consiglio di Stato e ha confermato l’analisi fatta dall’Antitrust. Il che certo ha avuto un peso molto importante per arrivare alla sentenza.

PI : È notevole anche perché l’allora presidente del Tar, che aveva annullato la multa, è lo stesso Corrado Calabrò che ora è presidente dell’Agcom. Restano però alcuni lati oscuri. Perché la multa è stata ridotta, “in parziale accoglimento dell’appello”? Quali le motivazioni del dispositivo?
FS: Lo sapremo tra un paio di mesi, quando il Consiglio di Stato pubblicherà il tutto.

PI: I concorrenti erano fiduciosi di vincere, questa volta, dopo la batosta ricevuta dal Tar?
FS: Posso dire che si respirava un’atmosfera più favorevole alle controparti; molto diversa, rispetto all’aria che tirava durante l’udienza del Tar.

PI: Qual è il ruolo di Assoprovider in questa battaglia? Voi non avevate partecipato alla gara Consip 2002
FS: Comunque quella gara ci aveva danneggiati. Ogni volta che i nostri soci andavano da una PA a proporre servizi, ci chiedevano di fare i prezzi ottenuti da Consip nel 2002. Che però per noi erano sotto costo. Di fatto siamo restati esclusi dalle PA per quattro anni.

PI: Telecom ha preso adesso un brutto colpo anche dall’esito della nuova gara Consip. Secondo lei i due eventi sono in qualche modo correlati?
FS: Indicano entrambe una nuova tendenza, che spinge verso la non discriminazione degli operatori alternativi. Ne viene rafforzato il principio che la concorrenza vada tutelata nelle gare. Grazie a questa vicenda adesso la PA è più attenta anche ai retroscena di un’offerta presentata. Non si accontenta di valutare i prezzi e di assegnare la gara al migliore offerente. Adesso è più incline a verificare che l’offerta rispetti i principi della concorrenza.
Lo si è visto proprio nel nuovo bando Consip; l’ha vinto Fastweb, ma poiché la sua offerta era tanto bassa da essere anomala, Consip ha fatto scattare un ulteriore esame per verificarne la sostenibilità economica.

PI: Adesso che succederà? Quali saranno le conseguenze per Telecom e per il mercato?
FS: Dal punto di vista giudiziario la vicenda è chiusa ma per il mercato è una partita che si apre. Sospetto che Telecom farà un tonfo in borsa. Spero soltanto che non si rifaccia sulle bollette degli utenti.

PI: Quello delle bollette è già un tema caldo, dopo la denuncia delle associazioni consumatori . Ma ai provider questa vittoria offre il destro per altre cause, con cui mettere a posto diatribe in sospeso con Telecom Italia?
FS: Assoprovider impugnerà di fronte al Tar la decisione di Agcom che autorizza Teleconomy Internet .

PI: A Punto Informatico risulta che anche AIIP stia per muoversi in tal senso
FS: Sì, lavoriamo a stretto contatto con loro.

PI: E per la questione ADSL senza linea voce ? Ricorrete al Tar?
FS: Non abbiamo ancora deciso, ci stiamo pensando.

a cura di Alessandro Longo

Di seguito l’analisi della sentenza degli esperti di Cittadinieuropei.it


Roma – Il Consiglio di Stato, con decisione della sezione sesta (presidente Schinaia, estensore De Nictolis), di cui è stato depositato il dispositivo il 13 febbraio scorso, ha condannato Telecom Italia a pagare la sanzione di 115 milioni di euro per abuso di posizione dominante. E’ stata così annullata la sentenza del Tar Lazio, che, lo scorso anno, aveva posto nel nulla la sanzione miliardaria comminata dall’Antitrust a Telecom, per avere abusato -nel periodo 2001-2003- della propria posizione dominante in danno di concorrenti e consumatori nei mercati dei servizi intermedi e finali di TLC (vedi Quella di Telecom era una strategia ).

Si tratta di una vittoria storica per i principali concorrenti di Telecom Italia nel settore TLC, per le associazioni dei provider (Assoprovider, Ass. It. Internet Providers) e per quelle dei consumatori (Cittadini Europei).
Telecom ha solo ottenuto una modesta riduzione della sanzione, originariamente dell’ammontare di 152 milioni di euro, ridotta ora dal Consiglio di Stato a 115 milioni di euro.

Ricordiamo che Telecom aveva segnato un primo punto a proprio favore, con la sentenza di primo grado, n. 3655 dell’undici maggio 2005 (vedi Conto alla rovescia per Telecom ).
In quell’occasione, il TAR Lazio-Roma, sezione I (presidente Antonino Savo Amodio, estensore Germana Panzironi), nonostante avesse ritenuto fondato il provvedimento dell’Antitrust nell’avere delineato la sussistenza di una posizione dominante di Telecom nel mercato delle telecomunicazioni, nonché nell’avere compiuto una corretta ricostruzione di questo mercato, tuttavia ebbe a sostenere che l’Autorità avrebbe errato nel non tener conto che Telecom non aveva la possibilità di avvalersi di detta posizione dominante nei confronti della Grande Clientela Affari (GCA, come ad esempio le maggiori banche ed industrie del nostro paese).

In pratica, Telecom sarebbe stata costretta ad accettare le condizioni richieste e quasi imposte dai grandi clienti, comprese le condizioni contrattuali vantaggiose e non replicabili dagli operatori concorrenti (OLO, Other Licensed Operators).

Inoltre, secondo il TAR, Telecom sarebbe stata svantaggiata nei confronti degli OLO, avendo ereditato dalla Stet una rete obsoleta, mentre gli OLO avrebbero realizzato le loro reti e i loro impianti sulla base delle nuove tecnologie e quasi “a spese” dell’ex monopolista. In definitiva, Telecom non avrebbe avuto se non una minima responsabilità, nemmeno ad essa imputabile, nel porre in essere le condotte anticoncorrenziali contestatele dall’Antitrust dopo ben due anni di procedimento istruttorio, ed avrebbe invece subito le imposizioni dei grandi clienti, oltre ad essere stata sottoposta alle continue ed imperterrite richieste degli OLO.

L’Antitrust, nell’atto di appello alla sentenza del TAR, ha invece evidenziato, tra l’altro, che la sentenza “appare gravemente contraddittoria in più punti nonché in stridente contrasto con i più elementari principi del diritto antitrust nazionale e comunitario” e “costituisce un precedente molto pericoloso per la tutela della concorrenza” e, inoltre, caratterizzata dal ricorso a categorie “che non hanno alcuna cittadinanza nel diritto antitrust e nella relativa analisi economica”.

Insomma, ha osservato l’Antitrust, le motivazioni dei giudici amministrativi di primo grado non solo apparivano pretestuose ma finivano con l’annichilire i poteri dell’Antitrust, in modo assai pericoloso per la sopravvivenza della democrazia nel mercato delle telecomunicazioni nel nostro paese.

Adesso il Consiglio di Stato ha capovolto la decisione di primo grado.
Attendiamo con impazienza di leggere le motivazioni della pronunzia, ma nel frattempo il dispositivo “quantifica le sanzioni pecuniarie nei confronti di TI in complessivi centoquindici (115) milioni di euro” parla già chiaro.

di Carmelo Giurdanella e Guido Scorza
Avvocati, Cittadini Europei

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