Crackare droni si può

Ricercatori statunitensi dimostrano la fattibilità di un attacco al sistema GPS dei droni civili, con la reimpostazione della sua rotta verso obiettivi non previsti e potenzialmente molto pericolosi
Ricercatori statunitensi dimostrano la fattibilità di un attacco al sistema GPS dei droni civili, con la reimpostazione della sua rotta verso obiettivi non previsti e potenzialmente molto pericolosi

Ricercatori del Radionavigation Laboratory dell’università texana di Austin hanno trovato il modo di portare con successo un attacco di “GPS spoofing” contro droni volanti (UAV) per usi civili, aprendo le porte a quello che potrebbe presto diventare il nuovo incubo del carrozzone federale dell’antiterrorismo statunitense.

Il dirottamento del percorso GPS predefinito di UAV verso nuove coordinate (GPS spoofing, appunto) non è più una novità da quando l’Iran riuscì a impadronirsi di un velivolo made in USA , e la ricerca statunitense dimostra la fattibilità di questo attacco con strumenti non particolarmente sofisticati o costosi.

E se l’Iran ha probabilmente fatto ricorso a una tecnica di “GPS jamming” per far atterrare forzatamente il drone militare Nordamericano mandando in tilt il suo sistema di volo, gli scienziati texani hanno usato una tecnica più raffinata per “dirottare” il volo verso un nuovo obiettivo non previsto dai piani di volo iniziali.

Lo “spoofer” in questo caso è un velivolo radiocomandato da 1.000 dollari e dotato di un trasmettitore GPS più potente di quelli satellitari, capace di prendere il posto del satellite quando si trova a volare in prossimità del drone da dirottare.

La tecnica di dirottamento funziona solo con gli UAV civili e nel caso in cui il segnale GPS non sia stato opportunamente cifrato, spiegano i ricercatori, ma anche stando così le cose le prospettive appaiono a dir poco problematiche: con i cieli statunitensi che saranno presto invasi da UAV di stato impiegati per ogni genere di attività di controllo sul territorio, la possibilità che qualcuno dirotti un velivolo autonomo con intenti criminali (e magari terroristici) fa paura almeno quanto le implicazioni di questa nuova tecnologia di sorveglianza distribuita sulla privacy dei cittadini.

Alfonso Maruccia

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03 07 2012
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