Consortium colpisce là dove fa più male

Depredato il pornosito californiano Digital Playground, vittima della primissima scorribanda del nuovo gruppo legato ad Anonymous e LulzSec. Trafugati i dati relativi a 40mila carte di credito. La piattaforma non li aveva protetti

Roma – Non avrebbero saputo resistere alla tentazione, osservando da vicino le numerose vulnerabilità nelle infrastrutture di sicurezza del sito pornografico californiano Digital Playground. Un’occasione irripetibile per esordire col botto sulla scena dell’hacking violento, sfruttata con rapido cinismo dal nuovo collettivo chiamato Consortium .

Indirizzi di posta elettronica, username e password. I dati personali di oltre 70mila utenti registrati al sito sono così finiti nelle mani del gruppo. Pronto a rivendicare l’attacco, il Consortium ha esplicitamente parlato di un legame diretto con Anonymous e la crew di Lulz Security.

Il sacco di Digital Playground si è rivelato più ricco del previsto. Oltre alle email e alle credenziali d’accesso dei membri, sono stati depredati i dati relativi a 40mila carte di credito. Gravi le responsabilità della piattaforma californiana, che non aveva sottoposto a cifratura numeri di carta, codici CCV e date di scadenza .

Per chiudere in bellezza, i membri di Consortium sono riusciti ad intrufolarsi in quattro dei cinque server legati al sito pornografico, avendo libero accesso alle informazioni personali dei dipendenti e ad una serie di conference call a livello aziendale . Digital Playground è stato costretto a mettere offline il sito e a bloccare nuove iscrizioni.

Inizialmente nel panico, gli utenti della piattaforma sono stati rassicurati dagli stessi responsabili dell’attacco. Le informazioni relative alle carte di credito non sono infatti state pubblicate online, dal momento che Consortium non avrebbe alcun intento truffaldino .

“Lo facciamo per amore del gioco e non per profitto – si legge in un comunicato diramato dal gruppo – L’unico crimine di queste persone è volere un po’ di pornografia. Ricordate però che è stato Digital Playground a permettere l’accaduto”.

Mauro Vecchio

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  • ruppolo scrive:
    Vendere in perdita
    È concorrenza sleale.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 14 marzo 2012 08.21-----------------------------------------------------------
    • Talking Head scrive:
      Re: Vendere in perdita
      Voglio iniziare esprimendoti solidarietà. Il fatto che tu disprezzi a pelle una azienda che vende a meno (facendo risparmiare te) perché ti dispiace se una compagnia americana miliardaria come la Apple potrebbe perdere soldi, è frutto di grave e palese disagio, e mi dispiace. Soprattutto quando hai appena letto una notizia su una palese pratica anticommerciale della Apple e la tua mente è subito andata alla fallacia logica: "chi altro fa pratiche anticommerciali, così parlo di quello e posso evitare di pensare che la Apple abbia fatto cose cattive?" Il tentativo di evitare dissonanze cognitive, per quanto naturale, è tipico delle religioni.Per evitare di andare OT sul tuo thread, rispondo al punto, cercando di rimetterlo però in relazione all'articolo. Amazon non vendeva praticamente nulla sottocosto, pratica illegale: non era concorrenza sleale, altrimenti sarebbero in prigione.Vendeva erodendo il suo margine di guadagno, non finendo sottocosto sul totale. Se l'editore proponeva un prezzo di copertina di 10$, con il modello wholesome precedente al modello d'agenzia Amazon poteva fare il prezzo che voleva a patto che avesse dato all'editore il 30% di 10$, cioè 3$. Quello che spesso Amazon faceva era vendere a molto meno dei 10$, per guadagnare molto meno dei 7$ in questione. Resitituiva al consumatore parte del valore aggiunto del mercato per guadagnare quote di mercato. Questa è la base dell'economia di mercato, il motivo stesso per cui viene accettata e considerata positiva per la società: fa scendere i prezzi.Quando nel 2009 il margine dell'editore passò a 50%, Amazon continuò a vendere per un anno qualche offerta sottocosto, per non superare la soglia psicologica dei 10$ sui libri. Queste erano limitate a una parte dei casi e lo scopo era attirare clienti, cone viene fatto in molti supermercati e come è assolutamente lecito sin tanto che si rispettano dei parametri. Il numero e la quantità di offerte sottocosto permesso è regolato per legge (e se non erro anche negli USA, come in Italia, è necessario avvertire l'equivalente della camera di commercio).Ovviamente quello che NON era lecito era da parte delle major fare pagare a Amazon il 50% dello stesso prezzo di copertina sia su ebook sia sui libri cartacei, a fronte di un costo di produzione per loro completamente diverso. Questo è un cartello. Moralmente invece, se un oggetto dovrebbe costare 3$, il grossista non vuole venga venduto a meno di 20$ per evitare la concorrenza con un altro bene sostituibile che costa 25$, e il distributore decide di forzare la mano e venderlo a 10$, ho difficoltà a prendere le parti del grossista arrabbiato con il distributore.L'irrealistica speranza è che finiscano in galera. La speranza ragionevole è che qualcosa si smuova e smettano di praticare nell'editoria un cartello che porta i prezzi a levitare del 300% rispetto ai prezzi concorrenziali.Se Amazon sarà riuscita a forzare la mano e a cancellare le rendite di posizione degli editori, la ringrazierò. Nel mentre, semplicemente non acquisto.
      • bruttolo scrive:
        Re: Vendere in perdita
        Cmq i libri stampati sulla carta da XXXX Amazon li vende anche a 2 o 3 dollari. Ci sara il cartello, ma e anche vero che un determinato autore famoso vende in regime quasi di monopolio (non so se i soldi se li becca l'autore o l'editore), ovviamente se per esempio sono cosi sfigato che voglio leggere il codice da vinci, se costa troppo mica lo posso sostituire con il nome della rosa :PLa vera distorsione del mercato secondo me e il fatto che i costi di marginale di produzione sono quasi nulli e le dinamiche sono simili a quelle della speculazione. Una volta che ho la fortuna di trovare una mucca da latte e di comprarla per poco la spremo piu che posso.
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