Copyright vaticano, webmaster preoccupati

Con il varo del diritto d'autore e dello sfruttamento economico anche retroattivo degli scritti papali, alcuni webmaster segnalano preoccupazione e temono di dover pagare le pubblicazioni postate online
Con il varo del diritto d'autore e dello sfruttamento economico anche retroattivo degli scritti papali, alcuni webmaster segnalano preoccupazione e temono di dover pagare le pubblicazioni postate online


Roma – Si legge una certa preoccupazione in alcune email giunte in redazione in questi giorni a proposito dell’ultima iniziativa del Vaticano, quella con cui la Chiesa per la prima volta rivendica il diritto d’autore su quanto scritto e pronunciato dal Papa e da altri organi ecclesiastici. Il timore di qualcuno, infatti, è che ora finiscano nelle tenaglie del diritto d’autore testi fin qui pubblicati liberamente anche online.

La preoccupazione è naturalmente legata alle severe normative sul diritto d’autore a cui il Vaticano ha fatto appello nei giorni scorsi. In particolare, ha spiegato la Santa Sede, chi vorrà ripubblicare parole e scritti del Pontefice potrà farlo solo accordandosi con la LEV , ossia la Libreria Editrice Vaticana. Allo stesso modo dovranno fare attenzione i giornalisti: la pubblicazione di un documento ufficiale prima che questo venga effettivamente diffuso potrebbe essere perseguito. Il tutto vale per il domani, naturalmente, ma anche per il passato, per ciò che già è pubblicato.

Tutte queste novità, di cui si sta discutendo animatamente in questi giorni dentro e fuori dalla rete, sono contenute nel decreto ora emerso ma che risale al maggio scorso e che reca la firma dal Segretario di Stato del Vaticano, Angelo Sodano. A leggere il decreto, in realtà, alcune preoccupazioni dei webmaster sembrano fondate :

“Sono affidati alla Libreria Editrice Vaticana, quale Istituzione collegata alla Santa Sede, l’esercizio e la tutela, in perpetuo e per tutto il mondo, di tutti i diritti morali d’autore e di tutti i diritti esclusivi di utilizzazione economica, nessuno escluso od eccettuato, sopra tutti gli atti e i documenti attraverso i quali il Sommo Pontefice esercita il proprio Magistero. Nell’assolvimento di tale incarico la Libreria Editrice Vaticana, in persona del direttore e legale rappresentante pro tempore, agisce nel nome e nell’interesse della Santa Sede, con il potere di compiere qualsiasi atto di disposizione dei diritti medesimi, di adire le vie legali e giudiziarie, di proporre qualsiasi azione volta alla piena protezione e alla realizzazione dei diritti stessi, di resistere a qualsiasi pretesa o domanda di terzi, in conformità alle norme dei trattati e delle convenzioni internazionali cui ha aderito anche la Santa Sede”.

È peraltro più che probabile che, dialogando con la LEV, molti siti trovino facilmente una soluzione possibile alla ripubblicazione di materiali vaticani. Il decreto, infatti, nasce con ogni probabilità dalla necessità di gestire i proventi decisamente notevoli derivanti dalla vendita dei libri firmati da Giovanni Paolo II e da quelli che lo riguardano, né sembra diretto in modo specifico al Web né, tantomeno, a quei siti che non hanno intenti commerciali.

Sulla questione del copyright vaticano sono intervenuti tra gli altri in questi giorni il segretario dell’associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, e il responsabile del sito di Radio Radicale, Diego Galli. Entrambi criticano la decisione del Vaticano: “Mentre molti editori e autori, pubblicazioni scientifiche, mezzi di informazione come la BBC e Radio Radicale, adottano le licenze Creative Commons proprio per favorire la massima circolazione e l’utilizzo creativo dei propri archivi e delle proprie opere, il Vaticano impedisce a giornali ed editori, anche cattolici, di pubblicare le parole del Papa”.

Tra i tanti blogger che parlano dell’argomento gira una frase di Notiziole di .mau : “Un fedele non ha la possibilità di sapere cose che indubbiamente lo riguardano, se non pagando “un diritto” a chi glielo deve dire: quasi meglio della simonia”.

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23 01 2006
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