Copia privata, i sondaggi smentiscono SIAE

I detentori dei diritti però non si arrendono: interpellare solo gli utenti Internet non è una metodologia valida, perché non sono loro a consumare CD. Sarà il ministro Franceschini a decidere
I detentori dei diritti però non si arrendono: interpellare solo gli utenti Internet non è una metodologia valida, perché non sono loro a consumare CD. Sarà il ministro Franceschini a decidere

Il sondaggio per verificare le abitudini di consumo degli utenti italiani relativamente ai contenuti multimediali sembra essere destinato a segnare la sconfitta di SIAE che sul presunto aumento dei consumi voleva basare la sua richiesta di un aumento dell’equo compenso per copia privata che chiede su ogni dispositivo con capacità di archiviazione.

Si tratta della ricerca voluta dall’allora Ministro dei beni e delle attività culturali Massimo Bray in risposta alla richiesta della Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) di un “semplice riallineamento” alle medie europee delle tariffe dell’equo compenso legate alla cosiddetta copia privata: la cartina di tornasole per capire se effettivamente sono aumentati i consumi di contenuti multimediali da parte degli utenti italiani come sostenuto dalla collecting society .

Dopo le richieste a gran voce di industria e consumatori, il sondaggio è stato ora mostrato dall’attuale Ministro Dario Franceschini, ed evidenzia come “l’abitudine a creare, almeno sistematicamente, una seconda copia del materiale acquisito, è relativamente poco diffusa (13,5 per cento, che sale al 20,3 per cento tra gli “utilizzatori frequenti”), tanto che il 20,3 per cento del campione dichiara di non far uso di copie private…e nel caso in cui comunque si faccia copia privata, come prevedibile, è sempre il personal computer il principale dispositivo attraverso il quale si generano le nuove copie (69,4 per cento), che vengono di solito salvate su un supporto fisico (63,4 per cento)”.

Dati copia privata

I detentori dei diritti hanno mosso aspre critiche al sondaggio: secondo Enzo Mazza di FIMI, per esempio, i dati non sono utili né rappresentativi in quanto la ricerca ha interpellato solo gli utenti Internet e non l’intera popolazione , un difetto che non permetterebbe di contare la gran parte dell’utilizzo della copia privata che si effettua a mezzo CD (ancora il 61 per cento dei consumatori secondo i dati citati da Mazza).

Ad ogni modo, secondo gli osservatori difficilmente su queste basi SIAE potrà ottenere l’aumento delle tariffe dell’equo compenso. Ben poco varrebbe anche la teoria secondo cui l’Italia è ben lontana dalle cifre ottenute in altri paesi europei nella logica di compensare i detentori dei diritti per le presunte perdite di introiti conseguenza della diffusione di smartphone e tablet su cui si può copiare (legittimamente) la musica che si acquista. Perché, appunto, la ricerca rivela che per esempio appena il 5 per cento degli italiani che intendono avere una copia privata utilizzerebbero, per accedervi, uno smartphone .

Per giunta , la tesi finora sostenuta dalla SIAE, secondo cui l’Italia raccoglierebbe introiti minori rispetto alle altre collecting society europee, verrebbe smentita da un report dell’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI), secondo cui nel 2012 in Italia si è raccolto più equo compenso per copia privata che in ogni altro Paese europeo, eccezion fatta per la tanto citata Francia , e che oltretutto le tariffe riscosse da SIAE sono in ogni caso superiori alla media, a parte che per smartphone e tablet, inseriti tuttavia nelle fattispecie su cui viene imposto il balzello solo in alcuni paesi.

Suscita, infine, perplessità scoprire che SIAE avrebbe chiesto per il 2014 nella sola Italia un equo compenso superiore ai 200 milioni di euro, mentre in tutto il 2012 in tutta Europa sono stati raccolti 380 milioni di euro complessivi .
Proprio in forza di questi numeri Altroconsumo ha chiesto al Ministro dei beni culturali di ridurre le tariffe dell’equo compenso .

In assenza , dunque, di un accordo tra SIAE e produttori di dispositivi rappresentati da Confindustria Digitale circa la definizione di equo rispetto a tal compenso, la palla passa ora al Ministro Franceschini, che ha riferito di voler dirimere la questione dell’adeguamento delle tariffe dell’equo compenso e che però sembra avere una posizione molto chiara sulle logiche del diritto d’autore: “È quello che consente la libertà all’artista, quello che gli garantisce il suo spazio di creatività. Il diritto d’ autore è stato uno dei temi centrali dell’incontro della scorsa settimana dei ministri della Cultura dell’UU ed è in cima all’agenda europea, perché tutte le nuove tecnologie comportano questioni attinenti il diritto d’ autore”.

Claudio Tamburrino

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