UE e coronavirus: di fake news, danni e politica

La Commissione Europea torna in campo contro le fake news, ma ai proclami non sembra far seguito una strategia chiara d'azione: il nemico è il Cremlino.
La Commissione Europea torna in campo contro le fake news, ma ai proclami non sembra far seguito una strategia chiara d'azione: il nemico è il Cremlino.

I discorsi che la politica fa a proposito della disinformazione sono spesso confusi. Non scevri di buona volontà, ma troppo spesso ondivaghi, scarni di una visione d’insieme che possa suggerire un qualche punto di riferimento dal quale partire per tracciare la sottile linea rossa che deve dividere la libertà di espressione dal divieto agli abusi della stessa. La Commissione Europea si è espressa oggi in proposito, ma ancora una volta non ha fatto altro che rilanciare una battaglia nella quale sembra sempre più chiaro chi sia il nemico, ma sempre meno chiaro chi possano essere gli alleati.

Disinformazione e Cremlino

Il nemico, a detta dell’UE, è il Cremlino: le potenze straniere, in primis la Russia, sembra particolarmente attiva nel fomentare specifici flussi di fake news, con obiettivi spesso destabilizzanti e con orientamento ovviamente politico. Non c’è solo il Cremlino, ma il dito è puntato anzitutto in quella direzione, dalla quale sono state intercettate almeno 550 “narrazioni” fasulle introiettate nel dibattito collettivo che ha permeato il periodo di lockdown.

Così il vicepresidente Joseph Borrell in proposito:

La disinformazione ai tempi del coronavirus può uccidere. Abbiamo il dovere di proteggere i nostri cittadini rendendoli consapevoli della diffusione di informazioni false e denunciando i responsabili di tali pratiche. Nel mondo odierno, basato sulla tecnologia, nel quale i guerrieri si servono di tastiere anziché di spade e le operazioni di influenza e le campagne di disinformazione mirate sono un’arma riconosciuta di soggetti statali e non statali, l’Unione europea sta intensificando le proprie attività e migliorando le proprie capacità per combattere questa battaglia

Sulla stessa falsa riga Vera Jourová, Vicepresidente per i Valori e la trasparenza:

Ondate di disinformazione hanno colpito l’Europa durante la pandemia di coronavirus, provenienti tanto dall’interno quanto dall’esterno dell’UE. Per lottare contro la disinformazione dobbiamo mobilizzare tutti i soggetti interessati, dalle piattaforme digitali alle autorità pubbliche, e sostenere i verificatori di fatti e i media indipendenti. Pur avendo intrapreso iniziative positive durante la pandemia, le piattaforme digitali devono intensificare i loro sforzi. Le nostre azioni hanno radici profonde nei diritti fondamentali, in particolare la libertà di espressione e di informazione.

Armi spuntate, strategia confusa?

Di fondo, l’azione dell’UE è stata una sorta di cooperazione conoscitiva, per cercare di capire il fenomeno e le sue espressioni dannose. “Molti consumatori sono stati fuorviati e indotti ad acquistare a prezzi eccessivi prodotti inefficaci o potenzialmente pericolosi e le piattaforme hanno rimosso milioni di annunci pubblicitari ingannevoli“, ad esempio, ma ulteriori dinamiche sono emerse dalla cooperazione con gli Stati e con le piattaforme online.

L’UE sembra avere armi spuntate e strategie deboli in proposito, ma non perde occasione per rilanciare: questione di “resilienza“, spiegano da Bruxelles, anche e soprattutto per far comprendere ai cittadini europei che solo il senso critico di ognuno e la capacità di limitare la credulità collettiva potrà porre un argine a chi, da fuori UE, cerca di diffondere falsità potenzialmente criminali.

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10 06 2020
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