Criptovalute, nasce la Blockchain Association

Coinbase, Circle, Digital Currency Group e Protocol Labs sono i primi tre membri della neonata Blockchain Association: focus sulle criptovalute.

Migliorare il rapporto fra le realtà impegnate nel mondo delle criptovalute e il legislatore, formare quelli che saranno i protagonisti di questo nuovo ambito in costante crescita e mutamento, affrontare le inevitabili questioni legali connesse alla circolazione delle monete virtuali: sono questi alcuni degli obiettivi fissati dalla Blockchain Association.

Blockchain Association

Si configura come una nuova organizzazione guidata da Kristin Smith, con alle spalle un passato da assistente al Congresso e già al servizio di Overstock, uno dei primi grandi retailer d’oltreoceano che negli anni scorsi hanno iniziato ad accettare pagamenti in Bitcoin. Al suo fianco anche Marvin Ammori (consigliere generale di Protocol Labs) e Josh Mendelsohn (fondatore di Hangar).

I primi membri a fare il loro ingresso nella lobby sono alcune delle aziende più attive sul fronte della compravendita di Bitcoin, Ethereum e delle altre criptovalute: Coinbase, Circle e Digital Currency Group. A loro si sono uniti anche la già citata startup Protocol Labs che focalizza il proprio business su Litecoin e l’investitore Polychain Capital. Queste le parole di Smith.

Ho trascorso molto tempo occupandomi di educazione legata a questo ambito e sono entusiasta di potermi ora dedicare esclusivamente a queste tematiche.

Gli obiettivi

Tra le priorità già fissate un’analisi di come le criptovalute vengono considerate sulla base delle norme al momento in vigore negli Stati Uniti e l’esigenza di creare un dialogo con il legislatore per evitare che il business delle monete virtuali possa essere considerato un’opportunità dai soggetti che si occupano di riciclaggio. Ciò spiega la scelta di stabilire l’organizzazione a Washington DC. L’obiettivo della Blockchain Association è ben riassunto dalle parole di Mike Lempres (Chief Legal and Risk Officer di Coinbase) affidate alle pagine del Washington Post.

L’associazione costituisce uno sforzo finalizzato a rappresentare le realtà più importanti di questo settore, così che le istituzioni possano far loro riferimento e capire come siano disposte ad accogliere nuove regole laddove appropriate. Non siamo aziende che cercano un modo per influenzare il sistema, ma vogliamo costruire un impianto normativo e legale che sappia dimostrarsi solido nel tempo.

La nascita di un modello di economia inedito, quello generalmente associato all’universo FinTech, conduce inevitabilmente all’esigenza di strutturare un nuovo impianto normativo. È necessario tenere in considerazione le opportunità ad esso collegate, senza porre freno all’innovazione, ma al tempo stesso tutelare chi nelle monete virtuali e nella blockchain intravede un’opportunità di investimento. Un dialogo tra il regolatore e i big di questo nuovo contesto, se libero da influenze e condizionamenti, può costituire una solida base da cui partire.

Il tassello è di quelli importanti: da più parti è emersa la necessità di maggiori solidità per fare dell’universo delle criptovalute una realtà in grado di durare. L’eccessiva volatilità dimostrata negli ultimi mesi, i troppi rischi di sicurezza e la scarsa attenzione legislativa generano infatti incertezze che il mercato non è in grado di assorbire ed affrontare, tenendo quindi il potenziale di Bitcoin e affini ai margini. La creazione di nuovi standard potrebbe creare i presupposti per un nuovo inizio, ma per arrivare a ciò serviva un interlocutore ufficiale che potesse catalizzare i portatori di interesse per farne una voce unica.

Fonte: The Washington Post

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