Copia privata, questa sconosciuta

di Alessio Canova (Patnet.it) - C'è molta confusione a riguardo eppure la legge determina in modo molto chiaro il diritto alla copia ad uso personale. Si può fare alla luce del sole e senza sentirsi dei ladri. Ecco come funziona
di Alessio Canova (Patnet.it) - C'è molta confusione a riguardo eppure la legge determina in modo molto chiaro il diritto alla copia ad uso personale. Si può fare alla luce del sole e senza sentirsi dei ladri. Ecco come funziona


Roma – Conosco persone che li infilano nell’imbottitura dei sedili posteriori. Altre che li attaccano mediante calamite alla marmitta. Altri ancora che li tengono infilati in cinture toraciche degne del miglior James Bond. Non sto parlando di panetti di hashish o segretissimi microfilm ma di semplici, innocue, “copie private” dei CD originali che non si vogliono portare in auto per timore che il ladro di turno ci privi in un colpo solo di un valore superiore a quello dello stesso veicolo.

Il Ministro Urbani, i miei illustri colleghi e, soprattutto, le grandi associazioni dei produttori discografici e cinematografici, infatti, tendono colpevolmente a ricordarci quali terribili punizioni, di natura amministrativa o penale, caleranno su di noi in caso di violazione dei diritti d’autore o dei diritti connessi, senza porre sufficiente enfasi sui diritti degli utilizzatori, diritti che sono scritti nero su bianco in quella stessa legge che fa tanto paura. Perché il confine tra pirateria e “copia privata” sacrosanta è netto e ben individuabile, anche se pochi sanno dove si trova.

Provo dunque, molto modestamente, a rimediare, cercando di fornirvi una traduzione del bistrattato articolo 71-sexies, comma primo, della Legge 633/1941 sul diritto d’autore:

– “è consentita la riproduzione (…) di fonogrammi e videogrammi” = musica e film possono legittimamente e liberamente essere duplicati (ebbene sì, c’è scritto proprio così!);
– “su qualsiasi supporto” = posso duplicare CD, musicassette, DVD, minidisk, videoCD, mp3, wma, ogg e chi più ne ha più ne metta;
– “privata”, “effettuata da persona fisica per uso esclusivamente personale” = la duplicazione non deve essere in alcun modo resa pubblica (l’articolo 15 della stessa legge ci dice che “non è considerata pubblica la esecuzione, rappresentazione o recitazione dell’opera entro la cerchia ordinaria della famiglia, del convitto, della scuola o dell’istituto di ricovero”) e deve essere effettuata proprio dalla persona che si terrà la copia (il secondo comma ribadisce infatti “la riproduzione non può essere effettuata da terzi”);
– “senza scopo di lucro e senza fini direttamente o indirettamente commerciali” = non posso vendere la copia che mi sono fatto né utilizzarla a scopo di lucro;
– “nel rispetto delle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater” = senza “crackare” le protezioni anti-copia eventualmente presenti sul supporto.

Riassumendo: chi entra legittimamente in possesso dell’originale di un disco o di un film (perché glielo hanno prestato, perché l’ha comprato, perché l’ha noleggiato ecc.) può altrettanto legittimamente farsene una copia e tenerla per sé. Ma attenzione, i limiti posti dall’articolo 71-sexies sono chiari e vanno anch’essi rispettati:

– la “copia privata” riguarda solo musica e film e non, ad esempio, software (per il quale esiste la ben diversa “copia di riserva” ex articolo 64-ter);
– deve essere effettuata personalmente (non si può chiedere all’amico dotato di masterizzatore “me ne fai una copia?”);
– non possono essere eluse le protezioni anticopia (giova ripeterlo).

Possibile che sia così? Come può essere legale duplicare un CD/DVD originale?

E’ assolutamente possibile, tanto è vero che tutti noi paghiamo un “equo compenso” sui supporti registrabili proprio al fine di risarcire i titolari dei diritti per il mancato guadagno derivante dall’esistenza del diritto alla copia privata. Solo per rimanere nell’ambito musicale, che ha una storia domestica più antica di quello cinematografico, certamente i meno giovani ricorderanno come le “cassette” si sono sempre copiate e farsi prestare il vinile per trarne una “copia personale” sotto forma di musicassetta non ha mai generato allarme sociale.

L’invito è quindi quello di prendere coscienza dei propri diritti e, in attesa che il ministro Urbani rispetti le promesse fatte, evitare di sporcarsi la fedina penale per scaricare da internet il CD che il nostro migliore amico potrebbe prestarci in versione originale e che noi potremmo legalmente duplicarci. Tanto più che, come abbiamo felicemente appreso, il numero di CD protetti con misure anticopia è destinato a diminuire drasticamente.

Alessio Canova
Responsabile Patnet.it

di A.C. vedi anche:
Liberate Elvis!
Esiste un diritto di link?
Il brevetto del dondolo laterale

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14 10 2004
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