Fake news: l'UE chiama Facebook, Google e Twitter

Da Bruxelles la richiesta ai giganti del mondo online: fornire un report mensile con le iniziative messe in campo per combattere la disinformazione.
Da Bruxelles la richiesta ai giganti del mondo online: fornire un report mensile con le iniziative messe in campo per combattere la disinformazione.
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Le grandi aziende d’oltreoceano che controllano e gestiscono le più importanti e utilizzate piattaforme online dovranno fornire all’Europa un report mensile in cui mettere nero su bianco le iniziative finalizzate a contrastare il fenomeno delle fake news. La richiesta è stata avanzata da Josep Borrell (rappresentante UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza) e da Věra Jourová (responsabile per le politiche sui valori e la trasparenza della Commissione von der Leyen), rivolta a Facebook, Google e Twitter.

Disinformazione: l’Europa chiama i big del mondo online

Nell’intervento un cenno diretto al tema dei vaccini, particolarmente interessato dalla piaga della disinformazione, con numerose teorie del complotto circolate nell’ultimo periodo. False notizie e supposizioni senza alcun fondamento provato il cui effetto è destinato a farsi sentire nel concreto: una ricerca condotta in Germania testimonia come la volontà di sottoporsi a una vaccinazione sia diminuita del 20% tra la popolazione tedesca.

Queste le parole di Jourová a proposito di quanto emerso negli ultimi mesi caratterizzati dalla crisi sanitaria globale che ha avuto un pesante impatto sul vecchio continente.

Ci ha mostrato come la disinformazione non solo danneggi la salute delle nostre democrazie, ma anche quella dei nostri cittadini. Può avere un impatto negativo sull’economia e mettere a repentaglio la capacità di risposta delle autorità pubbliche così come indebolire le misure sanitarie.

Nell’occasione Jourová ha reso inoltre noto che TikTok, controllata dalla cinese ByteDance, ha scelto di aderire volontariamente al codice di condotta contro le fake news che già negli ultimi due anni ha visto la sottoscrizione di Facebook, Google, Twitter e Mozilla.

Nelle parole di Borrell invece la volontà di sottolineare come il problema non abbia origine solo nella volontà di chi si rivolge alle piattaforme online per sostenere teorie del complotto o cospirazioniste, ma anche da azioni coordinate da alcuni stati con finalità ben precise, in particolare Cina e Russia.

Fonte: Reuters
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